Continua la crisi di GameStop, la nota catena texana arrivata ad avere oltre 4mila punti vendita in tutto il mondo. Un numero destinato però a decrescere velocemente dato che la multinazionale guidata da Ryan Cohen ha già abbandonato le proprie attività in Canada, Germania, Austria, Irlanda, Svizzera e, come si ricorderà, anche in Italia, con l’acquisizione lo scorso novembre del 100% delle quote di GameStop Italy S.r.l. da parte di Cidiverte, società milanese già proprietaria della catena di negozi GameLife. Ora, secondo un blog che tiene conto delle chiusure dei suoi punti vendita negli USA, starebbe procedendo alla chiusura forzata di altri negozi.
GameStop ha chiuso 470 punti vendita negli USA?
Per la precisione, sarebbero ormai 470 i negozi di GameStop che avrebbero abbassato le serrande per l’ultima volta, senza alcuna previsione di rialzarle. Il colosso texano, che ufficialmente vanta ancora 2.325 negli Stati Uniti, aveva chiuso diverse centinaia di negozi nel corso del 2025 e comunicato all’ente federale statunitense che sovrintende le quotate, la Securities and Exchange Commission, di avere in programma di chiudere un “numero significativo” di punti vendita con l’anno fiscale in corso, che si concluderà a fine gennaio 2026.

Molti utenti stanno contribuendo online al censimento amatoriale: c’è chi, ex dipendente, racconta la propria storia, chi si limita a fotografare le serrande abbassate e i cartelli apposti per avvisare la clientela e chi racconta il proprio disappunto per aver ricevuto una mail nella quale si informa che il videogame ordinato non sarà più ritirabile nel punto vendita in cui era stata fatta l’ordinazione.
Brutte notizie arrivano anche dall’emisfero australe: secondo quanto riportato negli ultimi giorni dal New Zealand Herald, EB Games, filiale di GameStop sta valutando di chiudere tutti i suoi negozi in Nuova Zelanda: 38 punti vendita. La catena oltre al mercato italiano si è già lasciata alle spalle Canada, Germania, Austria, Irlanda, Svizzera e anche la Francia.
Con riferimento ai mercati francofoni si ricorderà anche un tweet polemico del CEO in cui pareva che la chiusura dipendesse più da motivi politici che non economici. Ma l’intervento, nonostante fosse perfettamente aderente col trumpismo, non sembra esser bastato a farlo entrare nelle grazie del presidente USA Donald Trump.