«L’operazione in Venezuela non c’entra con il petrolio. Donald Trump vuole ripulire il proprio giardino di casa, anche per indebolire la Russia». Gabriel Gimenez Roche, Professore Associato di Economia alla NEOMA Business School, ci ha aiutato a inquadrare i fatti che riguardano da mesi Caracas non soltanto nello scenario sudamericano. Quanto accaduto nell’emisfero Occidentale ha molto a che vedere anche con quanto sta avvenendo in Iran e in Medio Oriente, dove molti alleati di Mosca stanno subendo importanti perdite. In questa intervista abbiamo analizzato rapidamente alcuni degli scenari più caldi della politica internazionale, per dare una lettura che non sia soltanto regionale.

Che idea si è fatto di quanto accaduto a inizio anno in Venezuela?
Dal punto di vista economico finora non è successo nulla. Politicamente c’è stato invece un indebolimento del regime. Ma allargando lo sguardo è la Russia la prima a essersi indebolita, almeno da quando ha avviato l’invasione dell’Ucraina. La Russia è il centro di un’alleanza con Venezuela, Iran e Cina. Mosca ha dovuto richiamare tutte le proprie risorse da Caracas, ad esempio c’era una presenza del gruppo Wagner che è stato richiamato. Quanto sta succedendo in Russia sta avendo un impatto sugli alleati, basti guardare oggi all’Iran. Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti, dal punto di vista politico c’è stato un cambio nella strategia internazionale: Trump diceva che non avrebbe fatto interventi militari all’estero, ma i suoi risultati interni sono al di sotto delle attese. Marco Rubio oggi si è rafforzato, a discapito di JD Vance.

Che ruolo ha il Venezuela nella politica internazionale degli USA?
È una testa di ponte per la Russia e la Cina in Sud America. Mosca non ha una presenza economica in Venezuela ma finora il Paese era importante dal punto di vista geopolitico. D’altro canto Pechino è un partner commerciale: in tutti gli Stati più importanti del sud America la Cina è il principale partner commerciale. In termini di influenza è stata ridotta di molto perché ci sono più governi di destra rispetto al passato.

Trump ha parlato del petrolio venezuelano come obiettivo: vuole che le aziende americane investano 100 miliardi di dollari. Ma conviene?
È un messaggio subliminale per il suo elettorato: così ci ripagheremo l’operazione militare, è il sottotesto. In realtà il petrolio del Venezuela è molto pesante, di bassa qualità. Gli unici che hanno la tecnologia per trattarlo sono gli americani. Il problema è che il Venezuela ha perso molto know how: nel 2002 c’è stato un grande sciopero contro Chavez. All’epoca lo ha aiutato Lula dal Brasile, mandando tecnici in Venezuela. Molti ingegneri hanno così lasciato il Paese perché non si sentivano più al sicuro. Caracas ha perso il capitale umano. Per essere profittevole il petrolio venezuelano necessita di un costo del barile tra gli 80 e i 90 dollari. Non è la situazione attuale. Il petrolio non è la ragione principale dell’operazione USA. L’America vuole ripulire il proprio giardino di casa, anche per indebolire la Russia.

Riepiloghiamo l’agenda in politica estera di Trump.
L’unico posto in cui Trump è intervenuto direttamente, anche se con un proxy, è stato nel Medio Oriente. Non sta facendo molto in Ucraina, la ritiene una faccenda europea. Ora però sta puntando su Iran e Groenlandia. Non lo sappiamo, ma il suo obiettivo potrebbe essere riconquistare fiducia tra i repubblicani tradizionali e avvicinare anche parte dei democratici. Sta provando a cambiare il proprio elettorato. JD Vance è stato molto silenzioso in questo periodo, a differenza di Marco Rubio.
Cuba è il prossimo obiettivo nell’emisfero occidentale?
Difficile da dire. Ma a pensarci è incredibile: quanto accaduto in Medio Oriente e in America Latina è coerente con quanto sta accadendo in Russia. Siria e Iran hanno iniziato a crollare dopo l’inizio della guerra in Ucraina. È vero: l’Europa non sta facendo molto per Kiev. Intanto però l’economia russa è al 40% concentrata sulla guerra.
Di cosa ha bisogno oggi il Venezuela?
Trump sembra pronto a negoziare con la presidente Rodriguez. Alcuni dicono che il presidente USA abbia agito senza riflettere sulle conseguenze. Il governo di Caracas è comunque ancora in carica. La presidente probabilmente ha venduto Maduro. Ci sarà una transizione? L’America investirà sul petrolio? Qualsiasi cosa succeda sarà comunque migliore per il Venezuela, perché oggi non c’erano investimenti. Un tempo era autosufficiente dal punto di vista alimentare, ma ora non sono in grado neppure di produrre carta igienica. Qualsiasi cosa che stabilizzi e apra l’economia sarà un bene. Ma avverrà? Forse stanno negoziando per evitare la prigione. Non dimentichiamoci che gli esuli venezuelani vogliono giustizia. Parliamo del 30% dei cittadini.

Può attirare investimenti il Paese?
Se sarà garantita la sicurezza credo di sì. È un Paese che ha grandi potenziali, non soltanto dal punto di vista delle risorse, ma anche del turismo. È una questione di decisioni.
Chiudiamo con un’altra notizia recente inerente il Sud America: la firma dell’accordo del Mercosur. Un bene per l’Europa dal punto di vista economico?
Sarà positivo soprattutto per l’industria europea. Ma è bene notare i precedenti: l’accordo con il Canada, il CETA, non ha spostato molto, non ci sono stati grandi cambiamenti sul PIL. Oggi già ci sono scambi importanti tra Europa e Sud America: questi accordi li semplificheranno? Per quanto riguarda l’agricoltura c’è dibattito in Francia e in Italia.