A Parigi una business school insegna a fare startup. «Qui gli studenti futuri imprenditori imparano le tecniche per scalare i mercati»

A Parigi una business school insegna a fare startup. «Qui gli studenti futuri imprenditori imparano le tecniche per scalare i mercati»

Nata nel 2013 dalla fusione di due storiche scuole francesi, la Reims Management School risalente al 1928 e la Rouen Business School del 1871, sui banchi della Neoma Business School si studia come convincere investitori e fare fundraising della validità della propria idea. Con sedi a Parigi, Rouen e Reims, appunto, la scuola punta a formare gli imprenditori del presente e del futuro guardando oltre all’ambito accademico e proiettandosi concretamente verso il mondo del lavoro con un approccio che oltre a essere innovativo è, prima di tutto, globale. Qui non si studia soltanto ma ci si specializza in sette aree individuate sulla base delle sfide e delle problematiche che le aziende sono chiamate ad affrontare in un contesto di continua trasformazione: Fintech & Cryptofinance, Mobility, Entrepreneurship, Europe-Asia, Audit & Consulting, Leadership, Luxury. «Tra i settori che oggi stanno andando meglio nei mercati europei ci sono quelli del foodtech, dell’edutech, dell’e-commerce e della mobilità – spiega Denis Gallot, direttore dello Startup Lab, a StartupItalia– In questi anni abbiamo dato vita a più di 400 startup e incubato oltre 100 progetti. I nostri innovatori più giovani hanno solo 18 anni».

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Denis Gallot, direttore Startup Lab Neoma Business School

Questa nuova puntata del nostro Viaggio in Italia allargato all’Unione Europea fa tappa in Francia, tra Parigi e Reims, alla scoperta di questa realtà che ogni giorno investe sui giovanissimi ed è partner di università italiane come LUISS, Bocconi e Politecnico di Milano.

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Progetti d’impresa in continuo divenire

Nella Neoma Business School ad aprirci le porte del futuro dell’imprenditoria è Denis Gallot, direttore dello Startup Lab, che ci racconta: «Qui diamo vita alle startup attraverso 4 passaggi centrali: informiamo ogni studente sul tipo di programma che intendiamo portare avanti; lo mettiamo di fronte a una situazione di “learning by doing”, che scaturisce non solo competenze ma anche curiosità; accompagniamo gli studenti ad approfondire i diversi aspetti dell’imprenditorialità ma anche dell’intrapreneurship e così dall’idea iniziale li seguiamo passo passo fino al primo round di raccolta fondi e al finanziamento di Serie A».

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Alcuni aspiranti startupper della Neoma Business School

Nella Neoma Business School i ragazzi possono seguire percorsi di pre-incubazione, essere accompagnati durante la raccolta fondi nelle fasi seed e pre-seed e fino al round di Serie A. «Preferiamo costruire team composti da massimo 5 persone – continua Denis – Li facciamo partecipare ad hackathon, master classes e sviluppiamo assieme a loro nuovi programmi. Nel nostro venture studio seguiamo gli studenti che vogliono creare un proprio business, dall’idea al lancio sul mercato». Nel percorso di incubazione, invece, sono previste 3 fasi distinte:

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Il programma è aperto a studenti di tutti gli anni e corsi. «Ogni anno si riunisce un comitato di valutazione – continua Denis – che valuta, appunto, idee e progetti. Dalla nostra nascita a oggi abbiamo dato vita a più di 400 startup, pre-incubato oltre 200 progetti e incubato più di 110 realtà». I più motivati possono anche approfittare di un semestre oltreoceano grazie al Global Incubator Program. «Abbiamo in essere delle collaborazioni con le Università di Berkley, in California, e di Laval, in Canada»

I settori d’interesse

Tra i settori d’impresa a cui si guarda con maggior interesse ci sono «quelli del foodtech, dell’edutech, dell’e-commerce e della mobilità – spiega il responsabile dello Start Lab Studio – ma anche i comparti dell’IT e dell’AI stanno andando bene».

Tra le realtà che qui sono nate e più anno avuto successo in questi ultimi anni c’è Quitoque, foodtech che recentemente è stata acquisita da Carrefour. «Secondo le nostre statistiche, il 70% dei nostri studenti punta a creare un’impresa durante i primi anni di studio, mentre il 50% ci pensa verso la fine degli studi e 4 startup su 10 che seguono l’incubazione diventano poi scaleup».

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Nella Neoma Business School di Reims

I più giovani hanno appena 18 anni ma le idee già molto chiare: chi vuole specializzarsi nell’Intelligenza artificiale, chi nel riciclo, chi nel Marketing e ancora nell’healthcare, nel climatetech, nell’e-commerce. «La maggior parte del fundraising proviene da aziende locali che sono realmente interessate nelle realtà che qui nascono e crescono. Sicuramente vengono ritenuti per noi requisiti premianti l’impegno e l’effort del leader del team ma anche la capacità di problem solving e la coesione del gruppo oltre alla determinazione nel portare avanti le idee», spiega Denis mentre altri professori sostengono che: «Stiamo assistendo a un calo nella richiesta di servizi che interessano i settori delle risorse umane, per esempio, così come del Marketing, ma ora si richiedono più che altro competenze digitali, consulenze e business management».

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Certo, la giovane età a volte non è un vantaggio. «Quale è stato il mio problema iniziale? Avere 19 anni», spiega uno di questi neonati startupper che già devono fare i conti con la ricerca di finanziamenti e sponsor.

Il ruolo dell’AI

Alla Neoma Business School l’AI è oggetto di diversi corsi di studio, come spiega Alain Goudey, Associate Dean for Digital: «Stiamo reinventando il modo in cui insegniamo al fine di produrre contenuti sempre più accattivanti e ingaggianti anche attraverso format tipici delle web tv e includendo gli studenti in percorsi teatrali e di recitazione. Abbiamo iniziato 7 anni fa a sperimentare la virtual reality che replicava in chiave digitale la nostra realtà quotidiana e oggi eccoci qua, alle prese con il mondo dell’Intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di insegnare come usare l’AI a questi giovanissimi affinché ne acquisiscano piena padronanza perché in futuro sarà sempre più centrale, oltre a far sì che possano così farne un uso sempre più efficiente. Il nostro role model è Mistral AI e oggi stiamo già pensando a quali potrebbero essere gli strumenti del futuro, dato che cambieranno sicuramente rispetto al presente».

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Alain Goudey, Associate Dean for Digital

Secondo il World Economic Forum sarà il 39% dei lavori a cambiare alle luce delle ultime invenzioni nell’ambito Intelligenza artificiale. Ma non solo. Si discute anche su quali sono, invece, le lacune che gli insegnanti ravvedono maggiormente negli studenti: «Oggi è fondamentale insegnare il crisis management ma anche il potere del confronto costruttivo. Molti alunni non sanno neppure che cosa sia», concludono alcuni professori della Neoma Business School.