C’è un nuovo attore che è entrato nel mondo della traduzione automatica: ChatGPT Translate. E le sue ambizioni non sono da poco. Promette, infatti, di trasformare un settore dominato da anni da Google attraverso un approccio più editoriale, contestuale e vicino al modo in cui le persone comunicano realmente.
La mossa di OpenAI
Nel panorama dell’innovazione linguistica, la mossa di OpenAI segna un cambio di paradigma. Con ChatGPT Translate l’azienda porta la traduzione automatica oltre la semplice conversione parola per parola, avvicinandola a un processo di riscrittura intelligente, capace di adattarsi al contesto, al registro e all’intenzione comunicativa dell’utente.
Non è un’estensione del chatbot, ma uno strumento autonomo, con una propria interfaccia e una logica d’uso che richiama i traduttori tradizionali — due riquadri affiancati, input e output — ma con un livello di controllo e personalizzazione inedito. La differenza più evidente rispetto ai competitor è la presenza di opzioni rapide di rielaborazione:
- “più fluido”
- “più formale”
- “più accademico”
- “adatto a un bambino”
Ogni scelta attiva una micro‑conversazione con il modello, che riformula il testo secondo il registro richiesto. È un approccio che ricorda il lavoro dei traduttori editoriali: non solo fedeltà linguistica, ma adeguatezza comunicativa.
ChatGPT Translate, quindi, non traduce ma riscrive. E lo fa sfruttando la logica dei modelli generativi, che non si limitano a mappare parole ma comprendono (o simulano di comprendere) intenzioni, contesti, sfumature.
Come ogni tecnologia emergente, ChatGPT Translate arriva però con alcune limitazioni importanti:
- supporta solo testi semplici;
- non permette di caricare documenti;
- non traduce pagine web;
- non gestisce dialoghi in tempo reale;
- non riconosce testo in immagini o scrittura a mano.
È un prodotto in fase iniziale, e questo spiega perché Google mantenga ancora un vantaggio competitivo, soprattutto in termini di:
- numero di lingue supportate,
- varianti regionali,
- integrazione con servizi mobile e funzioni vocali avanzate.
Gemini di Google
Google, dal canto suo, sta integrando i modelli Gemini, migliorando la gestione di slang, espressioni idiomatiche e registri colloquiali, e testando traduzioni vocali in tempo reale tramite cuffie smart. La sfida tra Google e OpenAI non è solo tecnologica ma anche culturale. Da un lato c’è un modello consolidato basato su database linguistici e regole statistiche; dall’altro, un approccio generativo che punta a trasformare la traduzione in un atto creativo e contestuale.