«Siamo convinti che l’Artico debba essere sempre di più una priorità dell’Unione Europea e della Nato, e che l’Alleanza Atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori», ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affrontando uno degli argomenti geopolitici più caldi dell’ultimo periodo date le boutade continue dell’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump sulla Groenlandia. Ma lato economico e commerciale quali realtà italiane sarebbero in prima fila?
Le aziende italiane pronte a colonizzare l’Artico
A dare una risposta il dossier “Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione” piuttosto voluminoso – ben 52 cartelle – che delinea la strategia per il rafforzamento dell’impegno italiano nella regione, con particolare riferimento ai temi della sicurezza, della ricerca scientifica e dello sviluppo economico.
Tra le realtà del nostro Paese il rapporto menziona senza troppa fantasia il ruolo di Eni nel settore energetico, Telespazio e Asi per ciò che riguarda la space economy, Leonardo nella difesa, Fincantieri nella subacquea ed Enel Green Power nella geotermia.
“Nel quadro della transizione energetica e delle catene di approvvigionamento globale un posto di particolare rilievo sarà gradualmente assunto dalla Groenlandia, dove la mappatura delle risorse minerarie deve in molti casi ancora passare dalle stime dei geologi all’esplorazione sul terreno”, viene puntualizzato. Gli investimenti nel settore estrattivo nell’Isola Verde avranno inizialmente uno sviluppo lento. Altre opportunità – si legge sempre nel dossier governativo – potranno arrivare dalle infrastrutture di telecomunicazioni, dalle costruzioni ad altissima efficienza energetica, dell’eco-design e del recupero dei materiali di scarto in un’ottica di economia circolare.