«Non mi sono sentito cacciato dagli Stati Uniti, ma il tema visto ha avuto senz’altro un ruolo. Non sarei rimasto con tranquillità». Tra 2014 e 2018 Andrea Casati, 36 anni, ha lavorato in California, dove si è prima specializzato alla UCLA a Los Angeles per poi immergersi in quell’ecosistema senza eguali che è la Silicon Valley. Nel raccontarci però perché ha deciso di rientrare in Italia, a Milano, ha citato un visto di cui si è molto discusso sulla stampa, specie dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il visto H-1B ha permesso alle Big Tech per anni di assumere immigrati altamente qualificati. «Io l’ho preso due volte, sono state anche sponsorizzato e già a quei tempi non era facile. Oggi la situazione è ancora più complessa». Costa 100mila dollari, a carico dell’azienda, quando prima si aggirava al di sotto dei 20mila dollari.

Silicon Valley, andata e ritorno
In questa nuova puntata della rubrica del lunedì, in cui intervistiamo VC, investitori e business angel ci siamo fatti raccontare il percorso di un italiano che è stato nella culla dell’innovazione americana e oggi opera, in qualità di Partner a Chausson Partners, banca di investimento fondata in Francia all’inizio degli anni Novanta con un focus sul settore tecnologico. «Sono nel settore VC da oltre 10 anni: mi ci sono avvicinato quando vivevo in California».
Dopo gli studi in finanza in Cattolica a Milano, Andrea Casati è volato Oltreoceano per perfezionare la propria formazione alla UCLA. «I miei primi passi sono stati nell’equity research, all’interno di un team che seguiva diverse aziende tech tra cui Visa, Yahoo e Orbotech, ma il vero salto nel tech l’ho fatto spostandomi a San Francisco. Ricordo che il primo deal a cui ho lavorato era una Serie A da 20 milioni per una società taiwanese di AI applicata alla video-sorveglianza». Parliamo di dieci anni fa, quando l’America ha iniziato a fare i conti con il fenomeno Trump alla sua prima presidenza.

La Silicon Valley che da tempo raccontiamo come molto allineata alla linea MAGA ha cambiato aspetto rispetto al ritratto di terra pro dem. Le ex startup sono diventate colossi e la volontà di Trump di contrastare l’Europa può fare gioco alle multinazionali nel confronto litigioso con Bruxelles, tra multe e regolamenti da rispettare su AI e non solo. «Quando vivevo là si respirava più ottimismo. Anche se c’è sempre stata, senz’altro l’influenza politica era meno percepibile e più progressista. E poi la Silicon Valley dieci anni fa era l’unica opzione negli USA. Oggi si aprono startup in Texas, a Seattle, in Florida».
Andrea Casati, che è tornato nel Vecchio continente per farne crescere l’ecosistema, ha un’opinione netta di cosa ha significato per lui operare in quel contesto. «La velocità con cui le cose si muovono in California è completamente differente: un anno di lavoro lì è come cinque anni in Europa». In Silicon Valley l’effetto Trump si è senz’altro notato. «Il trend verso l’estremizzazione dei pensieri si riflette anche nel mondo startup, ma direi che tutto procede su un binario parallelo rispetto alla politica. Rimane il place to be».

Le carte in mano all’Europa
Il rientro in Europa, prima della pandemia, gli ha permesso di mettere a disposizione quanto appreso per fare crescere un ecosistema, quello italiano, che nel 2018 iniziava a germogliare. «Sono entrato come prima risorsa di Growth Capital, di cui ho costruito il team a Milano. Nel 2023 mi sono trasferito poi in Spagna per aprire lì la practice iberica. Nel mentre ho fatto anche qualche investimento, sia con una holding di investimento sia a livello personale».
Oggi Andrea Casati opera da Madrid, capitale di una Spagna che si è rafforzata sul fronte innovazione. «È un ecosistema molto vivace. Il numero di unicorni rientra tra le vanity metrics, ma racconta comunque qualcosa. A livello di investito il Paese è sempre stato più in alto dell’Italia: siamo sopra i 2,5 miliardi di euro. Poi il mercato del venture dept per il settore tech è molto avanzato: 1 miliardo di euro». Ha poi aggiunto: «Quello che è chiaro è il rafforzamento del ruolo della Spagna come hub tecnologico del sud Europa, supportato da politiche pubbliche, attrazione di talenti internazionali e crescente presenza di investitori stranieri. E anche qualcosa nelle exit incomincia a muoversi».

A fare la differenza in Spagna è anche la presenza di molti talenti che arrivano da fuori. «Ti direi che il 40% dei founder non è spagnolo». Meno burocrazia rispetto che in Italia? «Macché: direi che ce n’è di più che in Italia. D’altra parte c’è il legame con il sud America dove si guarda sempre alla Spagna come punto di riferimento europeo».
Alla fine del 2025 è entrato in Chausson Partners come partner per il sud Europa. «Siamo una banca basata a Parigi che affianca startup e scaleup in raccolte tra i 5 e 100 milioni e fa operazioni di M&A». Dalla fondazione a oggi, come ci ha spiegato, ha completato oltre 350 operazioni per un controvalore di oltre 2 miliardi, con tre unicorni tra i propri clienti. «Supportiamo dalla fase Serie A in poi. Siamo presenti in Francia, Italia e Spagna, ma il nostro raggio d’azione va oltre l’Europa: una transazione su due è cross-border, grazie a un network internazionale consolidato. Soprattutto quando la startup ha bisogno di investitori internazionali». Ci ha fatto due esempi: «L’operazione di M&A di AdCreative AI venduta per 38 milioni di dollari e il round da 100 milioni di dollari di Edgar Suites». Casati ha gli occhi puntati sull’Italia, dove lo scorso anno il mercato VC ha registrato alcuni rafforzamenti e importanti round, ma con un calo degli investimenti (trovate tutto nel nostro report).

«L’Italia ha parecchi imprenditori con competenze e fino al Serie A c’è molto. Siamo carenti dal segmento Serie B in poi. Anche se è bello leggere di progetti anbiziosi come Bending Spoons ed Exein che possono trainare l’ecosistema. Ma ci sono leve importanti: nuovi fondi che stanno nascendo, la spinta di CDP Venture Capital, le potenzialità dei fondi pensione. Siamo forti nel deeptech». Dal momento che opera in una tech investment bank francese, abbiamo chiesto ad Andrea Casati a che punto è del proprio sviluppo l’ecosistema d’Oltralpe. «In Francia è il governo che ha creato il VC. French Tech ha lanciato un think tank per capire quali sono i limiti all’M&A: l’obiettivo è toglierli e far sì che molte più startup vengano acquisite. Per il resto gli investimenti sono stabili anno su anno a 7 miliardi di euro, anche se negli ultimi tempi c’è stato l’effetto Mistral AI».