Nel cuore del Nordest, a Villa del Conte, in provincia di Padova, c’è un’azienda che non si limita a produrre mobili: crea emozioni e trasforma gli spazi in esperienze. «Non seguiamo il mercato, seguiamo la nostra bussola interiore», racconta Daniele Lago, Presidente e Head of Design di LAGO Design. Fondata nel 1976, oggi l’azienda conta 200 dipendenti e supera i 50 milioni di euro di fatturato, ma il vero capitale è un altro: la capacità di tenere insieme estetica, sostenibilità e innovazione.
Decimo di dieci figli, artigiano visionario, pallavolista per passione e “innamorato del fare cose interessanti”, Daniele Lago ha costruito un modello d’impresa che mette al centro le persone prima ancora dei prodotti. In LAGO ogni tavolo, ogni sedia, ogni progetto nasce come un piccolo laboratorio di idee condivise, dove la bellezza non è solo decorazione, ma valore concreto per chi vive gli spazi
In che modo l’equilibrio tra persone, natura e tecnologia guida le scelte strategiche di LAGO?
Tutto parte dai valori che i miei genitori mi hanno trasmesso: responsabilità, rispetto e integrità. Quando facciamo impresa, teniamo insieme cervello, cuore e coraggio, la nostra bussola delle tre C. La sostenibilità deve essere vera: non basta fare scelte positive se poi danneggi l’ambiente. Cerchiamo sempre un equilibrio che porti alla massima qualità possibile, senza compromessi.
Quali esperienze formative hanno influenzato il suo approccio all’innovazione?
La mia carriera non è stata lineare. Sono autodidatta, ma la curiosità, quella sana, quasi monella, è stata fondamentale. Per innovare bisogna saper disimparare, tornare un po’ bambini dentro. Prendiamo il letto Fluttua: si regge su una sola gamba, nasce da un’idea estetica radicale. Idee forti e profonde possono risuonare per decenni. Anche l’Appartamento Lago, con eventi e ambasciate temporanee, ci ha insegnato a lavorare insieme rispettando il lato umano del design.

LAGO parla di design come strumento di trasformazione sociale. Cosa significa per lei?
Il design non è solo produrre oggetti. È un’operazione collettiva, una grande idea che cresce tra più mani. Fare impresa con sensibilità altruista significa innovare il prodotto e il modo stesso di fare azienda. La nostra ambizione è generare valore reale, non solo estetico.
Il Lago Campus e la Lago Fabbrica sono esempi di innovazione culturale. Che impatto hanno avuto sul team e sui risultati?
Abbiamo progettato la fabbrica come se fosse una casa: luce naturale, legno, trasparenze, tetti ventilati in stile nordico. Luoghi che stimolano positività per osmosi. E i risultati si vedono: oggi LAGO ha 200 dipendenti, un EBITDA che si mantiene tra il 20 e il 30% e un fatturato in linea con l’anno precedente, con il 70% in Italia e il resto in Europa e mercati globali come America e Asia.

Che ruolo gioca la comunità digitale nella vostra strategia di innovazione?
La community online è fondamentale. Abbiamo iniziato con un blog quando pochi lo facevano, poi siamo arrivati a un milione di fan su Facebook. La utilizziamo come focus group permanente: ascoltare, confrontarsi, capire le esigenze delle persone. La tecnologia è uno strumento, ma l’innovazione nasce dal dialogo umano.
Come evolve la strategia di internazionalizzazione?
Abbiamo nominato un CEO dedicato alle sfide globali. L’obiettivo è portare il nostro arredamento modulare Made in Italy dove design e qualità hanno valore, senza snaturare la filosofia di LAGO. Il 25-30% del fatturato oggi arriva dall’estero, e vogliamo crescere in Europa, America e Asia.

E in un futuro dove AI e tecnologia influenzeranno il design, quale ruolo immagina per l’uomo e per l’azienda creativa?
L’uomo resta al centro. La tecnologia deve supportare la creatività, non sostituirla. Penso alla LAGO come a una città: accoglie il mondo esterno, crea valore, dialoga. Al Salone del Mobile 2026 vogliamo mostrare come design, open innovation e collaborazioni possano trasformare il vivere quotidiano.
Che tipo di leader era dieci anni fa e che tipo di leader sente di essere oggi?
Dieci anni fa trascinavo le persone con la mia energia, cercando di capire i loro punti deboli e forti. Oggi so circondarmi di talenti agli antipodi dello “yes man”. La creatività nasce quando fai quello che ami. Leggo, osservo, mi confronto con chi ha visioni diverse. Un buon leader stimola, non impone.

Qual è la scelta organizzativa che riflette il suo modo di vedere il lavoro e la vita?
Il nostro approccio è collettivo: ogni progetto nasce dalle mani e dalle idee di più persone. Fino a 40 anni ho mescolato passione e lavoro, poi sono arrivati due gemelli e tanta energia alla famiglia. Lo sport, pallavolo, sci, tennis, bici, resta strategico: insegna spirito di squadra, sacrificio e tensione.
Che responsabilità sente di avere come imprenditore in un territorio e in una filiera storica come quella del mobile italiano?
La responsabilità più grande è far crescere un progetto con radici locali ma visione globale. Non si tratta solo di produrre, ma di contribuire alla bellezza, all’economia e alla cultura di un territorio storico come il Nordest italiano. Fare cose interessanti, con senso, è la nostra molla interiore.