Quanto hanno fatturato le gioiellerie nel 2025? È vero che sono sotto la lente per evasione?

Quanto hanno fatturato le gioiellerie nel 2025? È vero che sono sotto la lente per evasione?

Lo scorso anno aveva fatto parecchio rumore un reportage del Fatto Quotidiano, ripreso per esempio da SkyTg24 qui, secondo cui più di due su tre proprietari di gioiellerie o pelliccerie sopravviverebbero con appena 1.200 euro al mese. I gioiellieri, contava il giornale diretto da Marco Travaglio, in media dichiarerebbero 51 mila euro, col 55% che sosterrebbe di guadagnarne solo 28 mila euro. In via indiretta arriva ora la risposta di Federpreziosi Confcommercio che presenta uno studio sugli incassi della categoria.

Il fatturato delle 12mila gioiellerie italiane

Il fatturato complessivo delle gioiellerie italiane nel 2025 è stimato in circa 7,4 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, per effetto dell’aumento delle materie prime. Sempre a fine 2025 risultano attive 11.842 gioiellerie in Italia, in calo rispetto all’anno precedente. Conseguentemente, gli addetti del settore, 30.600 a fine 2025, risultano diminuire anche se in misura meno marcata rispetto al numero delle imprese.

Si regalano ancora i gioielli?

Secondo i dati di Format Research per l’Osservatorio Federpreziosi Confcommercio non sarebbe in atto solo una riduzione della propensione all’acquisto, ma addirittura uno scollamento simbolico tra il gioiello e il modo in cui oggi gli Italiani attribuiscono valore agli oggetti, ai regali e alle esperienze. Su 100 potenziali consumatori, solo il 35,8% prende in considerazione l’acquisto di un gioiello. Gli altri non valutano l’opzione. Non perché il gioiello venga rifiutato in senso ideologico, ma perché non entra spontaneamente nella grammatica mentale del dono.

Analizzando il sentiment di 820 non acquirenti, nella ricerca si individuano quattro cluster distinti – contrari, indifferenti, possibilisti e vicini – che non rappresentano semplicemente segmenti di mercato, ma atteggiamenti culturali nei confronti del gioiello. I contrari, pari al 10,9% del campione, sono prevalentemente over 64, concentrati soprattutto nel Nord-Ovest e caratterizzati da una visione razionale e funzionale dei consumi: per loro il gioiello è superfluo e privo di utilità concreta. Il gruppo più ampio è quello degli indifferenti (45%), in larga parte giovani tra i 25 e i 35 anni che non prendono del tutto in considerazione l’acquisto di un gioiello.

I possibilisti rappresentano il 18,7%: adulti tra i 25 e i 45 anni che riconoscono il potenziale valore del gioiello, a patto che sia legato a un significato personale e coerente con l’occasione. Infine, i vicini (25,3%), spesso giovani donne concentrate soprattutto nel Nord-Est, sensibili a qualità, design e relazione, attribuiscono al gioiello un valore emotivo e simbolico pur non arrivando ancora all’acquisto. Nel loro insieme, questi cluster disegnano un continuum progressivo che parte da un atteggiamento di disinteresse per arrivare fino al massimo coinvolgimento emotivo, lungo il quale il gioiello riesce a vivere pienamente solo nella fase finale.

La prima frattura emerge quando si chiede cosa renda speciale un oggetto alternativo al gioiello. Per il 46,3% del campione, un oggetto è davvero speciale solo se significativo, cioè se ha un valore personale. Eppure, per il 31,9% il gioiello non suscita interesse e per il 25,8% è “un oggetto come tanti”. Per il 15,8% è superato, fuori moda, legato a un’idea di regalo appartenente al passato. Questa percezione è particolarmente marcata tra i contrari, mentre negli indifferenti il gioiello perde progressivamente la sua presunta eccezionalità simbolica.

Il gioiello viene escluso soprattutto perché non viene associato a valore affettivo o ricordi (90,1%). A questo si sommano prezzo e percezione dei materiali (69,1%), ma come fattori secondari rispetto alla mancanza di significato personale. Qui emerge un punto cruciale: il gioiello perde posizioni perché è poco narrato. In un’epoca in cui il consumo è sempre più esperienziale, il gioiello continua spesso a essere proposto come un oggetto il cui valore dovrebbe imporsi da solo.

Ma il consumatore contemporaneo non cerca più oggetti da ammirare: cerca esperienze da vivere e ricordare. Il confronto con ciò che gli italiani considerano insostituibile è chiaro: per l’86% solo le persone (e gli animali) hanno un valore paragonabile a qualcosa di irrinunciabile. Seguono oggetti pratici che custodiscono dati personali (60,3%) e, più distanziati, album fotografici, diari e ricordi materiali (19,4%). Non sorprende che questi oggetti generino emozioni fortissime come nostalgia e ricordo (90,9%). Il gioiello viene escluso soprattutto perché non viene associato a valore affettivo o ricordi (90,1%). A questo si sommano prezzo e percezione dei materiali (69,1%), ma come fattori secondari rispetto alla mancanza di significato personale.