Al CES 2026, tra le tante proposte hi-tech presentate alla fiera di Las Vegas, si è vista pure una moto elettrica dotata di una particolare batteria allo stato solido sviluppata dalla startup di Helsinki Donut Lab.
Donut Lab sorpassa tutti?
Per i finlandesi benché la due ruote sia solo un concept, la tecnologia che la muove sarebbe prossima alla messa in produzione per la commercializzazione. Un colpo basso per tutte le grandi Case orientali e occidentali che, quando parlano dei mezzi di trasporto mossi da accumulatori simili in studio nelle loro officine puntualmente calciano la palla molto lontano datando l’arrivo sul mercato tra il 2027 e il 2030. Per questo la notizia ha avuto una eco tale che ne hanno parlato anche le testate generaliste, qua in Italia per esempio l’agenzia ANSA.
Sono però tante le cose che non tornano in merito, eccepite per esempio dalla testata italiana Quattroruote: “L’accumulatore della Donut Lab dichiara numeri pazzeschi: densità energetica attorno ai 400 Wh/kg, contro i 200-300 degli ioni di litio, ricariche ultrarapide (200 kW e superiori in corrente continua) e una vita utile di 100.000 cicli, con prestazioni garantite tra i -30 e i 100 gradi centigradi. Possibile nel 2026?”
Svolt accusa Donut Lab
Non ha dubbi ma solo aspre critiche, secondo quanto riferito dalla testata CarNewsChina, Yang Hongxin, presidente di Svolt, divisione ormai indipendente che studia e produce batterie nata come costola del colosso dell’automotive Great Wall Motor.
Il top manager asiatico ha recentemente dichiarato in un’intervista che Donut Lab sarebbe nientemeno che «una frode» dal momento che rispetto al resto del mondo afferma che le sue «batterie allo stato solido sono pronte per la produzione di massa».
«Quella batteria non esiste nemmeno al mondo; tutti i parametri sono contraddittori… Chiunque abbia anche solo una conoscenza di base della tecnologia penserebbe che si tratti di una truffa», ha affermato Yang aggiungendo anche che è «troppo presto per l’industrializzazione di batterie completamente allo stato solido».
Il numero 1 di Svolt ha pure criticato l’eccessiva pubblicità nel settore e nei mercati dei capitali. Riferimento nemmeno troppo velato sia alle tante startup della mobilità elettrica fallite dopo aver raggranellato milioni sia alla notizia dello scorso anno secondo la quale Donut Lab ha raccolto 25 milioni di euro in un round a cui ha partecipato anche Risto Siilasmaa, ex presidente di Nokia, entrato a far parte del consiglio di amministrazione dell’azienda.
Sempre l’italiana Quattroruote si sofferma sul fatto che “Donut Lab non riveli nulla sui materiali utilizzati per le sue batterie allo stato solido. Restano segreti anche i processi produttivi, mentre i dettagli tecnici non saranno pubblicati perché considerati proprietari”.
Insomma, i dubbi sono parecchi ma spesso le tecnologie di frontiera vengono guardate con sospetto e scetticismo. Solo il tempo dirà se aveva ragione il presidente di Svolt a diffidare perché Donut Lab è destinata a fare una figuraccia mondiale oppure se la startup finlandese abbia realmente in mano un brevetto destinato a fruttarle cifre inimmaginabili.