Una storia tanto antica quanto singolare è quella di Zegna Baruffa Lane Borgosesia, che affonda le radici nella lontana metà dell’800, quando Carlo Antongini, fuggito da Milano per aver partecipato ai moti rivoluzionari del 1848 si rifugiò in Valsesia. Qui, in un’area che si è poi confermata decisamente adatta a questo tipo di lavoro, con i suoi fratelli, avviò la filatura a pettine di tipo inglese. Complice la sua posizione geografica, lungo la via di passaggio delle greggi verso il biellese, oggi Zegna Baruffa Lane Borgosesia innova nel settore del fashion con la produzione di lane biodegradabili ed ecosostenibili e guarda a orizzonti sempre nuovi. Ad accompagnarci in questa nuova tappa del Viaggio in Italia a Borgosesia (Vercelli) è Lorenzo Piacentini, Ceo di Zegna Baruffa Lane Borgosesia.

Il finanziamento alla Spedizione dei Mille
In una posizione ottimale, tra le sponde del fiume Sesia, ad Aranco e a Borgosesia, dove avveniva la tosa delle pecore e il lavaggio della lana, il 30 gennaio 1850 i fratelli Antongini con il milanese Zucchetti (che poco dopo lasciò la società) fondarono la F.lli Antongini & Comp. con 20 addetti. «Da più di 170 anni lavoriamo nel settore premium del cachemire e della lana, guardando ai trend futuri e alle chiavi del successo in questa prospettiva che unisce il legame con il territorio a quello che succederà tra qualche anno», afferma il Ceo Piacentini. Ma la storia non finisce qui, anzi. «I fratelli Antongini, dopo essere scappati durante le Cinque giornate di Milano dall’impero asburgico, qui hanno iniziato a impiantare l’attività importando macchinari e richiamando manovalanza dall’estero. La F.lli Antongini & Comp è stata una delle prime società di capitale in Italia, con una visione già allora internazionale». Ma c’è di più. «Prima della Spedizione dei Mille, con una cambiale di 510.000 lire, la società finanziò la compagnia Rubattino di Genova per l’utilizzo dei due piroscafi (il Piemonte e il Lombardo) che Giuseppe Garibaldi impiegò nella sua Spedizione, alla quale presero parte anche due nipoti degli Antongini. Così l’impresa contribuì direttamente al Risorgimento italiano e all’Unità d’Italia».

Come spiega il Ceo: «Nel 1852 erano 150 gli addetti al lavoro nella società, segno della sua precoce attitudine agli scenari internazionali. Oggi quello spirito internazionale si è concretizzato anche nelle filiali a New York, Tokyo, Shangai».
Pionieri dell’innovazione
La Zegna Baruffa Lane Borgosesia si contraddistingue per essere, da sempre, molto legata al territorio di origine. «In particolare per l’importanza dell’acqua, fondamentale per il nostro lavoro ma anche per le competenze maturate con le altre attività locali a cui siamo da sempre molto legati. Tutta la nostra catena produttiva avviene qui dentro, eccetto la lana merino che la mettiamo a punto in tre fabbriche a distanza di pochi chilometri l’una dall’altra. Quando assistemmo alla grande crisi del tessile è stato proprio grazie alle sinergie e al legame con altre attività del territorio se siamo riusciti ad andare avanti tutti quanti».

Nel 1874 l’allora direttore generale Giuseppe Magni costruì alloggi per gli operai (oltre 1.000 stanze) e aprì la Casa Operaia di Aranco con una capienza di 320 ospiti. Allora venne fondata una banda musicale composta da 50 elementi e alcuni anni dopo venne attivata una squadra di vigili del fuoco. Nel 1890 la fabbrica si era anche dotata di un ambulatorio medico che disponeva di una macchina a raggi X in grado di fornire assistenza anche ai cittadini e venne costituita la “Federazione Istituzioni di Previdenza” che raccolse via via tutte le opere sociali e filantropiche, tra le quali una Cassa di Previdenza per gli operai anziani, venne costruito un campo sportivo, il Teatro Sociale e la comunità venne dotata anche di una biblioteca. Tra il 1909 e il 1927 vennero potenziate le opere sociali e gli impianti produttivi e Manifattura Lane Borgosesia arrivò a contare fino a 1.700 addetti. In questo periodo, il filato esportato non viene più pagato in base al prezzo della lana ma sulla base della qualità del lavoro artigianale. Per questo motivo, l’azienda dei fratelli Zegna Baruffa ha dato vita alla nascita di filati fantasia, crèpes dai colori accesi e filati che rappresentavano una novità in quel periodo. Nel frattempo, l’azienda ha preso il nome di A. Zegna s.a.s e si è specializzata in prodotti di alta qualità. La Zegna Baruffa è nata nel 1950, ponendo le basi per un’internazionalizzazione in Italia, Europa e USA. «Oggi il nostro business è legato ai maglifici italiani, e il Covid ha segnato uno spartiacque. La maglieria ha sofferto molto ma meno di altri settori».

Il primo giugno 2009 Zegna Baruffa Lane Borgosesia s.p.a e Filatura di Chiavazza s.p.a. hanno siglato un accordo preliminare che ha portato alla fusione delle due società. Un’operazione che ha incoraggiato sinergie produttive, commerciali e finanziarie. Così è nata una nuova azienda ancora più grande che guarda a filati pettinati, di lana e fantasia per maglieria e tessitura, realizzati con materie prime pregiate: lana extrafine, seta e cashmere e con l’utilizzo delle più avanzate tecnologie. Un mix risultato vincente.

Verso la sostenibilità
L’innovazione è da sempre il cuore pulsante dell’azienda: negli anni ’80, Zegna Baruffa Lane Borgosesia S.p.A. ha lanciato Cashwool®, un filato lineare e finissimo (19/19,5 micron), considerato morbido come il cashmere ma lucente come la seta. Un prodotto pregiato e innovativo, proposto con una nuova modalità di offerta: lo stock service. «Guardiamo con attenzione ai temi ESG, al rispetto della persona non solo attraverso la nostra tracciabilità sicura ma anche lavorando su fibre proteiche di riciclo di differente natura – continua il Ceo – Nella nuova collezione, per esempio, proporremo una carta giapponese che deriva dai legni di albero morti provenienti da foreste sostenibili che vengono poi riciclati per ottenere una fibra che si sposa molto bene con la lana. Oggi c’è ampio spazio per possibili sperimentazioni e la lana, di per sé è circolare e biodegradabile, si può combinare con elementi che valorizzano la performance e la de-stagionalizzano».

Guardando ai prossimi confini, l’a.d. spiega: «Si parla di crisi del lusso ma da parte delle nuove generazioni c’è una ridefinizione del prodotto. L’acquisto viene visto come un investimento e le product features diventeranno sempre più importanti rispetto ad altre parti. Si tratta di un atteggiamento che si consoliderà in futuro e farà sopravvivere i brand. Oggi stiamo assistendo a un trend trasversale che, a livello geografico, interessa anche la Cina. In futuro, prodotto, performance e compliance saranno sempre più centrali».