Groenlandia, anche Meloni minaccia Trump: “Le prossime camicie gliele stiro senza l’amido”

Roma – Sono dure le parole rivolte ieri da Giorgia Meloni a Donald Trump in occasione del World Economic Forum attualmente in corso in Svizzera a Davos. La premier sembra aver finalmente preso una posizione ferma e critica nei confronti della minaccia paventata dal presidente USA di una annessione, volontaria o meno, della Groenlandia, schierandosi convintamente con l’ala dura della compagine europea: “Il nostro legame di amicizia con gli Stati Uniti non è in discussione. Con Trump siamo d’accordo su molte cose, come la liquidazione fisica degli immigrati e la necessità che l’Italia si impegni di più nel far brillare i pavimenti della Casa Bianca. Ma personalmente non condivido le sue ultime esternazioni sul dossier Groenlandia e, se non si giunge ad una de-escalation in tempi brevi, potrei essere costretta a stirare le prossime camicie della famiglia Trump senza usare l’amido.

L’attacco della premier al tycoon può sembrare esageratamente violento, tenendo conto che il quadro internazionale si aggiorna minuto dopo minuto e Trump ha assunto nelle successive dichiarazioni una posizione più pacifica e ragionevole: “Toglieremo i dazi del 3000% che stavamo applicando da oltre un milione di anni verso i paesi inferiori perché ci fanno pena. Inoltre posso assicurarvi che l’America non ha nessuna intenzione di avviare operazioni militari in Islanda, al massimo lanceremo una manciata di bombe atomiche come avvertimento,”. Eppure la premier pare non voler retrocedere di un millimetro, anzi in serata ha rilanciato: “Apprezziamo le parole distensive del Presidente, ma non saremo più disposti a servire come camerieri durante i suoi ricevimenti, se aumenterà la tassa di 100 miliardi di euro che l’Italia paga per la prestazione”.

Secondo alcuni analisti non c’è niente di sorprendente nell’attuale atteggiamento della Meloni che, al contrario, segue una linea coerente con altre prese di posizione del passato. Gli esperti ricordano come durante l’ultimo conflitto israelo-palestinese la premier abbia inflitto una severa strigliata al leader israeliano Benjamin Netanyahu: “Ci vuole una o due zollette nel tè, signore?“. Estremamente risoluta è sembrata anche in occasione della guerra dei dazi della scorsa estate, quando con un gesto plateale rivolto allo stesso Trump ha suonato il campanellino dichiarando: “La cena è servita“.

Gianni Zoccheddu

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