Riconoscere l’educazione come diritto fondamentale e come motore di progresso sociale ed economico, per il singolo e per l’intera società: questo è l’obiettivo della Giornata Internazionale dell’Educazione (24 gennaio), istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Proclamata nel 2018 e celebrata per la prima volta nel 2020, riporta al centro una sfida che riguarda tutti: trasformare l’educazione da diritto formale a reale motore di autonomia, inclusione e responsabilità.
Da sempre migliorare le proprie conoscenze è sinonimo di cambiamento e crescita. Nelson Mandela ripeteva spesso che “l’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo”. Ma a livello globale ci sono ancora oltre 763 milioni di adulti analfabeti. Secondo l’UNESCO, sono 272 milioni i bambini e gli adolescenti che non riescono a frequentare alcuna forma di istruzione. Dati preoccupanti che evidenziano gravi inefficienze nei sistemi educativi, soprattutto nelle aree del mondo più fragili e nei gruppi più emarginati, socialmente ed economicamente.
Il potere dei giovani nella co-creazione dell’educazione
Per la Giornata Internazionale dell’Educazione 2026, l’ONU e l’UNESCO hanno scelto il tema “The power of youth in co-creating education” (Il potere dei giovani nella co-creazione dell’educazione). L’obiettivo è riconoscere il ruolo dei giovani non solo come destinatari del sistema educativo, ma come protagonisti attivi nei processi di progettazione, decisione e innovazione educativa a ogni livello, da quello locale a quello nazionale e internazionale. Un evento ibrido – in presenza nella sede UNESCO di Parigi e online – è stato programmato il 24 gennaio 2026 per promuovere dialoghi intergenerazionali, presentare nuove ricerche e lanciare strumenti operativi che favoriscano la partecipazione giovanile nelle politiche educative. Per passare concretamente dalle parole ai fatti.
In questa direzione va anche l’Agenda 2030, sottoscritta dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, che inquadra un vasto programma d’azione per arrivare entro il 2030 a risultati concreti in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale. Il “Goal 4” dell’Agenda ha l’obiettivo di assicurare un’educazione di qualità, equa e inclusiva per tutti e opportunità di apprendimento permanente, promuovendo alfabetizzazione e parità di genere nei percorsi formativi.
L’importanza dell’educazione finanziaria
Spesso, quando si parla di educazione, si tralascia – sbagliando – quella finanziaria, che finalmente sta acquisendo un ruolo sempre più importante nel panorama italiano e internazionale. Non si tratta di conoscenze secondarie, ma di nozioni che andrebbero studiate nelle diverse fasce d’età in modo da diventare parte integrante dei percorsi formativi. Avere competenze solide in questo ambito è importante sia a livello personale sia professionale e, di riflesso, arricchisce la società nel suo complesso. Purtroppo però, come sottolinea l’indagine PISA 2022, le competenze dei quindicenni italiani sono ancora fragili: solo il 5% raggiunge i livelli più alti di alfabetizzazione finanziaria, mentre quasi uno su cinque non supera la soglia minima. Eppure si tratta quasi sempre di ragazze e ragazzi che vivono la loro quotidianità nell’economia digitale, tra app di pagamento, microtransazioni e shopping online.
Nonostante le lacune nelle competenze, molti adolescenti manifestano atteggiamenti responsabili verso il denaro: il 91% risparmia regolarmente, oltre il 70% confronta i prezzi, più del 50% aspetta gli sconti. Ma la modalità del risparmio rivela un limite: il 45% conserva i soldi solo in casa (contro il 27% della media), senza utilizzare strumenti bancari o digitali che potrebbero favorire una maggiore familiarità con i prodotti base della finanza.
L’educazione finanziarie nelle scuole
L’Italia può ancora recuperare terreno, a patto che scuola, istituzioni e famiglie riconoscano che l’alfabetizzazione finanziaria è un tassello fondamentale nella formazione dei cittadini di domani. In questa direzione va la legge Capitali del 5 marzo 2024, che ha integrato l’educazione finanziaria nei programmi di tutti i cicli scolastici: già nella scuola dell’infanzia si imparano giocando i concetti di scambio, baratto e risparmio. Alle elementari si inizia a riconoscere la funzione del denaro, fino ad affrontare prestiti, investimenti e inflazione alle superiori.
Certo, l’educazione finanziaria non è stata introdotta come materia autonoma, ma come parte dell’educazione civica: si tratta comunque di un primo passo per far acquisire consapevolezza del valore e della funzione del denaro sin da giovanissimi. La legge ha aperto la strada, ma serviranno continuità, risorse e impegno condiviso perché l’alfabetizzazione finanziaria arrivi a tutti i giovani e si diffonda anche oltre le aule.
Verso una società più consapevole e meno vulnerabile
E se l’educazione finanziaria è fondamentale per tutti, lo è ancora di più per contrastare la violenza economica, di cui sono vittime soprattutto le donne. Ancora oggi garantire l’autonomia finanziaria è un tassello fondamentale per evitare che le ragazze siano costrette in rapporti tossici, spesso alimentati dal ricatto economico e dalla mancanza di alternative.
Dalla scuola dell’infanzia fino all’età adulta, ogni competenza acquisita è un passo verso una società più consapevole e meno vulnerabile. Ma le leggi, i report e le giornate internazionali non bastano se non si traducono in azioni concrete e continuative. La sfida educativa dei prossimi anni sarà misurata sulla capacità di includere, ascoltare e responsabilizzare i giovani, fornendo loro strumenti reali per orientarsi nella complessità del presente. Perché senza educazione non c’è cittadinanza piena e senza cittadinanza non c’è democrazia solida. Ancora di più oggi, in un contesto digitale e interconnesso, dove le scelte finanziarie arrivano sempre prima e formare cittadini consapevoli è una priorità sociale. Per questo dare ai giovani le competenze per comprendere e co-creare il proprio futuro non è più, se mai lo è stata, un’opzione, ma una necessità.