«Nel venture capital il gender gap si fa sentire, solo il 14% dei general partner nei fondi sono donne»

«Nel venture capital il gender gap si fa sentire, solo il 14% dei general partner nei fondi sono donne»

Valentina Sesti, romana classe ’94, ha trascorso l’infanzia all’estero, in particolare tra l’Italia e la Francia. «Seguivo i miei genitori quando dovevano trasferirsi per lavoro», racconta. Oggi, dopo un passato trascorso nel mondo dell’ingegneria specializzata in nanotecnologie, è senior associate del fondo di venture capital MITO Technology. Quello dei VC è un settore ancora molto distante dalla parità di genere, come lei stessa ci spiega nella nuova puntata di Unstoppable Women.

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Valentina Sesti

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Valentina, iniziamo dal principio, un’infanzia in giro per l’Europa..
Si, seguivo i miei genitori. Sono nata a Roma nel 1994, sono di nazionalità italo-francese. Durante l’infanzia ho vissuto in diverse città all’estero, soprattutto tra l’Italia e la Francia.

Quale è stato il tuo percorso accedemico?
Dopo aver frequentato il liceo francese Chateaubriand a Roma, ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria Chimica all’Università La Sapienza e poi la magistrale in Ingegneria dei Materiali al Politecnico di Milano. Il mondo dell’ingegneria è sempre stata una mia passione, e ho seguito questa strada fino al dottorato di ricerca, appunto, in Ingegneria dei Materiali, al Politecnico di Milano in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia. Oggi mi occupo di fondi di VC e sono senior associate di MITO Tech Ventures, fondo di venture capital con sede a Milano.

Come è avvenuto il passaggio da ingegnere a esperta di venture capital?
Dopo aver conseguito il dottorato, sono stata assunta in MITO Technology e ho iniziato a concentrarmi sulle startup di deeptech e climate-tech. Pur essendo un contesto molto diverso da quello accademico dal quale provenivo, la società cercava un profilo con background STEM e una disponibilità ad approcciarsi al mondo degli investimenti e delle startup. Così sono arrivata io. Questa combinazione tra scienza e “business” mi ha molto incuriosito e ho iniziato questo nuovo percorso professionale con molto entusiasmo.

Quello dei VC è un settore “per donne”?
Nel mondo del venture capital il gender gap è ancora molto evidente. Oggi in Italia, solo il 14% dei general partners nei fondi VC sono donne, mentre se guardiamo ai team queste occupano una percentuale pari al il 31,4% ma rappresentano circa la metà nei team di investimento. Parlando di startup italiane, solo il 13% è guidato da donne. Direi che, insomma, i numeri parlano da soli.

Che idea ti sei fatta? Secondo te in futuro potrebbe cambiare lo scenario?
Personalmente, non posso dire che questi dati mi sorprendano. Sono abituata a lavorare in contesti prevalentemente maschili. Al momento, ad esempio, sono l’unica donna nel team di investimento. Il mio è un caso che riflette la realtà strutturale dell’ecosistema. Tuttavia, ritengo che il settore stia lentamente evolvendo. La mia esperienza diretta all’interno di MITO Tech è stata senza dubbio positiva, sono sempre stata accolta e valutata come professionista, indipendentemente dal genere. Posso dire che questa stessa sensazione la provo ogni tanto, anche quando mi interfaccio con l’ecosistema esteso attorno alle mie attività lavorative. A momenti, questo mi rende più ottimista sul futuro, e credo che l’ingresso progressivo di nuove generazioni più inclusive sicuramente sta producendo un effetto positivo.  

Il team di MITO Technology
Il team di MITO Technology

E il settore delle nanotecnologie è ancora un comparto lavorativo a guida “soprattutto maschile”?
Non penso di potermi troppo esprimere sul tema visto che non lavoro più prettamente in questo settore, anche se mi capita ancora di incrociarlo tangenzialmente. Il mio percorso è stato piuttosto atipico, nonostante il gender gap sia ancora presente nelle facoltà STEM, non posso dire di averlo vissuto direttamente. Per esempio, durante il mio dottorato in Ingegneria ho lavorato in un gruppo di ricerca tutto al femminile.

Oggi porti avanti progetti per incentivare lo studio delle discipline STEM da parte delle donne?
La mia esperienza mi ha aiutata a capire quanto sia fondamentale offrire modelli positivi e incoraggiare la libertà di scegliere il percorso professionale che meglio rispecchia ciascuno di noi, indipendentemente dal genere. Credo che l’obiettivo principale debba essere quello di creare contesti in cui le nuove generazioni possano sentirsi libere di esprimere le proprie vocazioni, senza condizionamenti o stereotipi. Durante il dottorato, in occasione della giornata dedicata alle donne nelle discipline STEM, ho avuto l’opportunità di intervenire in alcune scuole elementari per raccontare la mia esperienza e presentare esempi di grandi successi femminili nella storia della scienza e della tecnologia. Oggi, come associate nel mondo del venture capital, ritengo che il contributo più concreto e utile che possa offrire sia comportarmi come una professionista integerrima, consapevole che competenza e valore non hanno un’identità di genere.

Credi che siamo ancora lontani da una vera e propria parità di genere?
Sì, credo che purtroppo la strada sia ancora lunga. Ribadisco: ho avuto la fortuna di lavorare in contesti sani e stimolanti, ma resto consapevole di muovermi in una “bolla” ancora troppo piccola. Mi capita spesso di sentirmi un’eccezione più che la regola. Ciò nonostante, rimane innegabile la fatica e talvolta la tristezza di quando inevitabilmente ci si scontra con tutto quello che si trova all’esterno della “bolla”. Finché si continua a discutere sulla rilevanza stessa del tema, non sono fiduciosa che si riuscirà ad ottenere un vero progresso. La mia speranza è che si arrivi a riconoscere che le differenze individuali, di ogni tipo, rappresentano un valore aggiunto fondamentale in un mondo in continua evoluzione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?
Il mondo del venture capital e delle startup è un ambito che desidero continuare ad esplorare e in cui voglio crescere nel medio-lungo periodo. Mi affascina la sua natura multidisciplinare, che mi permette di mettere a frutto il mio background tecnico, affiancandolo a competenze strategiche e finanziarie, e di confrontarmi ogni giorno con nuove sfide, team imprenditoriali diversi e tecnologie emergenti. In prospettiva, mi piacerebbe avere un ruolo sempre più attivo nell’evoluzione dell’ecosistema italiano dell’innovazione e degli investimenti, contribuendo sia alla crescita di nuove realtà imprenditoriali che al dialogo tra attori pubblici e privati. Vorrei continuare a lavorare per costruire ponti tra ricerca scientifica e impatto imprenditoriale, favorendo la valorizzazione dei risultati della ricerca e supportando la nascita di startup capaci di generare valore economico, sociale e ambientale.