Oggi le aziende hanno a disposizione una quantità enorme di informazioni, ma raramente riescono a trasformarle in decisioni utili. I dati sono frammentati tra sistemi interni, fonti pubbliche e segnali online: spesso non dialogano tra loro e diventano difficili da confrontare. Matchplat nasce per risolvere questo problema con una piattaforma che integra dati interni ed esterni e supporta scelte B2B più solide su clienti, fornitori e partner.
In questo percorso di crescita un ruolo importante lo ha avuto anche Le Village by Crédit Agricole, l’ecosistema che mette in connessione startup e imprese per accelerare innovazione e collaborazioni. Per Matchplat, l’esperienza con Le Village by Crédit Agricole Triveneto è stata preziosa per sviluppare relazioni sul territorio, attivare networking qualificato e aprire opportunità concrete con partner e realtà potenzialmente interessate alle soluzioni della piattaforma.
È dentro questo quadro che si colloca la Call4Startup di Le Village by Crédit Agricole Triveneto – candidature aperte fino al 10 Febbraio – lanciata per selezionare startup con soluzioni digitali già validate (dall’AI generativa alla cybersecurity, fino a industria 4.0/5.0) e accompagnarle in un percorso di crescita grazie a connessioni e collaborazioni mirate.
Ne abbiamo parlato con Andrea Gilberti, Presidente e CEO di Matchplat, che ha raccontato come la piattaforma integra dati interni ed esterni per rendere più rapido e affidabile lo scouting di clienti e fornitori e la gestione delle relazioni B2B, anche su mercati internazionali sempre più instabili. E ha spiegato perché l’esperienza in Le Village by Crédit Agricole Triveneto ha avuto un ruolo nel percorso di crescita dell’azienda, mentre la Call4Startup cerca nuove soluzioni digitali già pronte a scalare.

Gilberti, se dovesse spiegare Matchplat, come la riassumeresti?
Matchplat aiuta le aziende a trasformare informazioni disperse in decisioni operative, soprattutto quando si parla di relazioni B2B: clienti, fornitori, partner e distributori. Il punto è che oggi le imprese hanno tantissimi dati, ma spesso non sono strutturati per diventare scelte: restano in silos, nei CRM, nei fogli Excel o fuori dall’azienda, su fonti pubbliche. Noi mettiamo insieme questi livelli e li rendiamo interrogabili e utilizzabili nel lavoro quotidiano: monitorare ciò che già esiste e trovare nuove opportunità con criteri più intelligenti di una semplice ricerca a tentativi.
Qual è il problema più frequente, quando entrate in un’azienda?
La frammentazione. Le aziende hanno un pezzo di verità nel CRM, un altro nei sistemi gestionali, un altro ancora nei processi del procurement o nelle liste commerciali. Poi c’è il mondo esterno: siti web, news, informazioni pubbliche, segnali di mercato. Se tutto questo non viene ricomposto, si lavora per inerzia: si confermano fornitori perché “si è sempre fatto così”, o si inseguono opportunità commerciali senza un perimetro chiaro. In un contesto in cui supply chain e mercati cambiano velocemente, questa frammentazione diventa rischiosa, perché impatta su tempi, costi e capacità di reazione.
Qual è il vostro vero differenziale?
Il differenziale sta nella combinazione tra piattaforma e dato. Molti strumenti sono ottimi per gestire processi, ma dipendono da quanto il dato è buono. Noi abbiamo lavorato per costruire una base informativa B2B ampia e integrabile, e poi una tecnologia che permette di usarla davvero: non solo consultare un database, ma fare profilazione, ricerca, monitoraggio, gestione della relazione. In pratica: non è un archivio statico, è un sistema che collega ciò che l’azienda sa già con ciò che l’azienda deve scoprire per prendere decisioni migliori.
“Qualità del dato” è una promessa che fanno in tanti. Come la rendete concreta?
Partiamo da una distinzione: ci sono dati strutturati, che arrivano da fonti ufficiali, e dati alternativi, che arrivano dal web e da fonti aperte. Sui dati strutturati il tema è l’integrazione e l’aggiornamento: porti dentro informazioni affidabili e le rendi coerenti. Sui dati alternativi, invece, il valore si gioca nella capacità di trasformare un rumore di fondo in un’informazione utilizzabile. Significa pulire, normalizzare, contestualizzare e soprattutto collegare correttamente ciò che trovi online a un’azienda specifica. È qui che si crea qualità: non nel volume del dato, ma nel renderlo attendibile e comparabile.
Voi vi concentrate sull’entity matching. Di cosa si tratta?
Le aziende non si presentano sempre con lo stesso nome. Possono essere conosciute per un brand, per una linea di prodotto, per un marchio commerciale, mentre la ragione sociale è diversa. Oppure cambiano dominio, cambiano sito, cambiano struttura. Se non risolvi questa ambiguità, rischi di attribuire informazioni al soggetto sbagliato o di perdere segnali importanti. L’entity matching serve a “ricomporre l’identità” dell’impresa nel tempo e attraverso fonti differenti. È un tema tecnico, sì, ma con un impatto pratico enorme: evita errori e aumenta la fiducia nell’informazione.
A chi vi rivolgete prevalentemente? Acquisti o vendite?
Entrambi, con bisogni diversi ma complementari. Gli uffici acquisti cercano soprattutto controllo e alternative: vogliono monitorare fornitori strategici, ridurre rischio di dipendenza e migliorare qualità/costo della supply chain. Le funzioni commerciali, invece, cercano velocità e precisione nella ricerca: individuare prospect, distributori, clienti potenziali e capire dove concentrarsi. In mezzo ci sono anche esigenze trasversali, come avere informazioni affidabili per valutare solidità, presenza geografica, struttura dell’azienda e contatti utili. Il filo comune è sempre lo stesso: prendere decisioni in modo più informato, e farlo con strumenti che non richiedono settimane di lavoro manuale.
Restiamo sul procurement: qual è lo scenario tipico in cui Matchplat sblocca valore?
Un caso tipico è quando un’azienda deve individuare fornitori nuovi in tempi rapidi, magari in un’area geografica specifica o con requisiti molto puntuali. In quel contesto non basta trovare un nome, ma devi capire se esiste davvero, come è inquadrato, che tipo di attività svolge, se ha segnali utili sulla solidità e se puoi contattarlo rapidamente. Oppure serve un piano B: dopo gli shock degli ultimi anni, molte imprese hanno capito che dipendere da un singolo fornitore strategico può diventare un collo di bottiglia. Avere alternative pronte, con informazioni già validate e contatti disponibili, cambia il modo in cui gestisci il rischio.
Perché la ricerca di clienti e distributori è tornata così urgente?
Perché le regole del gioco non sono più stabili. Tra tensioni geopolitiche, nuovi vincoli commerciali, catene distributive che si riorganizzano e mercati che si spostano, le aziende devono diversificare. Non è solo crescita: è resilienza commerciale. Significa non dipendere da un unico mercato, non dipendere da un unico canale, ridurre la vulnerabilità legata a pochi grandi clienti. In questo scenario la capacità di cercare e profilare opportunità in modo strutturato diventa un vantaggio competitivo.
Cosa rappresenta l’ecosistema innovativo Le Village nel vostro percorso di crescita?
Siamo entrati attraverso una call precedente e abbiamo lavorato con Le Village by Crédit Agricole Triveneto nell’ultimo anno. Il valore più tangibile è stato il networking, inteso in modo molto concreto: partecipazione agli eventi, relazione diretta, presentazioni e introduzioni mirate. Per noi, che stavamo potenziando la presenza commerciale in quell’area, era importante entrare in un contesto dove le relazioni si accelerano. E non si parla solo di clienti: in alcuni casi abbiamo attivato contatti con partner e anche fornitori utili su esigenze specifiche.
Se dovesse consigliare Le Village a una startup più giovane, su cosa dovrebbe puntare per sfruttarlo bene?
Direi su due cose: presenza e proattività. Se pensi che basti esserci per ottenere risultati, rischi di restare ai margini. Le Village funziona quando lo vivi: partecipi, chiedi incontri, costruisci relazioni one-to-one, segui i contatti nel tempo. E poi serve chiarezza su cosa cerchi: clienti, partner, investitori, competenze. Più sei chiaro, più diventa facile trasformare il networking in opportunità reali.
Un suggerimento a chi sta valutando la Call4Startup di Le Village by Crédit Agricole Triveneto…
Può essere un acceleratore reale. La Call4Startup non è solo una vetrina: è un modo per entrare in un ecosistema dove puoi incontrare imprese, partner e stakeholder in tempi più rapidi rispetto ai canali tradizionali. Se hai una soluzione digitale già validata e vuoi farle fare un salto di qualità, avere accesso a un contesto che facilita connessioni e collaborazioni può fare la differenza. E vale anche per imparare: non solo storie perfette, ma confronti veri, con esperienze che aiutano a evitare errori e a crescere più velocemente.