Lo spazio attorno alla Terra è sempre più inquinato dalle attività umane, un danno non indifferente e pericoloso. Gli oggetti fabbricati dall’uomo che orbitano attorno al pianeta non sono più solidi ma tanti frammenti che contengono sostanze tossiche o radioattive. Possono cadere sul suolo o in mare da un momento all’altro, causando danni importanti.
I ricercatori della Johns Hopkins University hanno ideato un metodo innovativo per tracciare questi detriti con dei sismometri. Sono gli stessi strumenti utilizzati per monitorare i terremoti, adesso consentiranno di raccogliere dati in tempo reale sull’inquinamento in orbita. Sarà possibile prevedere la traiettoria di caduta dei frammenti e calcolare gli impatti.

I casi di detriti caduti dallo spazio fino al suolo terrestre, pezzi di una sonda russa e plutonio artificiale in un ghiacciaio: ecco gli strumenti necessari per prevenire altri incidenti
Il metodo è stato testato sui detriti della sonda cinese Shenzhou-15, entrata nell’atmosfera il 2 aprile 2024. I detriti hanno raggiunto la velocità del suono, causando onde d’urto con rumori simili ai boati degli aerei supersonici. Questi rumori riescono ad attivare i sismometri lungo il loro percorso. I ricercatori hanno analizzato i dati di 127 sismometri della California meridionale. Hanno calcolato traiettoria e velocità del modulo, hanno stimato frammentazione e altitudine di caduta. Succede che un oggetto dentro la nostra atmosfera possa ridursi in altri pezzettini. I resti degli oggetti vanno recuperati subito per evitare diversi rischi, tra cui la dispersione di particolato tossico.
Benjamin Fernando, autore principale dello studio, sottolinea la necessità di adottare strumenti di tracciamento più efficaci: “Se si vuole dare una mano, è importante capire rapidamente dove è caduto il detrito, ad esempio in 100 secondi anziché in 100 giorni. È importante sviluppare quante più metodologie possibili per tracciare e caratterizzare i detriti spaziali“.
La rilevanza di una sorveglianza precisa è evidenziata da episodi passati: “Nel 1996, i detriti della sonda russa Mars 96 uscirono dall’orbita. Si pensò che fossero bruciati e che la loro fonte di energia radioattiva fosse atterrata intatta nell’oceano. All’epoca si cercò di rintracciarli, ma la loro posizione non fu mai confermata. Più di recente, un gruppo di scienziati ha trovato plutonio artificiale in un ghiacciaio in Cile, che ritengono sia la prova che la fonte di energia si è esplosa durante la discesa, contaminando l’area. Avremmo bisogno di ulteriori strumenti di tracciamento, soprattutto per quelle rare occasioni in cui i detriti contengono materiale radioattivo“.
Monitoraggio dei detriti spaziali: un nuovo metodo rivela la loro traiettoria reale è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
