«Quando sono arrivata in Italia mi sono sentita invisibile, fuori posto, senza spazio. Oggi, nel tratto di strada che ho percorso con la Fiamma Olimpica in mano, ho portato con me tutte le bambine, i bambini e i giovani che hanno bisogno di un’opportunità per scoprire semplicemente quello che possono diventare». Hibatallah Najid, per tutti Hiba, trattiene a stento l’emozione mentre porta la fiaccola che arriva da Olimpia per le vie di Milano in una fredda giornata di febbraio. Il calore, però, glielo dà la gente che ha attorno, a cominciare dai volontari di Save The Children che Hiba ben conosce.

Incontrarli le ha cambiato la vita: «Le operatrici e gli operatori del Punto Luce di Save the Children mi hanno accolto e fatto sentire a casa», racconta la ragazza di origine marocchina, arrivata in Italia a soli 9 anni e cresciuta nel Punto Luce del Giambellino, storico quartiere popolare cantato da Gaber e percorso sempre in quegli anni pure da Lucio Battisti e Diego Abatantuono, oggi testimonianza di una Milano sempre più multietnica.

Al Punto Luce, raccontano gli attivisti di Save The Children emozionati tanto quando Hiba, la giovane «ha imparato a trasformare le fragilità in determinazione, la solitudine in talento, scoprendo una passione genuina per il calcio. Oggi Hiba gioca a calcio e allena i bambini, studia Scienze Politiche all’Università Cattolica di Milano e sostiene altre donne nel loro percorso di empowerment».
Hiba portatrice di resilienza, inclusione e responsabilità
E lo fa volendo essere simbolo di resilienza mentre porta correndo la fiaccola dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina: «Ho imparato a non arrendermi anche quando tutto sembrava difficile: la lingua italiana, la scuola, il calcio dove ero l’unica ragazza in una squadra maschile».
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Ma non è il solo valore che sta a cuore alla giovane tedofora. C’è pure «L’inclusione perché so cosa significa sentirsi fuori posto e quanto sia importante creare spazi dove tutti possano sentirsi accolti, come è successo a me al Punto Luce di Save the Children. Ma anche la responsabilità perché, da sorella maggiore, studentessa e volontaria, mi impegno ogni giorno a essere un esempio per chi mi guarda, trasformando le difficoltà in opportunità. Incarnare questi valori nel quotidiano per me significa studiare, lavorare, aiutare altre donne, allenare i bambini e continuare a credere che si può essere forti senza sovrastare nessuno».