La sede di Ubisoft ad Assago, che conta circa 110 dipendenti, si prepara a tre giorni consecutivi di sciopero — 10, 11 e 12 febbraio — dopo l’annuncio arrivato dalla casa madre: stop totale allo smart working e ritorno obbligatorio in sede cinque giorni su cinque.
Una decisione che, secondo la Fiom Cgil Milano, è arrivata come “un fulmine a ciel sereno” e che rischia di trasformarsi in un terremoto interno proprio mentre il gruppo francese attraversa una fase già complessa, tra tagli ai costi e riorganizzazioni globali.
Leggi anche: CoinShares debutta su Borsa Italiana: quotati tre ETP su Bitcoin, Ethereum e Solana
Il cambio di rotta
Per molti dipendenti di età media intorno ai 30 anni, il lavoro da remoto non era un benefit ma un pilastro della propria vita quotidiana. In diversi hanno scelto di vivere fuori Milano, dove il costo della vita è più sostenibile, proprio perché la flessibilità lo permetteva. Ora quella possibilità viene meno, e con essa l’equilibrio costruito negli ultimi anni.
I sindacati contestano non solo l’impatto pratico della misura, ma anche il messaggio culturale che porta con sé: l’idea che creatività e autonomia siano subordinate alla presenza fisica e al controllo diretto. Una visione che, secondo la Fiom, svaluta il lavoro svolto finora e rischia di rendere lo studio meno attrattivo per i talenti.
Il timore più grande? Che la scelta possa innescare una fuga di professionisti, mettendo in discussione il futuro stesso della sede milanese. «Lavorare da remoto è una condizione che rende la sede attrattiva. Senza, si rischia di gettare un’ombra sul futuro dello studio», avverte il sindacato.
Una protesta internazionale
La mobilitazione inizierà il 10 febbraio con un presidio dalle 10 alle 14 davanti agli uffici di via Bosco Rinnovato, ad Assago. Ma la vertenza non si ferma ai confini italiani: i lavoratori stanno coordinando un’azione congiunta con colleghi e rappresentanze sindacali di Francia, Germania e altre sedi europee. L’obiettivo è costruire una pressione comune, più difficile da ignorare.
Il messaggio è chiaro: Ubisoft deve tornare sui suoi passi. E la protesta di Milano potrebbe essere solo il primo segnale di una frattura più ampia tra la multinazionale e i suoi team creativi.
Milano non è un caso isolato
Quello di Milano non è un caso isolato. Negli ultimi anni, il malcontento interno ha attraversato diverse sedi Ubisoft in Europa. In Francia — cuore storico del gruppo — i lavoratori hanno già organizzato più giornate di sciopero, soprattutto tra il 2023 e il 2024, dopo le dichiarazioni del CEO Yves Guillemot che invitavano i team a “fare di più” per compensare i risultati deludenti dell’azienda. Parole che avevano acceso la miccia in un clima già segnato da tagli, cancellazioni di progetti e pressioni crescenti sulla produttività.
Anche in Germania e in altri studi europei si sono registrate mobilitazioni, spesso coordinate dai sindacati locali e dal collettivo internazionale A Better Ubisoft, nato per denunciare problemi.