È stato due volte campione del mondo nei 100 metri stile libero. Ha conquistato medaglie nei campionati mondiali, europei e nelle competizioni di massimo livello. Nel nuoto ha rappresentato l’Italia ai massimi livelli dello sport e adesso è arrivato il momento di dedicarsi ad altro. L’imprenditoria è uno dei settori che da sempre lo affascinava. Così Filippo Magnini, una volta conclusa la sua attività agonistica, ha trasferito le capacità e le potenzialità che ha maturato in anni e anni di allenamento, preparazione e competizione in una startup: Performa, cofondata con la moglie, Giorgia Palmas che sta sviluppando un’app, Mentor. Attiva nel mondo del fitness, del benessere e della longevità, questa realtà sta lavorando allo sviluppo di una piattaforma che unisce tecnologia e know-how sportivo per migliorare il modo in cui le persone si allenano e i professionisti che lavorano in questo settore. Per una nuova puntata del nostro speciale dedicato alla content creation e all’app economy, Filippo Magnini ci ha raccontato la sua avventura nel mondo dell’imprenditoria.

Filippo, da quanto tempo fai parte di Performa, società provider di Mentor, e che cosa ti ha colpito di questa realtà?
La startup Performa è nata a settembre 2025 con un obiettivo molto chiaro: creare un’applicazione, Mentor, che lavori su due livelli. Da una parte, vogliamo aiutare le persone ad allenarsi meglio, a sentirsi meglio e a massimizzare la propria longevità. Dall’altra vogliamo supportare palestre, personal trainer e centri sportivi offrendo loro uno strumento capace di ottimizzare il lavoro e la gestione dei clienti, rendendo scalabili le competenze preziose che i professionisti possono portare al mercato. È un progetto estremamente ambizioso, che richiede competenze di altissimo livello. Ma siamo fiduciosi perché io e mia moglie, Giorgia Palmas, non siamo soli ma abbiamo co-fondato Performa insieme a un team internazionale di eccellenza. Oggi possiamo contare su sviluppatori full time, un team di comunicazione strutturato e co-fondatori con competenze complementari che spaziano dal business alla tecnologia fino al fitness e alla preparazione atletica. È un gran bel progetto e siamo molto carichi.
Nella tua professione, la creator economy è uno strumento utile? E perché hai deciso di approcciarti a questo campo anche con Performa?
Oggi i social network non sono più una novità ma il principale canale di comunicazione che abbiamo. Non esiste un settore che non sia impattato dai social. Per gli sportivi è naturale avere una presenza professionale online: una volta c’era la televisione, oggi ci sono i social. Anche con Performa lo abbiamo capito subito. Vogliamo far conoscere gradualmente il nostro prodotto attraverso i nostri canali, sarà poi il mercato a giudicarlo. Nel 2026, senza i social, diventa quasi impossibile raggiungere le persone. Puoi avere il prodotto migliore del mondo, ma se nessuno lo conosce, che senso ha?
Secondo te, come è cambiato il settore della creator economy negli ultimi anni?
Sicuramente la comunicazione è diventata più veloce, più diretta e meno impostata. I contenuti sono brevi, i video hanno ritmi serrati, musiche specifiche, transizioni rapide. È come se tutti avessimo meno tempo e, per catturare l’attenzione, fossimo costretti ad adattarci a questo linguaggio più frenetico. Non è necessariamente un male, ma richiede grande consapevolezza e capacità di sintesi.

Quali sono i pillar su cui dovrebbe fare leva oggi un creator?
Credo che i pilastri siano tre: credibilità, costanza e valore reale. Chi frequenta i social riconosce subito quando un contenuto è costruito solo per ottenere visibilità. Funziona molto di più condividere esperienze autentiche, competenze concrete e percorsi reali. Nel nostro caso, ad esempio, raccontiamo il lavoro che c’è dietro Performa e Mentor, mostrando lo sviluppo, le scelte e anche le difficoltà. È questo che crea fiducia nel tempo.
Da quanto tempo sei entrato a far parte di questo settore?
In modo strutturato direi da diversi anni, inizialmente in maniera naturale come atleta, poi in modo sempre più consapevole e professionale. Oggi la differenza la fa l’approccio: non si tratta solo di “esserci”, ma di capire come comunicare e perché farlo. È una competenza che, come tutte, va allenata.
Che cosa ti aspetti dal mondo della creator economy del futuro?
Come diceva Niels Bohr “fare previsioni è molto difficile, soprattutto sul futuro”. Vent’anni fa nessuno avrebbe immaginato che le nonne di oggi avrebbero utilizzato i social per scrivere ai nipoti. È evidente, però, che emergeranno nuovi device integrati, come occhiali smart davvero intelligenti, e nuove modalità di interazione. Vedo anche una crescente centralità del mondo del benessere, del wellbeing e della longevità, supportato da sensoristica indossabile sempre più avanzata e accessibile. Tecnologie in grado di aiutare le persone a vivere meglio e più a lungo. È esattamente qui che, nel tempo, vogliamo posizionare Performa e Mentor.

Utilizzi l’Intelligenza artificiale e in quale misura?
Certo, perché non dovrei? Utilizziamo l’elettricità, internet, le automobili: sono innovazioni tecnologiche che vanno usate quando aggiungono valore. L’importante è non farlo a caso. Con Mentor, ad esempio, ci siamo accorti che un uso scorretto dell’AI portava a fenomeni di “allucinazione”, con risposte inventate e non coerenti con la nostra filosofia ed esigenze. Grazie al team e alle competenze umane che abbiamo in Performa, siamo riusciti a costruire un sistema che non può allucinare per suo disegno – una piccola rivoluzione nel mondo dell’AI. Noi usiamo l’AI come moltiplicatore delle competenze fitness già presenti in azienda, non come sostituto.
Quali sono i tuoi prossimi sogni nel cassetto?
Dal punto di vista professionale, in questo momento sono concentrato su Performa, sul creare la miglior esperienza possibile per i nostri utenti e per i professionisti che utilizzano Mentor.
Ho anche altri progetti molto importanti, come Magnitudo4812 nel mondo dell’integrazione sportiva a cui tengo particolarmente, e diverse idee in fase di sviluppo… Ma per ora preferisco non svelarle tutte!