La Borsa non digerisce Magnum Ice Cream. Investitori raggelati da scorporo Unilever

La Borsa non digerisce Magnum Ice Cream. Investitori raggelati da scorporo Unilever

The Magnum Ice Cream Company (TMICC) dopo lo scorporo da Unilever non è stata morbida come un gelato premium. Al contrario, il mercato ha reagito con freddezza: nelle piazze di Amsterdam, Londra e New York il titolo ha perso fino al 13,9% nelle prime ore di contrattazioni, con una breve sospensione dovuta all’eccessiva volatilità. Il motivo? I primi risultati finanziari da società indipendente hanno mostrato un quadro più complesso del previsto.

Il dato che ha colpito di più gli investitori è stato il crollo dell’utile netto, sceso del 48,4% a 307 milioni di euro, contro i 595 milioni registrati nel 2024. Le vendite, pur positive, non hanno convinto: la crescita non ha raggiunto le aspettative del mercato, alimentando dubbi sulla capacità dell’azienda di mantenere il ritmo in un settore sempre più competitivo.

Leggi anche: La bracciata vincente di Filippo Magnini. «Uso l’AI come moltiplicatore delle competenze, non come sostituto»

Come è andato il 2025 di Magnum?

Sul fronte dei ricavi, TMICC ha chiuso il 2025 con un fatturato sostanzialmente invariato a 7,9 miliardi di euro. La crescita organica delle vendite (+4,2%) e l’aumento dei volumi (+1,5%) mostrano un business ancora dinamico. Ma la redditività racconta un’altra storia:

Il dato più critico riguarda però il free cash flow, crollato da 803 milioni a soli 38 milioni di euro. Una contrazione dovuta agli esborsi legati al demerger, agli interessi sul nuovo debito e ai costi del modello operativo provvisorio.

Nonostante la reazione negativa dei mercati, il CEO Peter ter Kulve ha difeso la performance dell’azienda, sottolineando come il 2025 sia stato un anno di “solida performance operativa” in un contesto straordinariamente complesso.

Ha evidenziato in particolare la crescita organica del 4,2%, superiore a quella del mercato globale dei gelati e l’aumento dei volumi dell’1,5%, segnale di un portafoglio marchi ancora molto forte.

Ter Kulve ha riconosciuto l’impatto dei costi transitori e dei movimenti valutari, ma ha insistito sul fatto che i fondamentali del business restano “robusti” e in grado di generare valore nel medio periodo. Nonostante le difficoltà, TMICC ha confermato le previsioni per il 2026, che includono una crescita organica delle vendite tra il 3% e il 5% e un miglioramento del margine operativo sottostante.

Per sostenere la nuova fase di sviluppo, la società ha inoltre completato con successo un’emissione obbligazionaria da 3 miliardi di euro, che ha raccolto una domanda superiore all’offerta. Un segnale che, almeno sul fronte del credito, la fiducia nel progetto industriale rimane alta.

Il debutto di TMICC come entità indipendente rappresenta un passaggio storico per un marchio che, per decenni, ha beneficiato della macchina industriale e commerciale di Unilever. Ora l’azienda deve dimostrare di saper: