Nel futuro la distanza è un concetto estinto. Le persone si incontrano senza corpi, condividono emozioni in tempo reale attraverso reti bio empatiche. Ma quando tutto si può sentire ovunque, cosa resta del desiderio di mancare?
Un incontro senza corpo
È successo di notte, o forse all’alba. Ero in casa, ma la mia mente era altrove. Lei aveva attivato la connessione affettiva: una stanza sensoriale sospesa tra due luoghi, due respiri, due ritmi cardiaci che si cercavano senza muoversi. Ci siamo trovati così — non nello spazio, ma nella vibrazione. Le nostre emozioni si sono intrecciate, sincronizzate. Non c’era bisogno di toccarsi. Il contatto era già avvenuto.
Amarsi a distanza zero
Nel 2100, le relazioni non richiedono più prossimità fisica. Le biofrequenze permettono di trasmettere stati d’animo, pulsazioni, ricordi. L’amore è diventato un linguaggio di risonanza. Non servono più i corpi per dirsi ti penso: basta che le reti si accordino sullo stesso ritmo. Gli algoritmi affettivi, eredi delle prime piattaforme di matching emotivo, calcolano la compatibilità profonda. Non in base ai gusti, ma alla coerenza dei battiti.
Quando tutto si sente
Ogni relazione è un ecosistema trasparente. Niente menzogne, niente interpretazioni: l’altro sente, percepisce, sa. È un’utopia perfetta — eppure qualcosa sfugge. Il mistero si dissolve, la sorpresa si attenua, il desiderio perde direzione. Amarsi senza distanza significa conoscersi fino all’annullamento. E quando non resta più nulla da scoprire, che ne è dell’attesa?
Il vuoto necessario
Una sera la connessione si è interrotta. Un errore di sincronizzazione, una latenza imprevista. Per un istante ho sentito il vuoto — il silenzio assoluto dell’assenza. È durato pochi secondi, ma è stato come respirare di nuovo. Mi sono accorto che la mancanza è ancora necessaria. Che l’amore, per esistere, ha bisogno di confini, di spazi, di tempi non condivisi.
L’amore e l’assenza
Viviamo in un tempo in cui l’intimità è totale e la distanza abolita. Eppure, tra una connessione e l’altra, continuo a pensare che la più grande prova d’amore sia sapere restare disconnessi. Forse amarsi, oggi, significa non essere connessi per un istante.