Meta va verso il riconoscimento facciale coi suoi occhiali smart? Che cosa sappiamo

Meta va verso il riconoscimento facciale coi suoi occhiali smart? Che cosa sappiamo

Secondo indiscrezioni raccolte dal New York Times, Meta di Mark Zuckerberg sta testando una funzione di riconoscimento facciale da integrare nelle prossime generazioni dei suoi occhiali intelligenti sviluppati con EssilorLuxottica. Il nome in codice è “Name Tag”. E promette di trasformare gli occhiali in un motore di ricerca vivente: basterà guardare una persona per identificarla.

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Come funzioneranno i nuovi smartglasses di Meta?

La tecnologia sfrutterebbe le fotocamere integrate nella montatura e l’assistente digitale Meta AI. L’idea è semplice quanto inquietante: incrociare in tempo reale le immagini catturate dagli occhiali con i dati presenti sui social del gruppo — Facebook, Instagram, forse anche WhatsApp — per restituire all’utente informazioni sul profilo della persona inquadrata. Non è un progetto nato ieri. Già nel 2025 The Information aveva rivelato che Meta stava lavorando a un’AI “sempre attiva” capace di riconoscere le persone dal nome. Ora, secondo quattro fonti anonime citate dal New York Times, l’azienda punta a integrare la funzione nei suoi modelli Ray‑Ban e Oakley entro la fine dell’anno.

E il contesto politico statunitense, particolarmente agitato, potrebbe favorire il lancio: in un documento interno del 2025, Meta Reality Labs scriveva che molte organizzazioni civiche «avranno le proprie risorse concentrate su altre priorità».

La tecnologia dietro il riconoscimento

Il cuore del progetto è la cosiddetta modalità di super sensing, un’architettura pensata per superare i limiti attuali dei dispositivi indossabili. Grazie a batterie più efficienti e software ottimizzati, i sensori degli occhiali potrebbero restare attivi molto più a lungo, senza dipendere dal comando vocale “Hey Meta”.

Questo apre la porta non solo al riconoscimento facciale, ma a una serie di funzioni di “memoria aumentata”: ricordare all’utente di prendere le chiavi, suggerire di fare la spesa mentre rientra a casa, o segnalare oggetti dimenticati. Meta starebbe ancora definendo chi potrà essere identificato dall’IA. Le ipotesi sul tavolo sono due: limitare il riconoscimento alle persone già collegate all’utente sui social oppure estenderlo anche ai profili pubblici, come quelli visibili su Instagram.
In ogni caso, assicurano alcune fonti, Name Tag non sarebbe un motore di ricerca facciale universale: non permetterebbe di identificare chiunque, in qualsiasi contesto.

Il riconoscimento facciale è una vecchia ossessione di Zuckerberg. Secondo tre fonti citate dal New York Times, il CEO ha sostenuto per anni il lavoro del laboratorio FAIR per sviluppare strumenti capaci di aiutare persone non vedenti o con gravi difficoltà visive. Ma la strada verso un’applicazione commerciale è sempre stata bloccata da un ostacolo enorme: la privacy.

Le previsioni di Meta

Meta ha previsto un led che si accende quando la fotocamera è attiva, ma esperimenti condotti da studenti di Harvard hanno dimostrato che il sistema può essere aggirato: collegando il flusso video degli occhiali a database pubblici, sono riusciti a ottenere nomi, indirizzi e numeri di telefono di persone riprese per strada. In Europa, poi, la situazione è ancora più complessa. L’AI Act — in vigore dal 2025 — vieta espressamente:

Il sistema di Meta, basato sulla triangolazione tra immagini catturate e profili social, potrebbe essere interpretato come una violazione del principio di minimizzazione dei dati e del diritto alla riservatezza.

La strategia di Meta

Nonostante le criticità, Meta ed EssilorLuxottica continuano a investire pesantemente negli occhiali smart. Dopo aver superato i due milioni di unità vendute nelle prime generazioni, il gruppo ha raggiunto i sette milioni di dispositivi nel 2025, con l’obiettivo di arrivare a dieci milioni entro il 2026.

Gli occhiali “intelligenti” sono uno dei pilastri della strategia di Meta per il futuro del computing personale. E Name Tag potrebbe diventare la funzione che li trasforma da gadget a oggetti indispensabili — o da strumenti utili a dispositivi di sorveglianza ambulante, a seconda di come la si guardi.

Meta assicura di voler procedere con cautela anche se la direzione è chiara: l’azienda vuole portare l’AI fuori dagli schermi e dentro la vita quotidiana, rendendo gli occhiali un’estensione del nostro sguardo e della nostra memoria. La domanda, ora, è se la società sia pronta a convivere con una tecnologia che può riconoscere chiunque, ovunque, in tempo reale. E se i regolatori — soprattutto europei — saranno disposti a lasciarla entrare nello spazio pubblico.