Sappiamo cosa firmiamo quando accettiamo i contratti di Meta, Microsoft, X e altre Big?

Sappiamo cosa firmiamo quando accettiamo i contratti di Meta, Microsoft, X e altre Big?

Nel caso in cui un giorno voleste davvero leggere cosa accettate quando cliccate svogliatamente e frettolosamente sul pulsante “accetto” per usufruire delle app di Meta sappiate che avrete bisogno di un’ora d’orologio. E bisogna masticare un minimo di legalese.

I Termini di Servizio di Whatsapp avrebbero clausole che per l’80% risulterebbero difficili da comprendere richiedendo non meno di 24 minuti. Seguirebbe Facebook, con circa 25 minuti di lettura per tutti i Termini di Servizio, che sarebbero poco chiari per il 73%. Infine Instagram: 10 minuti per l’intero documento col 67% che resterebbe comunque oscuro. A stilare questa particolare classifica il portale truffa.net.

L’analisi curata da Eli Carosi, esperta di truffe e sicurezza informatica, è stata realizzata – ci hanno spiegato – con il supporto di ChatGPT che ha preso in esame termini di servizio, privacy policy e cookie policy delle piattaforme social, e-commerce e streaming più utilizzate in Italia. Non sappiamo se l’uso dell’AI abbia valenza scientifica o possa sostituirsi a un team di legali, ma gli autori dello studio affermano con sicumera: «L’analisi mostra come in molti contratti oltre la metà delle clausole venga considerata “ambigua”, cioè difficile da comprendere per l’utente medio a causa di linguaggio complesso, concetti legali intricati o implicazioni che possono avere un impatto significativo sui diritti e sulle responsabilità degli utenti.»

Classifica Piattaforma Contratto % Clausole ambigue Tempo di lettura stimato (minuti)
1 WhatsApp Termini di Servizio 80% 24
2 Facebook Termini di Servizio 73% 25
3 Snapchat Termini di Servizio 69% 71
4 Apple Termini dei Servizi Media 69% 46
5 Instagram Termini di Utilizzo 67% 10
6 Spotify Privacy Policy 67% 32
7 Google Termini di Servizio 67% 19
8 Microsoft Service Agreement 67% 93
9 Netflix Avviso sulla Privacy 65% 41
10 YouTube Termini di Servizio 64% 17
11 Apple Privacy Policy 63% 19
12 X (Twitter) Termini di Servizio 62% 42
13 Pinterest Privacy Policy 60% 18
14 Spotify Termini e Condizioni 60% 33
15 Disney+ Privacy Policy 60% 18
16 Dropbox Privacy Policy 60% 14
17 Amazon Italia Privacy Policy 58% 23
18 Telegram Privacy Policy 58% 24
19 LinkedIn Contratto con l’Utente 57% 24
20 Dropbox Termini di Servizio 57% 20

Un fenomeno che in fondo ci era noto e che per certi versi ci rassicura dal momento che fino a oggi probabilmente eravamo i soli convinti a ritenere inavvicinabili simili muraglioni eretti in legalese. «Meta apre la classifica con ben due app. I Termini di Servizio di Whatsapp si collocano infatti al primo posto, dove l’80% delle clausole risulta difficile da comprendere. Leggere integralmente il documento richiede circa 24 minuti, un tempo che rende complicato per l’utente medio capire davvero cosa sta accettando. Tra le clausole più complesse troviamo l’uso dei dati e la condivisione con terzi. Ignorarle può avere conseguenze concrete: ad esempio, i tuoi dati potrebbero essere condivisi con aziende esterne senza che tu lo sappia, potresti non poter fare reclami in caso di problemi con il servizio, i termini del contratto potrebbero cambiare senza preavviso e la piattaforma potrebbe usare i tuoi contenuti come vuole, anche a fini commerciali», spiegano dal portale.

Non solo Meta

E, ancora: «Segue Facebook, con circa 25 minuti di lettura per i Termini di Servizio, i quali risultano poco chiari per il 73%. Gli aspetti più difficili da comprendere includono diritti sui contenuti e proprietà intellettuale, sospensione o rimozione degli account. Ciò significa che i contenuti che pubblichi potrebbero essere utilizzati dalla piattaforma senza il tuo consenso, le tue informazioni personali potrebbero rimanere memorizzate anche dopo aver cancellato l’account, o potresti perdere l’accesso senza preavviso. Al terzo posto – della graduatoria stilata da Eli Carosi – troviamo Snapchat, che si distingue sia per la percentuale di clausole ambigue (69%) sia per la lunghezza del testo: oltre 71 minuti di lettura per un singolo contratto. In questo caso, le clausole più complesse riguardano anche l’uso dei dati per l’intelligenza artificiale: non leggerle attentamente significa rischiare che i tuoi dati vengano utilizzati per algoritmi di intelligenza artificiale senza che tu ne sia pienamente consapevole».

«Colpiscono infine – dicono da truffa.net – i contratti che combinano tempi di lettura significativi e complessità, mostrando lo sforzo che sarebbe necessario per comprendere davvero le piattaforme che utilizziamo ogni giorno. Il Service Agreement di Microsoft richiede circa 93 minuti, mentre quello di Apple arriva fino a 46 minuti. Anche i Termini di Servizio di X/Twitter e di Spotify richiedono rispettivamente circa 42 e 33 minuti. Questi dati evidenziano quanto sia facile accettare contratti complessi senza comprenderne realmente il contenuto, nonostante li utilizziamo quotidianamente per lavoro, social e intrattenimento».