Come ci si può immaginare il day after dello scoppio della bolla AI? Niente panico, per il momento le azioni dei colossi restano in salute, ma secondo alcuni esperti è possibile che prima o poi possa deflagrare un’importante correzione sui mercati. Farà pulizia tra i soggetti più adatti alla transizione verso un nuovo modello di lavoro e chi invece non è attrezzato. C’è chi ha vissuto in prima persona, dallo Stanford Technology Park, lo scoppio di un’altra bolla, oltre 25 anni fa.
«L’autostrada che facevo tutti i giorni da San Francisco a Palo Alto di solito era piena, ci impiegavo ore. Questo fino al venerdì. Il lunedì era praticamente vuota». Andrea Rota è il protagonista di una nuova puntata del lunedì dedicata al mondo degli investitori, business angel e VC. Ha lavorato e vissuto tra Stati Uniti ed Europa per poi assumere qualche anno fa l’incarico di managing director del Club degli Investitori a Torino. Alle spalle ha investimenti in oltre 50 startup, tra cui ProntoPro, D-Orbit, Jet HR,Serenis, Newcleo, Ephos e Proxima Fusion.

Seattle, anni Novanta
Classe 1969, nato e cresciuto a Torino, Andrea Rota ha preso presto la strada dell’estero. Dopo la laurea in ingegneria civile è volato in Olanda per lavorare in Baan, società specializzata nello sviluppo di software enterprise per la gestione di progetti a commessa. «Il lavoro era legato alla mia passione per efficientare la gestione dei cantieri». I progetti su cui poi avrebbe lavorato negli Stati Uniti, tra aerospazio e difesa, gli avrebbero permesso di immergersi in una cultura del lavoro orientata al risultato e anche al rischio. «Per Baan mi sono spostato a Seattle, dove ho vissuto per quattro anni. Avevamo vinto un importante progetto per Boeing».
Seattle, a metà degli anni Novanta, era già una città capitale della tecnologia e delle corporate. La già citata Boeing, la crescita di Microsoft (oggi dominante sul mercato AI grazie all’investimento in OpenAI), i primi sviluppi di Amazon che nello Stato di Washington ha posto il proprio quartiere generale. «Ero l’unico italiano che lavorava per un’azienda olandese a Seattle. Il mondo ERP in cui lavoravo negli anni Novanta rappresentava la principale ondata tecnologica di creazione di valore di quel periodo. Erano gli anni in cui sono cresciuti molto anche SAP e Oracle».

La West Coast è terra di grandi innovazioni e Andrea Rota a un certo punto ha deciso di spostarsi più a sud, direzione California, per lavorare proprio in SAP, a Palo Alto. «Ho gestito per il market leader il mercato aerospazio e difesa. E poi ho avuto la fortuna di essere tra i fondatori di SAP Markets». I primi anni del nuovo millennio sono stati ricchi di avvenimenti per gli Stati Uniti: internet non è crollato, anzi, ha preso la rincorsa per diventare l’infrastruttura su cui oggi si regge l’economia globale.
Il ritorno in Europa
«Certo che ricordo gli anni dello scoppio della bolla. Ricordo la crescita vertiginosa e la velocità del settore tecnologico nell’adattarsi a una nuova realtà economica. L’impressione era di un mercato del lavoro incredibilmente flessibile». Tra le società che hanno passato quell’esame c’era anche eBay, piattaforma che una ventina di anni fa se la giocava alla pari con Amazon nella partita dei primi marketplace online. Rota a un certo punto ha deciso di tornare in Europa. «Mi ha spinto, come per molti altri, quanto accaduto l’11 settembre. In tanti dopo quel giorno si sono chiesti dove si sarebbero immaginati a lungo termine».
Non è tornato subito in Italia, perché ha preferito frequentare un MBA in Svizzera. Dopo quella parentesi formativa, che ha arricchito il suo bagaglio da tecnico, il lavoro più importante è stato proprio in eBay tra Svizzera, UK e Italia. «Tra SAP e eBay mi è capitato spesso di collaborare con startup. Ho iniziato a investire intorno al 2013, principalmente in imprenditori italiani che conoscevo». Nel 2019 è stato premiato come Business Angel dell’anno dal Club degli Investitori. «Dal 2021 ho deciso che la mia passione sarebbe diventata l’attività principale».

Professione business angel
I business angel, come abbiamo raccontato nelle nostre puntate del lunedì, agiscono in una fase, quella early stage, stimolante e al tempo stesso piena di rischi. «Una mia particolarità è che quando trovo un imprenditore che mi piace tendo a seguirlo, anche se le prime avventure non vanno bene. Per me non conta soltanto l’esperienza, ma anche la capacità di iterare e affrontare situazioni che divergono dal piano iniziale». Il comparto, come raccontiamo sul magazine, resta in attesa del rinnovo delle detrazioni fiscali per chi investe in startup.
«È un tema per noi significativo, penso che le detrazioni fiscali siano state una grande spinta per i business angel, soggetti che si assumono di tasca propria i rischi più grandi. ». Un argomento su cui vi terremo aggiornati, ma che è bene non tralasciare in questo momento di incertezza.

Come emerso dall’ultimo paper presentato a SIOS Winter a fine 2025, gli investimenti reggono, anche se in calo. Siamo da tempo in una fase di normalizzazione, con maggiore cautela da parte dei fondi. «Gli angel investors vivono un momento di acquisita maturità. Abbiamo sostituito l’euforia degli anni precedenti, in cui si pensava che qualunque startup potesse generare dei ritorni eccezionali per gli angel investors, con una concretezza nel selezionare i progetti su cui investire e soprattutto nel sostenerne la crescita».
Europa, una via possibile
C’è una particolarità di questa fase? «Investiamo su bravissimi imprenditori italiani che stanno costruendo nuovi campioni europei, come Newcleo e Proxima Fusion, entrambe attive nel settore del nucleare. In questo momento c’è molto interesse in settori legati agli interessi strategici dell’Europa. C’è la possibilità concreta che tra 10 anni l’Europa abbia sviluppato veri campioni capaci di competere a livello globale in settori strategici quali robotica, AI, quantum computing e nucleare, oltre a continuare a rimanere un leader in molti settori più tradizionali ma importanti quali automotive, farmaceutico, lusso».

Con gli investitori non si ragiona nel breve periodo, ma con lo sguardo proiettato ai prossimi decenni. «Spero che guarderemo a questi “anni venti” come il momento in cui abbiamo imparato a trasformare la leadership europea nella ricerca in capacità di innovare e creare impresa, sfruttando finalmente il potenziale enorme del nostro mercato comune. La nostra missione di angel investors con il Club degli Investitori è aiutare le migliori imprenditrici ed imprenditori Italiani a contribuire a realizzare questa visione».