«La classe del futuro sarà culla di innovazione». La lezione del prof italiano che sta cambiando la scuola grazie all’AI

«La classe del futuro sarà culla di innovazione». La lezione del prof italiano che sta cambiando la scuola grazie all’AI

«L’intelligenza artificiale a scuola non prende il posto dello studente o dell’insegnante: accompagna il ragionamento, stimola la creatività e permette di esplorare scenari che altrimenti sarebbero difficili da affrontare». Giuseppe Fiamingo insegna Matematica e Fisica all’Istituto P. Galluppi di Tropea.

Il suo lavoro integra AI e tecnologia per rendere le discipline STEM più appassionanti, inclusive ed efficaci, soprattutto in contesti territoriali dove l’accesso alle risorse è spesso limitato. Un approccio che gli è valso numerosi riconoscimenti: dopo essere stato selezionato tra i 50 finalisti del Global Teacher Prize 2025 (unico italiano), Fiamingo è oggi tra i cinque migliori insegnanti al mondo alle World Education Medals, i premi promossi da HP che riconoscono l’impegno e l’impatto di chi utilizza l’intelligenza artificiale per il bene sociale e per ridurre le disuguaglianze educative.

«Essere in finale è già una vittoria, per me, per i ragazzi e per il territorio. Una grande soddisfazione e un riconoscimento del lavoro fatto in questi anni», commenta Fiamingo.

giuseppe fiamingo prof
Giuseppe Fiamingo

La passione per la matematica

Classe 1972, cresciuto in provincia di Vibo Valentia, Fiamingo scopre all’università il suo talento per le materie scientifiche: i coetanei lo chiamano “il piccolo genio”. «Vengo da una famiglia umile: mio padre faceva il contadino e mia mamma la sarta. Da bambino ero bravo in matematica, ma i miei genitori volevano che frequentassi una scuola tecnica che mi preparasse a entrare nel mondo del lavoro», racconta. Così si iscrive all’istituto per geometri. Il percorso non è lineare.

«Non ero uno studente brillante, studiavo, lavoravo, pensavo ad altro, ho anche perso un anno». Quell’esperienza però diventa una lezione che ancora oggi Fiamingo ripete ai suoi studenti: «Non è detto che capacità e predisposizione si manifestino subito». Dopo il diploma sono gli insegnanti a convincerlo a proseguire gli studi. «All’epoca c’era il servizio militare obbligatorio e feci una promessa a mio padre: “Mi iscrivo all’università, ma parto prima per la leva. Se capisco che studiare mi piace, continuo”». Così è stato. Anche la passione per la fisica cresce nel tempo, tanto da proseguire la formazione al CERN di Ginevra: un’esperienza che ha influenzato il suo approccio sperimentale alla didattica.

global teacher prize

STEM come linguaggi per leggere il mondo

Matematica, fisica e informatica sono spesso percepite come materie astratte e solo teoriche. Per Fiamingo è uno degli errori principali dell’insegnamento tradizionale. «Spesso le STEM sono il terrore dei ragazzi: piene di formule, apparentemente inutili, lontane dalla vita reale. Quante volte mi sento dire: “Prof, a cosa serve conoscere il quadrato di un binomio? O risolvere questa equazione?”». La risposta è un cambio di prospettiva: «Le STEM non sono sistemi di formule da memorizzare, ma veri e propri linguaggi per interpretare la realtà e strumenti potentissimi per trasformarla».

Al centro del suo metodo c’è l’apprendimento attivo: sperimentare, programmare, sbagliare, correggersi, discutere. «Quando i ragazzi fanno esperimenti, maneggiano oggetti e si confrontano sul campo, succede qualcosa di straordinario. A volte lo studente che si sente più debole, magari meno forte nella teoria ma più portato per la pratica, finisce per spiegare qualcosa a quello più bravo. Nasce una collaborazione autentica che coinvolge tutta la classe e porta risultati».

Dalla classe allo spazio: il progetto Astro Pi

L’obiettivo di Fiamingo è superare la lezione frontale e portare gli studenti a sperimentare l’emozione della scoperta scientifica. Per farlo, il prof promuove progetti che uniscono didattica, tecnologia e ricerca. Come Astro Pi, che ha permesso agli studenti di progettare esperimenti che sono stati poi eseguiti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale grazie a un programma dell’ESA. «Abbiamo scritto un algoritmo in Python per ottenere e interpretare dati ambientali», spiega. «Ci siamo focalizzati sull’analisi della luminanza dell’acqua: attraverso le immagini scattate dallo spazio, gli studenti hanno potuto studiare i dati».

Un esperimento che unisce matematica, fisica, informatica, scienze ambientali. «Scrivere un codice in classe e sapere che verrà eseguito nello spazio è qualcosa di straordinario per i ragazzi. Esperienze simili generano un coinvolgimento enorme e stimolano la creatività». L’intelligenza artificiale è stata fondamentale per classificare le immagini, interpretare la luminanza e comprendere i fenomeni naturali. «Abbiamo anche sbagliato un algoritmo, ma proprio l’errore è diventato una parte fondamentale dell’apprendimento».

fiamingo premio cina

MoCRiL e la ricerca scientifica sul territorio

Fiamingo ha guidato i suoi studenti anche nel progetto MoCRiL (Measurement of Cosmic Rays in Lake), sviluppato in collaborazione con l’Università della Calabria, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e quattro scuole superiori del territorio. L’obiettivo era studiare la natura dei raggi cosmici e dimostrare che alcune particelle rilevate non provengono dalla radioattività terrestre, ma dallo spazio.

«Abbiamo costruito un laboratorio subacqueo a scuola. I ragazzi hanno realizzato zattere, fatto prove di Archimede, installato rilevatori sul Lago Arvo», racconta il prof. «Immaginate l’emozione degli studenti: ritrovarsi in centinaia, tra ricercatori e coetanei, salire su un battello e calare gli strumenti costruiti da loro a dieci metri di profondità». Il progetto è stato riconosciuto come best practice dalla rete ESERO dell’Agenzia Spaziale Europea e ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, come il primo premio alla Beijing Youth Science Creation Competition in Cina, vinto per due anni consecutivi.

In entrambi i progetti, l’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo centrale. Non come scorciatoia, ma come strumento. «L’AI diventa un’alleata preziosa quando amplifica l’esperienza», spiega Fiamingo. «Durante gli esperimenti ci ha aiutato ad analizzare grandi quantità di dati, interpretare risultati complessi e migliorare gli algoritmi». Un approccio che contribuisce ad ampliare l’alfabetizzazione scientifica degli studenti.

fiamingo fisica

La scuola del futuro

La sfida, secondo Fiamingo, sarà integrare l’intelligenza artificiale in modo consapevole. «Non per sostituire l’insegnante o lo studente, ma per supportare il ragionamento e potenziare l’apprendimento. Nella scuola del futuro le lezioni frontali tenderanno a scomparire e la sperimentazione diventerà sempre più centrale. Le tecnologie aiuteranno gli studenti a esplorare i contenuti in modo personalizzato, a sviluppare il pensiero critico e a esaltare la creatività. I ragazzi non si limiteranno a memorizzare formule o dimostrare teoremi, ma avranno strumenti per applicarli in contesti reali. Saranno sempre più connessi con il mondo. E la scuola sarà un luogo di innovazione, collaborazione e apprendimento attivo».

In questo scenario cambierà anche il ruolo del docente, sempre più facilitatore e guida per i giovani. Ed è proprio a loro che Fiamingo rivolge il suo messaggio: «Non chiudete le vostre idee e i vostri sogni in un cassetto. Tirateli fuori, credete in voi stessi. I contesti territoriali contano, è vero, ma l’eccellenza può nascere ovunque e l’innovazione non ha confini geografici. Con impegno, passione, curiosità e determinazione potrete arrivare lontano».