WEST 2026, a San Diego l’annuncio della marina militare USA che punta ad armi laser da utilizzare su larga scala

WEST 2026, a San Diego l’annuncio della marina militare USA che punta ad armi laser da utilizzare su larga scala

La Marina statunitense sta accelerando su una delle tecnologie più discusse del momento: le armi laser ad alta energia. Non si tratta più di prototipi da laboratorio o dimostrazioni isolate, ma di un piano strutturato che punta a integrare sistemi laser su larga scala nelle flotte del futuro. L’idea americana è quella di creare una difesa capace di neutralizzare droni, missili e minacce ipersoniche con un raggio di luce, a costi infinitamente inferiori rispetto ai missili tradizionali. È una rivoluzione tecnologica che non riguarda solo la potenza di fuoco, ma la logica stessa della deterrenza: colpire alla velocità della luce, senza munizioni fisiche ma con un’arma che può essere ricaricata semplicemente… producendo energia.

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Laser sempre più potenti

La US Navy punta all’adozione di sistemi laser sempre più potenti, affidabili e integrati nelle architetture navali. I test più recenti, come quelli condotti a bordo dei cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, mostrano che questi strumenti riescono ad abbattere droni in volo, accecare sensori ottici e proteggere le navi da minacce a corto raggio. Il vantaggio è duplice, come si legge su Hdblog: costo marginale quasi zero per ogni colpo e capacità di ingaggiare bersagli multipli senza esaurire le scorte. Per una Marina che deve fronteggiare sciami di droni, missili supersonici e minacce asimmetriche, è un cambio di paradigma. Non stupisce che il Pentagono stia investendo in laser da 300, 400 e persino 500 kW, con l’obiettivo di arrivare a sistemi in grado di intercettare anche missili balistici.

A WEST 2026 verso la costruzione di un ecosistema

Dietro la corsa ai laser non c’è solo la strategia militare, ma un enorme movimento industriale. La Marina USA sta lavorando con aziende specializzate in ottica, semiconduttori, sistemi di raffreddamento e generazione energetica per creare un ecosistema capace di sostenere la produzione e l’evoluzione di queste armi. La sfida non è solo costruire laser più potenti, ma integrarli in navi che possano alimentarli: servono generatori più efficienti, sistemi di gestione termica avanzati e software in grado di coordinare sensori, puntamento e controllo del fuoco. È un settore in cui Stati Uniti, Cina e Israele stanno investendo miliardi, consapevoli che la superiorità navale del futuro passerà anche da qui.

La spinta americana verso le armi laser ha implicazioni che vanno oltre il Pacifico. L’adozione di sistemi a energia diretta cambierà gli standard NATO, influenzerà le scelte di procurement europee e aprirà nuove opportunità per le aziende che operano nella difesa, nell’elettronica e nei materiali avanzati. L’Italia, con la sua filiera tecnologica e navale, osserva con attenzione: dai cantieri alle aziende che producono sensori, ottiche e sistemi di controllo, la transizione verso armi a energia diretta potrebbe diventare un terreno di collaborazione — o competizione — nei prossimi anni. La domanda chiave è se l’Europa saprà sviluppare una propria capacità industriale o se finirà per dipendere dalle tecnologie statunitensi, come già accaduto per altre componenti strategiche.