Dopo il round da 1.2 milioni di euro, Fluid Wire Robotics, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che sviluppa sistemi robotici per ambienti estremi, è stato selezionato per un finanziamento a fondo perduto da 2 milioni e mezzo di euro nell’ambito del programma EIC Accelerator dell’European Innovation Council. La realtà toscana prende parte al progetto come una delle poche aziende europee incaricate di rafforzare l’infrastruttura spaziale dell’UE.
I prossimi progetti di Fluid Wire Robotics
Nel cassetto dei desideri di Fluid Wire Robotics c’è quello di rendere i satelliti servibili su larga scala. Queste operazioni si basano su una manipolazione robotica ad alta destrezza. In orbita, questo significa attività come:
- ispezione, riparazione, upgrade ed estensione della vita operativa dei satelliti;
- cattura e rimozione di detriti;
- assemblaggio in orbita di nuove strutture.
Oggi, però, la maggior parte dei bracci robotici spaziali è progettata su misura per singole missioni, con costi e tempi di sviluppo non allineati al nascente mercato del servicing in orbita. Si tratta di un collo di bottiglia sia commerciale che strategico senza capacità di manipolazione scalabile e sviluppata in Europa. Ora l’UE rischia di dipendere da fornitori non europei per servizi in orbita critici e per la propria resilienza nello spazio.
Di che cosa si occupa Fluid Wire Robotics
Il team di Fluid Wire Robotics ha progettato un braccio manipolatore, completamente elettrico e modulare, in grado di operare in condizioni estreme, ad esempio sotto radiazioni, nel vuoto, ad alte temperature, sott’acqua o in aree considerate troppo pericolose per gli operatori umani. Il progetto è nato come spin-off accreditato della Scuola Superiore Sant’Anna presso l’Istituto di Intelligenza Meccanica di questa Università ed è stato sviluppato sotto la supervisione del docente Marco Fontana, co-fondatore della startup.
L’obiettivo di Fluid Wire Robotics è quello di ridefinire le modalità di progettazione dei robot per renderli adatti a qualsiasi ambiente senza comprometterne le prestazioni. La trasmissione della potenza dalla scatola al braccio avviene mediante un sistema idrostatico proprietario, il “Fluid Wires”, che consente di ottenere delle performance molto elevate in termini di destrezza e accuratezza del controllo delle forze scambiate con l’ambiente circostante.
Fluid Wire Robotics sta sviluppando il proprio piano di sviluppo spaziale e lavorando insieme ad attori industriali europei per allineare interfacce, esigenze e requisiti di missione. Le attività dell’azienda includono una collaborazione con la divisione Spazio di Leonardo per sviluppare il braccio robotico dedicato a compiti di servicing in orbita, oltre a progetti con altri partner industriali per la dimostrazione in orbita e le prime applicazioni operative.
«Lo spazio sta passando da un modello in cui si lancia un satellite e, di fatto, lo si abbandona, a operazioni continue in cui gli asset vengono manutenuti, aggiornati e protetti come qualsiasi infrastruttura critica a terra – ha dichiarato Marco Bolignari, CEO e co-founder di Fluid Wire Robotics – Questa selezione da parte dell’EIC Accelerator è un segnale forte: l’Europa vuole capacità scalabili e sovrane per l’ispezione e la manutenzione in orbita dei propri asset spaziali. Il nostro compito adesso è di trasformare la nostra tecnologia innovativa in un asset operativo in orbita, così da creare un tassello abilitante per la scalabilità e la resilienza dell’intero mercato spaziale europeo».