Il mondo dell’auto è in crisi: le società di servizi saranno la soluzione?

Il mondo dell’auto è in crisi: le società di servizi saranno la soluzione?

Nel settore automotive, la crescita non passa solo dai volumi di immatricolazione. A guadagnare spazio è l’ecosistema delle società di servizi: noleggio breve, car sharing, abbonamenti, piattaforme digitali, gestione flotte e soluzioni software che semplificano l’uso dell’auto. Il cambio di prospettiva è evidente soprattutto tra i più giovani, che valutano l’auto come un servizio da attivare quando serve, più che come un bene da possedere.

Una spinta arriva dai costi complessivi di gestione, dall’incertezza economica e dalle restrizioni alla circolazione nelle aree urbane. In parallelo, cresce l’offerta: operatori tradizionali del rent-a-car si affiancano a startup e fintech della mobilità, con modelli che puntano su flessibilità, prenotazione digitale e tariffe trasparenti. Le stesse ricerche sui consumatori fotografano un interesse crescente verso formule alternative alla proprietà, come gli abbonamenti.

Giovani meno legati alla proprietà

Il punto di svolta è culturale. Una parte rilevante della nuova domanda non cerca più “l’auto perfetta”, ma la soluzione più comoda per spostarsi. Un’indicazione arriva da un’indagine citata dall’Università Ca’ Foscari: il 61,7% degli under 30 si dice disposto a rinunciare alla proprietà dell’auto se potesse contare su un trasporto pubblico efficiente.

Anche ricerche europee sul comportamento di mobilità descrivono un distacco dalla tradizione dell’auto di proprietà: tra i giovani cresce l’apertura a scenari con meno auto personali e più combinazioni tra mezzi pubblici, micromobilità e servizi condivisi. In un’analisi Ipsos, ad esempio, i giovani europei risultano meno legati al possesso di auto termiche rispetto alla popolazione generale e una quota significativa considera plausibile un futuro senza auto di proprietà.

In questo contesto, l’offerta “on demand” diventa più attraente perché trasforma costi fissi (assicurazione, manutenzione, svalutazione, box) in spesa variabile, proporzionata all’uso reale.

Numeri che spingono le startup

Se la domanda cambia, l’industria risponde con nuovi intermediari e nuove piattaforme. Sul fronte del rent-a-car, le stime di settore indicano un mercato in espansione: un report di Skift stima che il comparto globale del car rental abbia generato 92 miliardi di dollari di ricavi nel 2024, con una proiezione a 98 miliardi entro il 2026, spinto anche dalla componente leisure e dai canali di prenotazione digitali.

Sul lato “condiviso”, la traiettoria è simile: McKinsey stima che il mercato europeo del car sharing possa arrivare a circa 4-5 miliardi di euro entro il 2030 (a seconda degli scenari), segnalando un settore che si sta strutturando e che attrae operatori specializzati.
Un altro termometro utile è quello dei car club: nel Regno Unito, CoMoUK riporta 883.594 utenti totali (marzo 2025) e una flotta complessiva di 5.310 veicoli, dati che indicano una base d’utenza ampia e consolidata.

Dentro questa crescita si inseriscono molte realtà “di servizio”, spesso più leggere di un costruttore o di una grande società di noleggio:

Il nuovo ecosistema

Tra le realtà che stanno crescendo ci sono i siti web come Economy Bookings, che comparano le offerte delle compagnie di noleggio consentendo di trovare il miglior prezzo e di scegliere tra un’ampia gamma di proposte. Sempre più popolari anche le app per trovare parcheggio, soprattutto tra gli utenti residenti nelle grandi città.

Il ruolo di questi servizi è centrale: riducono il tempo speso nella ricerca, rendono confrontabili condizioni e coperture, e spingono la mobilità verso una logica “a pacchetto”, dove l’utente combina noleggio breve, assicurazioni accessorie, parcheggio e talvolta ricarica o pedaggi in un unico percorso digitale. Non a caso, le ricerche sui consumatori mostrano che i più giovani sono anche più propensi a valutare formule come l’abbonamento, perché permettono di cambiare auto o interrompere il servizio con minori vincoli rispetto all’acquisto.

Per il settore automotive il messaggio è chiaro: l’innovazione non riguarda solo il prodotto, ma la catena di servizi che rende l’auto più semplice da usare. E, in un mercato dove la proprietà perde centralità, sono proprio queste società a intercettare una quota crescente del valore.