«Mi sono dimesso da Goldman Sachs per lavorare a una startup di agenti AI nella finanza. Il mio obiettivo è assumere i migliori talenti»

«Mi sono dimesso da Goldman Sachs per lavorare a una startup di agenti AI nella finanza. Il mio obiettivo è assumere i migliori talenti»

Alcune carriere sono lineari, altre seguono percorsi meno prevedibili. In un settore come quello della finanza che negli ultimi decenni è stato attraversato da più ondate di innovazione, oggi la sfida dell’Intelligenza artificiale spinge diverse persone a uscire da circuiti noti e buttarsi nel mondo startup. La storia che vi raccontiamo oggi per la rubrica “Italiani dell’altro mondo” è quella di Michele Bolognesi, classe 1999 e originario di Ferrara. «Per il percorso che avevo fatto in ambito banking sarei dovuto finire in private o growth equity. Ma mi mancava la sensazione di essere dentro le cose, volevo contribuire al movimento di innovazione lato AI».

Bolognesi oggi è Chief of Staff di ObinAI e opera da New York, capitale finanziaria degli Stati Uniti, nel promettente mondo degli agenti di Intelligenza artificiale applicati non in un contesto generico, ma nel flusso di lavoro delle istituzioni finanziarie. Prima però di arrivare all’azienda innovativa che lo ha convinto alle dimissioni, partiamo dalla sua storia.

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Talenti da cercare

«Ho studiato finance in Bocconi e ho fatto alcuni stage tra Rothschild e Credit Suisse. Poi sono stato contattato per spostarmi a Londra, da Goldman Sachs. Ero nel team di M&A, public listing e IPO». Negli anni dell’hype sull’AI, in particolare modo quella agentica, sono parecchie le storie di imprenditori che escono dalle corporate per affrontare il mare aperto dell’imprenditoria. «L’estate scorsa mi sono dimesso e sono stato accettato da Entrepreneurs First in Silicon Valley. Si tratta di una realtà a cui accedi prima dell’idea e prima di avere un co-founder. Per me che ero un classico finance bro è stata una grande opportunità per immergermi in un mondo con cui volevo avere a che fare».

Nella Silicon Valley, così come nel resto degli Stati Uniti, stiamo assistendo da anni a un fenomeno interessante che ci racconta di un asset non sempre tenuto in considerazione quando si discute di AI. La tecnologia, i modelli, i data center, gli investimenti sono fondamentali, ma le Big Tech sono a caccia di talenti, da contendersi con cifre a più zeri: da OpenAI a Meta i colossi stanno assumendo le menti più brillanti come ha evidenziato un approfondimento di Wired che mette in luce proprio il fatto che le multinazionali sono disposte a proporre offerte difficili da rifiutare per il cambio di casacca.

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Ed è proprio di talenti che oggi Michele Bolognesi si sta occupando per ObinAI. «L’estate scorsa sono stato a San Francisco. Nella Bay Area la densità di persone predisposte a fare startup non ha eguali. Sono entrato in contatto con Apoorv Saxena, ex capo di JPMorgan Chase per quanto riguarda tecnologia e AI. Avevano formato il team di ObinAI, ma c’era bisogno di qualcuno che facesse da braccio destro al fondatore, per lavorare su strategia, assunzioni e prodotto».

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Quando l’AI è troppo generica

La startup, come ci ha spiegato Bolognesi, ha raccolto 8 milioni di dollari e si colloca in un settore molto verticale dell’AI. «ChatGPT e Anthropic sono ottimi foundational model, ma gli manca l’expertise su un dominio. Noi stiamo sviluppando sistemi agentici di AI che servono per capire e valutare il portafoglio dei fondi privati partendo da documenti complessi». Non è d’altra parte possibile fare a meno di questi modelli mainstream.

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Fonte: sito della Casa Bianca

Come ci è capitato di ascoltare da diversi founder italiani che lavorano negli Stati Uniti la stretta sui visti riservati a lavori altamente qualificati sta complicando la vita a non poche persone. «Starò tra Europa e USA. La scelta di rendere l’H-1B proibitivo ha escluso una parte della popolazione. E dire che gli amministratori delegati delle aziende parte di Fortune 500 sono arrivati proprio grazie all’H-1B». Sarebbe sbagliato illudersi del fatto che possa avvenire un travaso di talenti dagli USA all’Europa soltanto per questo: l’ecosistema a stelle e strisce resta ancora il più rilevante e attrattivo.

E intanto l’AI avanza, con i colossi che quest’anno potrebbero effettuare importanti IPO (se ne parla per OpenAI e Anthropic). «Stiamo commoditizzando l’intelligenza per i lavori da colletti bianchi», ha detto Bolognesi. Del resto mesi fa è stato lo stesso Dario Amodei a dire che per i colletti bianchi è in arrivo un bagno di sangue. «La cosa positiva è che ci saranno lavori che facciamo fatica ora a immaginare. Basta pensare all’advertising 30 anni fa: era una piccola nicchia, ora è enorme. Credo che lato junior ci saranno alcuni lavori davvero appetibili come fare shadowing alle figure senior».