Il Tar della Toscana ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata dalla startup Bird della delibera con cui il Comune di Firenze ha deciso lo stop a partire dal 1° aprile dei monopattini in sharing. Questo vuol dire che, almeno su carta, sono gli ultimi mesi per usufruire del servizio di micromobilità elettrica.
Perché Firenze non vuole monopattini
Anche Firenze si allinea a molte città europee che, dopo l’iniziale entusiasmo per i monopattini, hanno deciso di correre i ripari eliminandoli dalle proprie strade. Il caso più eclatante ha riguardato la municipalità di Parigi che li ha vietati dal 2023 a seguito di un referendum promosso dalla sindaca Anne Hidalgo nel quale quasi il 90% dei parigini si è espresso per bandirli. L’anno dopo è stata Madrid a chiudere le proprie porte ai monopattini e, più di recente, Praga imponendo divieti di parcheggio in centro, cancellando di fatto il servizio.
A novembre 2025 il Comune di Firenze aveva stabilito, con una delibera della Giunta a firma dell’assessore alla mobilità Andrea Giorgio, che dal 1° aprile 2026 non ci sarà più un servizio strutturato. Da un lato il cambiamento della normativa a livello nazionale voluto dal dicastero di Matteo Salvini aveva reso più difficile e costante il controllo del rispetto delle nuove norme, dall’altro a pesare erano state le medesime situazioni di inciviltà dell’utenza lamentate altrove: parcheggi selvaggi, transiti sui marciapiedi mettendo a rischio l’incolumità dei pedoni, contromano, in aree vietate alla circolazione e persino sulle corsie riservate a bus e taxi.
Bird non molla
La startup californiana dal canto suo non intende perdere la piazza fiorentina: «La battaglia non è conclusa. Il pronunciamento cautelare non entra nel merito della legittimità del provvedimento e per questo andremo avanti per far valere le nostre ragioni contro uno stop che riteniamo ingiustificato e sproporzionato».
Tutto insomma è rinviato alla sentenza sulla legittimità dello stop imposto da Palazzo Vecchio: «Nel giudizio di merito verranno affrontati i profili giuridici che continuiamo a ritenere critici – spiegano da Bird – a partire dalla coerenza della delibera con il quadro normativo nazionale e con il percorso amministrativo condiviso negli anni. In questi anni abbiamo operato in coordinamento con l’amministrazione comunale, adeguando progressivamente il servizio alle prescrizioni ricevute e investendo in sicurezza, controllo e organizzazione del sistema a postazioni. Poi all’improvviso Palazzo Vecchio si è auto-sconfessato. Per questo riteniamo che esistessero ed esistano margini per soluzioni regolatorie alternative allo stop totale».