Dopo Glovo la Procura mette i bastoni tra le ruote di Deliveroo: la ex startup di delivery sotto controllo giudiziario

Dopo Glovo la Procura mette i bastoni tra le ruote di Deliveroo: la ex startup di delivery sotto controllo giudiziario

Dopo Glovo, un’altra ex startup del food delivery finisce sotto il controllo giudiziario: Deliveroo Italy con l’accusa, da parte della Procura milanese, di aver sfruttato 3mila rider a Milano e 20mila in tutta Italia «approfittando dello stato di bisogno». La società e il suo amministratore unico sono indagati, si legge sull’ANSA.

La filiale Deliveroo Italy è controllata dalla scorsa estate dall’americana Doordash attraverso la Deliveroo Limited che ha sede in Gran Bretagna. Quest’ultima controlla direttamente con una quota più piccola Deliveroo Italy; il resto attraverso la società inglese Roofoods.

Le accuse di sfruttamento mosse a Deliveroo

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti pubblicate sul Sole24Ore, la retribuzione dei ciclofattorini sarebbe inferiore fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva. Una situazione da tutelare, come con Glovo, evocando persino l’articolo 36 della Costituzione (retribuzione proporzionata) e il diritto a un lavoro che rispetti la dignità della persona.

deliveroo

Il quadro delineato dagli accertamenti dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, secondo quanto aggiunge SkyTG24, descrive una politica aziendale che «rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità”. Lo sfruttamento, si legge nel provvedimento, sarebbe “perpetrato da anni”, configurando una situazione di illegalità che deve “cessare al più presto”. Per questo la Procura, guidata da Marcello Viola, ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario, Massimiliano Poppi, con il compito di avviare la regolarizzazione dei lavoratori e vigilare sulle pratiche aziendali di Deliveroo Italy».

Notificati anche ordini di consegna di documenti a sette società che si servono dei rider: Mc Donald’s, Burger king, Original Bucket – Kentucky Fried Chicken, Poke House, Carrefour, Esselunga e Crai. «Nell’inchiesta» dettaglia il quotidiano di Confindustria «sono state esaminate le dichiarazioni di oltre 50 rider, da cui è emerso un quadro omogeneo nel quale il lavoro non è chiaramente gestito in modo autonomo, ma del tutto incardinato nella piattaforma digitale Deliveroo. La contestazione è che si tratti di un lavoro dipendente in tutto e per tutto, ma senza le dovute tutele, oltre ad essere pagato pochissimo e senza coperture in caso di rischi per la salute».