Tutto è iniziato con una domanda semplice, fatta davanti a un aperitivo da un ginecologo: “Sapete davvero come funziona la vostra fertilità?” La risposta è stata quasi un mezzo silenzio. Così tre trentenni, di Padova, laureate e con carriere avviate, si sono rese conto di saperne pochissimo del proprio orologio biologico. Iniziano a informarsi e capiscono che c’è un problema di disinformazione generale. E di agire.

Così è nata MeggyCare (dall’unione di “my eggs“, i miei ovuli, e “care” cura attenzione), , prima e unica community in Italia che aiuta le donne a prendersi cura della loro fertilità, accompagnandole nel percorso del social freezing (congelamento degli ovuli in età fertile), tecnica innovativa per preservare la fertilità..
Le founder sono Fanny Nardi, Lara Ranzato e Francesca Bosio, hanno tra i 29 e i 31 anni. MeggyCare è una startup innovativa e una società benefit. «Riflettevamo sul nostro futuro, sul lavoro, su chi volevamo diventare, sull’idea della maternità. L’età biologica ha un limite, lo sappiamo tutte ma purtroppo non ce ne rendiamo conto. C’è tantissima disinformazione sul tema» spiega Fanny Nardi, Ceo e co-founder.

Scoprono ii social freezing e decidono di intraprendere loro stesse il percorso. Trovano anche qui pochissima chiarezza. «Nessuna sa come funziona, quali sono sui prezzi e quanta solitudine c’è per la donna che decide di fare questo percorso». In Italia il social freezing è legale e in crescita, ma non è rimborsato dal SSN a livello nazionale se non per motivi medici, come nel caso di terapie oncologiche. Il costo varia mediamente tra i 4 e i 7 mila euro, inclusi esami e farmaci. «A un certo punto siamo andate da Carlo Pasqualetto, l’amministratore delegato di AzzurroDigitale, l’azienda per cui io e Lara lavoravamo per chiedere di inserire il social freezing come benefit aziendale. Lui si è informato, ha scoperto il problema e ci ha proposto: perché non avviate una startup sul tema?».
Fanny e Lara iniziano a pensarci. Intanto conoscono Francesca, ex founder di una startup che si occupava proprio di procreazioni medicalmente assistita, e partono.
MeggyCare nasce con un sogno. «Può sembrare quasi esagerato, ma per noi questa è una missione. Vogliamo salvare l’Italia dalla denatalità. Basta guardare i dati Istat: le donne fanno sempre meno figli e sempre più tardi. E non è per egoismo. La società è cambiata. Studiamo, poi entriamo nel mondo del lavoro a 25 anni. Spesso non abbiamo accanto la persona giusta. Occorre una soluzione al problema. Noi crediamo che fare informazione, tramite i nostri canali social e con gli eventi, coinvolgere le aziende e la politica, possa essere davvero unite. Tanti i format degli eventi, in cui le ragazze possono incontrare i medici, ricevere informazioni, avere un consiglio personalizzato e fare il test dell’ormone anti-Mülleriano (AMH) un esame del sangue che misura la riserva ovarica femminile, e misura il potenziale di fertilità».

La startup partita con un primo round di 250mila euro, tra gli investitori vede anche Life Gate e AzzurroDigitale, e ora stanno valutando l’apertura di un nuovo round. Il modello di business è B2B. «Noi siamo il ponte tra le donne e le cliniche. Il servizio è gratuito per le ragazze e a pagamento per le cliniche. Stiamo iniziando a lavorare anche con le aziende che vogliono approfondire certi temi legati alla donna».
In Usa, il social freezing è un benefit aziendale. Aziende come Google e Facebook lo offrono come benefit. Qualche mese fa, il gruppo Otb, la holding italiana fondata da Renzo Rosso, ha annunciato un progetto di prevenzione ed educazione sui temi della fertilità rivolto alle sue dipendenti. Nel piano anche la possibilità di accedere alla tecnica del social freezing. Sui social non sono mancate reazioni indignate: l’iniziativa ha profondamente diviso. «Il tema del congelamento degli ovuli sta entrando sempre all’interno delle politiche di welfare aziendali. L’azienda offre la possibilità di scegliere quando diventare madri, senza vincoli, senza pressioni. Poi è la donna che sceglie se farlo oppure no. Non è un’imposizione. Là fuori ci sono tantissime ragazze interessate, curiose del tema, ma frenate dal costo. Ci chiedono di andare nelle loro aziende a proporlo»
In Italia diverse regioni si stanno muovendo. La Regione Puglia è pioniera nel supportare il social freezing con un bonus pubblico fino a 3.000 euro. «Per contrastare il calo demografico, il sostegno introdotto dalla Puglia si inserisce in un quadro più ampio di iniziative territoriali».

Molto però è ancora da fare. «C’è chi si accorge che a 35 anni non ha ancora le condizioni per avere figli, e dai 35 anni la fertilità femminile subisce un calo fisiologico. C’è chi non ha la visione di quello che sarà la propria vita. C’è chi è concentrata sul lavoro o non ha ancora un compagno. Noi donne poi pensiamo di avere tempo, non sentiamo la pressione, non conosciamo la nostra riserva ovarica. Non abbiamo consapevolezza. Anche negli altri Paesi, la situazione non è diversa. C’è bisogno di una soluzione almeno per i prossimi anni. La maternità è un fatto sociale e che riguarda tutti».
A che punto siete oggi? «Oggi siamo concentrate sulla validazione del mercato e sull’affinamento della piattaforma. I segnali che stiamo raccogliendo sono molto incoraggianti: l’interesse è concreto».
MeggyCare ha vinto premi, ha partecipato a un primo percorso di accelerazione dedicato all’imprenditoria femminile. E Fanny crede profondamente nella sua missione. «Vogliamo costruire una startup che abbia un impatto sociale reale. Vorremmo contribuire a invertire questa curva della denatalità. Diffondere conoscenza scientifica sulla fertilità femminile e accompagnare concretamente le donne in un percorso che oggi viene spesso affrontato in solitudine. Empowerment significa questo: mettere una donna nelle condizioni di conoscere il proprio corpo e decidere in autonomia. Qualunque sia la sua ambizione: costruire una carriera, diventare madre, o entrambe le cose».