
ROMA – Momenti di tensione durante il punto stampa di ieri di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. L’eccezionale evento durante il quale la Premier incontra giornalisti che le pongono domande accomodanti e preapprovate per far credere che in Italia ci sia davvero libertà di stampa è stato interrotto e rimandato a data da destinarsi a causa di un incidente che ha messo in pericolo la leader di Fratelli d’Italia.
Mentre tutto sembrava scorrere per il verso giusto, un giornalista di una testata non ancora identificata (sono in corso le indagini) ha preso la parola e ha rivolto contro Giorgia Meloni una domanda non concordata che era chissà come riuscito a portare con sé. L’intervento dei Servizi di Sicurezza è stato coordinato e immediato: due uomini si sono lanciati sul pericoloso cronista mettendogli una mano sulla bocca e neutralizzando così la minaccia. Contemporaneamente, altri due uomini si sono gettati sulla Premier, coprendole le orecchie (un uomo per orecchio) e non permettendo che la domanda riuscisse nemmeno a scalfirla.
Stando alle testimonianze dei presenti l’uomo, prima di essere abbattuto, sarebbe comunque riuscito a lanciare nell’aria metà del suo quesito e, se non fosse stato per il tempestivo intervento, avrebbe potuto arrivare al punto interrogativo. Gli agenti lo hanno bloccato per terra e gli hanno trovato addosso un registratore e un piccolo microfono, subito disinnescati dagli artificieri. “Per fortuna la domanda non è stata sentita da nessuno ed è andata a vuoto, non raggiungendo la Meloni, siamo ancora tutti sotto shock”, ha dichiarato Fabrizio Alfano, Capo Ufficio Stampa di Palazzo Chigi.
“Un grazie alla security, anche se è incredibile che qualcuno riesca a portare una domanda non concordata in una sala piena di persone, abbiamo corso un rischio enorme” ha commentato Giovanni Donzelli, che in quel momento non si trovava lì perché era andato a prendere un tramezzino con tonno e carciofini da far consumare alla Premier a fine conferenza. “Dobbiamo molto alla perspicacia degli uomini, delle donne, delle guardie, degli agenti, dei professionisti, dei volontari, degli avventizi, degli stagisti, dei richiamati, del settore addetti alla Sicurezza – ha detto Matteo Salvini – sono riusciti a intuire che quella non era una domanda concordata ma qualcosa di molto più pericoloso e hanno impedito che si verificasse una tragedia. Grazie a tutti loro, che ora elencherò in ordine alfabetico citando anche le loro ascendenze. Dunque: Aperuta Andrea, di fu Mario e Consiliatrice Grazia, Atzeni Luigi, di fu Pasquale e Iannaccone Lucia, Bardi Flavio, di… “.
Solidarietà bipartisan delle forze politiche, che hanno stigmatizzato il gesto e condannato le teorie del complotto che stanno circolando in queste ore secondo cui la Premier si sarebbe organizzata da sola questo finto attentato per aumentare i suoi consensi, in deciso calo, tramite il vittimismo. Secondo la più condivisa sui social, sarebbe infatti impossibile che un giornalista italiano riuscisse davvero a trovare il coraggio per fare alla Premier una domanda scomoda non concordata, quindi questo non può che essere un episodio organizzato ad arte. “Respingo queste insinuazioni – ha commentato Meloni non appena è tornata in pubblico e dopo essere stata visitata – quello che è successo è colpa di una mente malata, un lupo solitario che covava odio nei miei confronti da tempo. Gli agenti della Digos hanno perfino trovato a casa un elenco, scritto di suo pugno, di domande da pormi su varie questioni: il mancato aumento delle pensioni minime, l’opposizione al salario minimo, il crollo della produzione industriale, l’aumento delle accise sulla benzina, l’incostituzionalità del decreto sicurezza,… qualcosa di agghiacciante. Dovrebbe vergognarsi di pensare simili cose. Ma, d’altronde, fare il Presidente del Consiglio è un mestiere difficile, so che un qualsiasi pazzo può presentarsi davanti a te e rischi che ti faccia la domanda che vuole, o addirittura due!, ma vado avanti, lo faccio per il mio Paese”.
Stefano Pisani
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