Cosa c’è di più rilassante di un lungo viaggio verso l’ignoto? Certo, ad alcuni un simile scenario potrebbe incutere terrore, oppure non fare nè caldo nè freddo. Ma siamo certi che tra chi ci sta leggendo c’è qualche gamer alla ricerca di un’avventura indie, essenziale, in cui l’unico obiettivo è guidare in un panorama sci-fi desertico. ADRIFT è l’opera prima di S . K . 9 . 8, software house olandese composta da un solo sviluppatore, Stefan Kwak, che in una vita passata faceva il meccanico.
ADRIFT, la recensione
C’è una premessa testuale abbastanza stringata che sta tra l’avvio del gioco e l’accensione del motore. In sostanza siamo in un futuro desolato, ma non per questo spaventoso. Come ben presto si nota, il titolo ha un accompagnamento musicale tutt’altro che ansiogeno. C’è come un filo di speranza a cui aggrapparsi per continuare a vivere.

ADRIFT è un viaggio in parte rilassante, in parte da compiere senza farsi distrarre dallo scenario. Pilotando il nostro mezzo dall’alto, con una visuale da drone che si avvicina e si allontana dall’auto in base alla situazione, dobbiamo spesso fare i conti con corridoi molto stretti. Urtate i bordi o fare un frontale non è così raro e diventa un problema quando il timer ci avverte che mancano pochi istanti alla fine.

Abbiamo un carico prezioso da trasportare e il portale verso il prosieguo dell’avventura non rimane aperto in eterno. A livello di direzione artistica, il mondo di gioco non è così originale, anche se spazia da foreste rigogliose e prati fioriti a dune bollenti e paesaggi rocciosi. Per essere un titolo racing ADRIFT sceglie di differenziarsi non tanto con lo stile di guida – molto arcade – ma con una storia da raccontare.