Al CES di Las Vegas tutti pazzi per le faccende di casa affidate ai robot .«Ma il successo dell’intelligenza artificiale passa da energia e infrastrutture»

Al CES di Las Vegas tutti pazzi per le faccende di casa affidate ai robot .«Ma il successo dell’intelligenza artificiale passa da energia e infrastrutture»

«Questo è il mio dodicesimo CES. Nel 2013 non c’era l’automotive, mentre oggi è la parte principale insieme alla robotica. Anche il panorama startup è cambiato molto: a Las Vegas si nota la promozione dell’innovazione nazionale. La Francia ha uno stand importante. Appena vedi quello di Israele percepisci la transizione da militare a civile. L’Olanda punta sul mondo sostenibilità. Il Giappone è votato alla robotica e anche la Corea del Sud è parecchio presente». Nell’ultimo giorno del Consumer Electronic Show nella città del Nevada abbiamo intervistato Alberto Mattiello, imprenditore che vive da vent’anni a Miami e conosce a fondo l’ecosistema americano. Ricordiamo che la missione italiana, guidata dall’ICE–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha portato 51 startup all’interno di un unico padiglione a Las Vegas.

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Alberto Mattiello

In questa nuova puntata della rubrica “Italiani dell’altro mondo” abbiamo fatto tappa nel primo evento annuale dedicato alla tecnologia e all’elettronica di consumo. Il CES è da tempo un palcoscenico ideale per conoscere device, tecnologie e innovazioni che stanno per essere lanciate sul mercato. Ci sono i colossi, le case automobilistiche, ma anche le startup che in alcuni casi riescono a farsi notare. Ovvio, i flop ci sono stati e continueranno a esserci.

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CES2026 (Fonte: pagina Fb CES)

Emblematico è stato il caso di Rabbit, device per l’AI agentica lanciato sul mercato ma che non ha rispettato affatto le aspettative. «Eppure secondo me quella è stata un’innovazione di concetto pazzesca. Hanno fatto una fuga in avanti, cavalcando l’edizione 2025 in maniera geniale. Non erano nemmeno a Las Vegas, eppure tutti parlavano di loro».

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CES 2026: il bilancio

Il tema cardine in questa edizione 2026 è stato ovviamente l’Intelligenza artificiale. Ma come ha sottolineato Mattiello al CES si è discusso anche di come dovrà cambiare l’industria per reggere qualcosa che promette di stravolgere interi comparti. «La dimensione della capacità computazionale di cui avremo bisogno tra cinque anni sarà molto, molto più grande di quella di cui disponiamo oggi. C’è un tema di infrastruttura cloud ed energia da affrontare».

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Fonte: sito del CES

L’AI sarà sempre più la piattaforma su cui costruire. «Non è banalmente una tecnologia che supporta i prodotti. Nvidia ha parlato di un doppio cambio di paradigma. L’AI permetterà la nascita di nuovi software, esseri viventi generativi in cui qualsiasi richiesta viene elaborata. Cambierà cos’è un software e come si costruisce».

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Nei giorni scorsi dal CES abbiamo appreso le novità sul fronte Boston Dynamics con l’avvio della produzione dei robot Atlas. «Si parla sempre di più di robotica umanoide, ma ci sono anche robot più semplici per il cosiddetto labor zero home: basta sforzi casalinghi. Anche se è di iper nicchia ricordo che R1 sarà venduto in America». Da tempo si parla poi della physical AI e a colpire Mattiello è stata una proposta in ambito sportivo. «Ho visto un robot che spara le palle da tennis per gli allenamenti: può simulare una partita, come se avessi un giocatore reale dall’altra parte del campo».

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Fonte: sito del CES

Meno discusso sulla stampa, ma comunque centrale nell’innovazione Oltreoceano, è il verticale delle scienze della vita. Su StartupItalia ci siamo occupati in varie occasioni della longevità, del vivere a lungo in salute. «Esistono moltissime applicazioni e mirano a una quantità infinita di dati dormienti contenuta nei nostri device. Con l’AI avremo un assistente personale per muoverci e mangiare meglio».

Se più di dieci anni fa al CES non erano un argomento di cui occuparsi più di tanto, le quattro ruote oggi occupano parecchio spazio nei padiglioni. «Le auto sono piattaforme su cui caricare tecnologie. Nvidia su questo ha puntato molto e infatti lanceranno a breve una Mercedes». Ma torniamo al personaggio protagonista della nostra rubrica, per conoscerne la storia.

Un italiano in America

Classe 1977, Alberto Mattiello è un designer di formazione. Cresciuto nella campagna veronese, si è laureato al Politecnico di Milano nel 2001. «Ho aperto subito una società con il prof di tesi: l’idea era costruire un’azienda che facesse video: ci immaginavamo che prima o poi in Italia sarebbe arrivata la banda larga». Il lavoro puntava alle business tv, canali interni con cui grandi corporate comunicavano con i propri dipendenti.

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In un’epoca nella quale internet era roba per pochi, incompresa e sottovalutata, Alberto Mattiello è cresciuto studiando design. «Altro non è che progettazione. Mi sono pagato gli studi facendo i siti internet. Non c’era neppure il concetto di startup». Fino al 2013 il lavoro di questa casa di produzione è proseguito, specializzandosi sui video per la televisione. Ma è nel 2007, l’anno dell’iPhone, che l’imprenditore ha scoperto le opportunità dell’America.

Insieme alla moglie ha scelto di trasferirsi a Miami, una città molto diversa rispetto a quella odierna. «Hanno pesato vari fattori: c’era il lifestyle, ma dovevamo anche stare sulla costa est per continuare a collaborare con l’azienda in Italia. Stare in California sarebbe stato impossibile per via del fuso orario. Miami costava peraltro molto meno rispetto a Boston e New York, oggi non più».

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Entrare nella testa degli americani

In parallelo all’azienda di produzione nel 2007 ha lanciato in America una società di consulenza verticale su un segmento che in Italia da qualche anno fa la fortuna di diverse startup. Aiutare le PMI tradizionali a digitalizzarsi. «Per cinque anni abbiamo cercato centri di ricerca, fatto scouting per raccontare l’innovazione agli imprenditori». Il legame con l’Italia l’ha mantenuto saldo anche da Miami: ha infatti collaborato alla stesura di alcune idee che hanno supportato la candidatura di Milano per l’Expo 2015. «Ci siamo immaginati tutte le cose che avrebbero reso Milano innovativa. Era un capitolo di fantascienza tecnologica, ci siamo davvero divertiti».

Mattiello conosce molti degli hub USA. Las Vegas è stato in questi giorni il centro temporaneo del panorama tech negli USA. Ma che dire della sua Miami? «La città fa da snodo tra nord e sud America. Ci sono gli headquarter di società finanziarie e la componente latina è dominante. A Miami va forte il mondo del turismo e delle crociere in particolare. Dalla pandemia in poi si è sviluppato l’ecosistema startup in ambito cripto. In effetti è una cripto city».

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Al CES 2026 Hyundai ha presentato le novità sul robot Atlas di Boston Dynamics

C’è un elemento non scontato rispetto al fare impresa negli USA. E vale come testimonianza preziosa soprattutto per chi vuole trasferirsi Oltreoceano. «Una premessa: ci sono pochi mercati così grandi nel mondo con un unico sistema giuridico. Questo aiuta. Ma rimane un mercato faticoso e ci devi entrare con la testa degli americani: sono molto cinici verso l’innovazione. Vogliono roba che funzioni e che abbia impatto diretto sul business».

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Fonte: sito di Meta

Una guerra tra Big Tech

Abituati a raccontare gli USA come un Paese compatto sul tema innovazione ci scordiamo che anche in quella parte di mondo l’AI non è così diffusa. «La mia sensazione è che quella in corso sia la guerra tecnologica più spietata tra Big Tech». L’esempio che Mattiello ha fatto è sul bonus che Meta ha riservato alle persone che hanno scelto di abbandonare altre tech company per lavorare da Zuckerberg. «Cifre folli: ti fanno capire la cattiveria con cui si accaparrano le risorse». Ma un altro scontro starebbe per partire, contro OpenAI.

«Se domani Google decide che per due anni Gemini è gratis il rischio per il fatturato di OpenAI è enorme». Sopra il campo di battaglia resta una certezza: l’AI è qui per rimanere e non deve sorprendere il fatto che Ceo come Sam Altman ammettano di utilizzarla nella vita di tutti i giorni, perfino per consulenza nell’educazione dei figli. «Una ricerca dell’Harvard Business Review ha messo therapy/companionship in cima alla lista di utilizzo dell’AI».