Aumentano gli studi sul predire la malattia di Alzheimer e quindi l’arrivo di macchinari diagnostici o analisi più potenti di quelli che abbiamo. Uno studio pubblicato su Imaging Neuroscience racconta l’importanza delle onde cerebrali. C’è un segnale specifico importante che può prevedere la malattia con precisione due anni prima. Gli esperti lo definiscono un biomarcatore sensibile e può essere scoperto con unatecnica di imaging non invasiva chiamata magnetoencefalografia (MEG).
Lo studio è di un team internazionale di neuroscienziati: Brown University negli Stati Uniti, Università Complutense di Madrid e Università di La Laguna in Spagna. Sono state analizzate le attività delle onde cerebrali a riposo di 85 pazienti con lieve deterioramento cognitivo. In pratica, esiste un prima e un dopo la comparsa dell’Alzheimer, rilevato anche su chi già soffriva di rallentamento neuronale. Questa differenza ha svelato segnali specificidella malattia. In particolare, le onde beta erano a frequenza inferiore, con una potenza e una durata meno forti rispetto a chi non aveva sviluppato la malattia nello stesso periodo.

La tecnica MEG è consigliata sui pazienti dai 60 anni, la dottoressa Jones promette un ulteriore sviluppo clinico non solo predittivo ma anche terapeutico sull’Alzheimer
Stephanie Jones della Brown parla specificamente di segnali elettrici prima e dopo: compaiono nei due anni di formazione e crescita della malattia. “Poter osservare per la prima volta in modo non invasivo un nuovo marcatore precoce della progressione del morbo di Alzheimer nel cervello è un passo davvero entusiasmante”, sono le sue parole.
L’analisi strumentale sperimentata funziona anche su pazienti sani intorno ai 60 anni. Le onde cerebrali che hanno rilevato i picchi elettrici appartengono alle sfere di apprendimento, memoria e funzione esecutiva. Dopo le analisi, sono stati subito osservati comportamenti e azioni associate alle tre dimensioni compromesse tanto dal morbo quanto dal generale deterioramento cognitivo.
La dottoressa Jones, alla fine dello studio, ha affermato: “Ora che abbiamo scoperto le caratteristiche degli eventi beta che predicono la progressione del morbo di Alzheimer, il nostro prossimo passo è studiare i meccanismi di generazione utilizzando strumenti di modellazione neurale computazionale”.
Alzheimer, un segnale precoce nelle onde cerebrali: il nuovo indizio che potrebbe cambiare l’approccio clinico è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
