Con l’invecchiamento della popolazione globale, il morbo di Alzheimer è diventato una delle forme di demenza più diffuse. Le diagnosi tradizionali, spesso basate su test cognitivi, risonanze magnetiche o punture lombari, possono essere costose e invasive. Ora uno studio spagnolo propone un’alternativa più semplice: un esame del sangue rapido ed economico capace di migliorare sensibilmente l’accuratezza diagnostica.
Il ruolo del p-tau217
La ricerca, guidata dal neurologo Jordi A. Matias-Guiu dell’Hospital Clínico San Carlos e pubblicata sul Journal of Neurology, si concentra su un biomarcatore noto come p-tau217.
Il p-tau217 è una proteina naturale che contribuisce alla stabilità e alla salute dei neuroni. Quando però inizia ad accumularsi formando aggregati anomali, la comunicazione sinaptica viene compromessa e il cervello perde progressivamente plasticità. Questo processo è associato allo sviluppo dell’Malattia di Alzheimer e di altre patologie neurodegenerative.
Sebbene il p-tau217 non sia considerato la causa primaria della malattia, concentrazioni elevate nel sangue possono rappresentare un campanello d’allarme precoce. In passato il suo utilizzo era stato studiato soprattutto in contesti di laboratorio controllati. Il team di Madrid ha invece voluto verificarne l’efficacia nella pratica clinica quotidiana.
Risultati clinici concreti

Lo studio ha coinvolto 200 nuovi pazienti di età pari o superiore a 50 anni, tutti con sintomi significativi di deterioramento cognitivo. I ricercatori hanno confrontato l’accuratezza diagnostica ottenuta con le sole valutazioni cliniche tradizionali con quella raggiunta integrando il test del sangue per il p-tau217.
I numeri sono rilevanti: i medici che si sono basati esclusivamente sui metodi standard hanno formulato diagnosi corrette nel 75,5% dei casi. Con l’aggiunta del test ematico, l’accuratezza è salita al 94,5%, con un miglioramento di 19 punti percentuali.
Il nuovo approccio ha inoltre permesso di identificare pazienti i cui sintomi erano legati a condizioni diverse dall’Alzheimer, evitando diagnosi errate, e di individuare casi della malattia in soggetti inizialmente considerati affetti da normale invecchiamento.
Integrare la misurazione del p-tau217 nella pratica clinica standard “può migliorare in modo sostanziale l’accuratezza diagnostica”, recitano le conclusioni dello studio. Il biomarcatore si è dimostrato efficace sia nelle fasi iniziali sia nei casi di demenza avanzata.
Alzheimer, un semplice esame del sangue può aumentare l’accuratezza della diagnosi fino al 94% è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
