In un prossimo futuro, quando le nostre case saranno interamente connesse e il forno dialogherà col freezer facendogli tirar fuori le bistecche e la macchina del caffè ordinerà da sé le cialde avendo calcolato che sono in esaurimento rispetto alla media consumata, una plancia per la domotica imponente come l’Amazon Echo Show 11 appena arrivato sul mercato sarà con ogni probabilità il cuore della nostra abitazione. Anzi, il cervello. Ma dato che siamo ancora agli albori di questa nuova branca hi-tech applicata agli elettrodomestici tradizionali, come può assisterci oggi questo curioso device proveniente da Seattle?

Amazon Echo Show 11, tutta la casa in uno schermo?
Mentre Google ha deciso con il suo Pixel Tablet di creare un terminale per la domotica che fosse anzitutto un tablet e, agganciandosi alla base d’appoggio, potesse diventare il cruscotto della propria casa, la Big Tech fondata da Jeff Bezos ha fatto la scelta opposta: ha preso un Amazon Echo Dot (le pallette parlanti note soprattutto per includere Alexa) e ci ha appiccicato su uno schermo piatto. Il risultato è a prima vista strambo: un tablet con un ponfo. Anche perché non essendo separabili questo dispositivo si rivela troppo piccolo per fare concorrenza alla tv di casa ma troppo grande e pesante per essere trasportato fuori, o farci da sveglia.

La grandezza è un limite relativo: oltre all’Amazon Echo Show 11, dove il numero sta a indicare i pollici del visore, è stato commercializzato un Amazon Echo Show 8 che vediamo più a proprio agio sui comodini o sulle scrivanie, intelligente fonte di informazioni per quando si è a letto o al computer attraverso i widget che si possono installare.
Tornando all’11, invece, il peso e il fatto che vada alimentato per funzionare (peraltro con il solito ingresso proprietario: ancora una volta non c’è alcun ingresso USB-C) costituiscono un ostacolo invalicabile e murano l’Amazon Echo Show 11 non solo tra le quattro mura di casa, ma anche nelle immediate vicinanze di una presa elettrica. Non si può, insomma, tenerlo sul divano se si vuole guardare un film o una serie sotto al plaid. Non si può neanche, salvo che il cavo lo consenta, metterlo sul pavimento per seguire una lezione di yoga on line.

Ed è un vero peccato, perché l’Amazon Echo Show 11 è un ottimo surrogato della tv tradizionale almeno per ciò che concerne film e serie on demand, essendo in filo diretto con il catalogo di Prime Video e comunque collegabile ad altri servizi di terze parti. Va decisamente peggio con YouTube e, più in generale, con la navigazione Internet dove il browser si rivela eccezionalmente caracollante, tra rallentamenti di sorta, script che non possono essere caricati e interruzioni improvvise.

Da questo punto di vista si fatica a comprendere perché l’Amazon Echo Show 11 non si affidi ad Android come sistema operativo e a Chrome come browser: avremmo per le mani un device davvero aperto, assai più facile da utilizzare – soprattutto se in casa si hanno cellulari o tablet con il medesimo SO – e user friendly per ciò che concerne l’organizzazione dei menu e le gesture.

Detto ciò che non convince, è il momento di passare a ciò che invece abbiamo promosso, a iniziare dal pannello dalla risoluzione 1920 x 1200 che, come si diceva, invoglia a guardarci le serie tv anche perché dotato di un ottimo impianto audio, quello sufficientemente corposo classico degli Amazon Echo Dot, per capirci. Noi lo abbiamo utilizzato anche per seguire passo dopo passo le ricette di cucina mentre eravamo ai fornelli: decisamente più comodo di quando si utilizza lo smartphone anche se, come si diceva in precedenza, bisogna essere in prossimità di una presa.
La buona videocamera frontale da 13 MP, benché il suo utilizzo sia limitato solo alle videochiamate interne all’ecosistema Amazon e possa al più essere sfruttata come telecamera di sorveglianza, è un simpatico plus che speriamo possa venire sfruttato con maggior decisione magari a seguito di aggiornamenti venturi che potrebbero trasformare il device nella postazione prediletta per videochiamate o per la registrazione di video, soprattutto se fosse possibile farlo dialogare coi social. Utopia?

Al netto delle Routine programmabili, la sensazione è che il device darà sfogo alle proprie funzionalità non solo quando, come dicevamo prima, avremo una casa realmente connessa e intelligente ma anche quando il dispositivo sarà abitato da Alexa Plus. Nel frattempo il rischio è che venga sotto-utilizzato quotidianamente come cornice digitale o come riproduttore di streaming musicale. In quest’ultimo caso fa peraltro un lavoro ottimo, specie se si è abbonati ad Amazon Music (altrimenti pesca i brani un po’ troppo casualmente rispetto alle richieste), proprio per le sue capacità audio integrate già lodate in precedenza. Di conseguenza per una valutazione completa ci si riserva di attendere l’atterraggio di Alexa+ che sicuramente vivacizzerà i tanti fronti software del dispositivo attualmente silenziosi.