Apre il gruppo Whatsapp “Andiamo in Polonia” e viene arrestato per l’invasione del 1939

Roma (comune fortemente gualtierizzato) – Un nuovo caso giuridico rischia di causare disordini tra le file del governo dopo la vicenda di Youssef Siher, il giovane che secondo l’esecutivo ha diretto i disordini del 17 ottobre dopo aver aperto un gruppo Telegram il 18 ottobre, entrando così nel novero di personaggi illustri come lo scrittore britannico H.G.Wells, il Dottor Emmett Lahtrop Brown e Doctor Who.

A fare le spese del nuovo procedimento legale è stato Giacomo Iacolizzi, un giovane graphic designer residente a Giugliano che stava organizzando una gita con i suoi colleghi di lavoro e che è stato poi costretto a fare marcia indietro per le conseguenze dirette della sua dabbenaggine.

Lo Iacolizzi, forse senza pensarci, ha aperto un gruppo whatsapp denominato “Andiamo in Polonia”, con lo scopo di coordinare tutti i passaggi fondamentali per il viaggio: prenotazione e acquisto dei biglietti, scelta dell’alloggio e individuazione delle tappe. I luoghi da visitare erano, nell’ordine, Danzica, Varsavia e Kock, già teatri della famosa invasione che il Paese subì nel 1939 ad opera di un individuo troppo spesso rivalutato con la scusa che l’unico suo grande errore sia stato allearsi con Mussolini; perché si sa che gli italiani portano sfiga, soprattutto se di cognome fanno ‘Salvini’.

Il povero Iacolizzi è stato quindi subito arrestato dalle forze dell’ordine come mandante della campagna che portò all’occupazione della Polonia. A nulla è valso specificare che è nato nel 1996 e che al primo settembre 1939 la sua esistenza non era prevista neppure nella mente dei suoi avi. I carabinieri hanno comunque proceduto al fermo, coadiuvati dal Ministro Valditara che ha prontamente dichiarato: “Finalmente abbiamo bloccato questo vergognoso terrorista. L’Italia è una democrazia moderna che non difende chi si macchia di azioni riprovevoli e crimini contro l’umanità, a parte forse l’integerrimo Presidente Netanyahu e il simpaticissimo torturatore libico Almasri”.

Iacolizzi è stato successivamente liberato dal giudice che gli ha concesso tutte le attenuanti del caso, ma lo ha condannato a una durissima pena: rinfoltire la rosa del Napoli, ampiamente debilitata dagli infortuni.

Davide Paolino

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