Che anno sarà sui social? LinkedIn e Meta punteranno sui video, Threads e X sul real time. L’attenzione? Si giocherà sui primi tre secondi

Che anno sarà sui social? LinkedIn e Meta punteranno sui video, Threads e X sul real time. L’attenzione? Si giocherà sui primi tre secondi

Il 2026 si preannuncia come un anno di svolta per i social media. Non si tratta più di prevedere quale piattaforma crescerà di più o quale formato otterrà più visualizzazioni. La vera questione è un’altra e riguarda un cambiamento strutturale nel modo in cui utenti, brand e creator interagiscono con questi ecosistemi digitali. Le previsioni per il nuovo anno raccontano di un mondo dove l’Intelligenza artificiale diventa pervasiva, dove i video brevi dominano ma iniziano a mostrare i primi segni di saturazione, dove le piattaforme si trasformano in motori di ricerca e centri commerciali, e dove l’autenticità diventa l’unica moneta davvero spendibile.

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Secondo il report Digital 2026 di Meltwater e We Are Social, gli utenti dei social media hanno raggiunto quota 5,66 miliardi a livello globale, pari al 68,7% della popolazione mondiale. Si tratta di un dato storico: per la prima volta, gli utenti social superano i non utenti con un rapporto di due a uno. In questo scenario, le dinamiche che governano queste piattaforme assumono un peso sempre maggiore nella vita quotidiana di miliardi di persone.

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L’intelligenza artificiale tra opportunità e scetticismo

Il 2026 sarà l’anno in cui l’intelligenza artificiale passerà dalla fase sperimentale a quella di infrastruttura consolidata nel mondo dei social media. I dati parlano chiaro: secondo il report ‘State of AI in Social Media 2025’ di Metricool (ottobre 2025), il 65% dei professionisti social utilizza già l’intelligenza artificiale per almeno la metà dei propri contenuti, e solo il 3,6% non la impiega affatto nel proprio workflow. Il ‘2025 AI Marketing Industry Report’ di Social Media Examiner conferma la tendenza: il 90% dei marketer usa l’AI per contenuti testuali e l’83% afferma che permette di produrre significativamente più materiale.

Ma c’è un paradosso da considerare. Secondo il report Muse di Billion Dollar Boy, il 52% dei consumatori ritiene che l’AI generativa abbia diminuito la fiducia nei contenuti dei creator. Quando si chiede quale sforzo dovrebbero prioritizzare i brand nel 2026, la risposta più frequente è inequivocabile: creare contenuti realizzati da esseri umani. Il 55% degli utenti social afferma di fidarsi maggiormente dei brand che pubblicano contenuti human-generated, percentuale che sale a due terzi tra Gen Z e Millennials. Non a caso, il 45% dei professionisti social resta cauto sull’adozione dell’AI per preoccupazioni legate alla qualità percepita.

C’è però un dato che merita attenzione: secondo un’analisi di Typeface (novembre 2025), il 71% dei social media marketer che usano strumenti AI riporta che i contenuti AI-generated performano meglio di quelli realizzati senza. Si sta delineando un nuovo paradigma che potremmo definire “AI dietro le quinte, umani in primo piano”. 

L’intelligenza artificiale diventa strumento di supporto per l’analisi dei dati, l’ottimizzazione dei contenuti, la gestione delle community, ma il volto pubblico del brand resta necessariamente umano. Come sottolinea Greg Swan, Senior Partner di FINN Partners in un’analisi di Sprout Social: «Il futuro dei social media per i brand ri-centrerà la community, non solo il contenuto. Le persone vogliono connessione, trasparenza e valore reale dai brand che seguono».

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Il video breve regna ancora, ma si fa spazio il formato lungo 

TikTok, Instagram Reels, YouTube Shorts. Il video breve ha dominato gli ultimi anni e continuerà a farlo nel 2026, ma con alcune evoluzioni interessanti. La parità di funzionalità tra piattaforme ha reso il video verticale lo standard universale, tanto che secondo le analisi di settore Instagram prevede che i contenuti video riceveranno una spinta algoritmica 2,5 volte superiore rispetto alle foto statiche.

A guarda bene, sta emergendo un trend interessante che riguarda l’allungamento dei formati. YouTube Shorts ha esteso la durata massima a tre minuti, così come i Reel di Instagram; TikTok permette video fino a dieci minuti; e sempre più creator stanno sperimentando contenuti di approfondimento. 

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Il 68% dei responsabili marketing ritiene che YouTube sia la piattaforma con il maggiore impatto di business, secondo lo Sprout Social Index 2025. Come osserva Tameka Bazile di Business Insider: «Il video social-first resterà centrale, ma il pubblico si sta frammentando tra le piattaforme. YouTube è particolarmente ben posizionato per vincere su entrambi i fronti: sta catturando gli spettatori streaming in salotto e mantiene ancora una forte influenza nella creator culture».

La chiave per il 2026 non sarà semplicemente produrre più video, ma produrre video che catturino l’attenzione nei primi tre secondi (sfida dura ma non impossibile) e la mantengano. Gli algoritmi stanno diventando sempre più sofisticati nel misurare non solo le visualizzazioni, ma il tempo di permanenza e i momenti esatti di abbandono. TikTok sta introducendo checkpoint di watch time ogni tre secondi per identificare i picchi di engagement. Chi saprà costruire contenuti che mantengono l’attenzione costante avrà un vantaggio competitivo importante.

I social media sempre più motori di ricerca, con la AI

Uno dei cambiamenti più significativi in atto riguarda il comportamento di ricerca delle nuove generazioni. Non un trend nuovissimo, ma col tempo assume sempre più sostanza. Secondo il Q2 2025 Pulse Survey di Sprout Social, il 41% della Gen Z si rivolge prima ai social media quando cerca informazioni, superando i motori di ricerca tradizionali (32%), gli strumenti di AI conversazionale (11%) e amici e familiari (9%).

I social sono diventati ufficialmente la prima scelta per la ricerca tra i più giovani. Questa trasformazione sta obbligando i brand a ripensare completamente le strategie di posizionamento dei contenuti online. Non basta più ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca tradizionali. Nel 2026 sarà fondamentale pensare ai social media come piattaforme di discovery, con contenuti progettati per rispondere a domande specifiche. “Cosa comprare”, “dove andare”, “come fare” sono query che sempre più spesso trovano risposta in un video di 30 secondi su TikTok piuttosto che in un articolo web. Il tutto condito dalla AI.

Quasi un consumatore su tre salta completamente Google e inizia la propria ricerca direttamente su TikTok, Instagram o YouTube. E l’impatto sul business è concreto: il 76% degli utenti afferma che i contenuti social hanno influenzato un acquisto negli ultimi sei mesi, dato che sale al 90% tra la Gen Z.

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Il social commerce esplode (ancora), ma con regole diverse

Il commercio attraverso i social media sta raggiungendo dimensioni impressionanti. Secondo McKinsey, il social commerce globale supererà i 2 trilioni di dollari entro il 2025, mentre negli Stati Uniti le vendite toccheranno i 100 miliardi entro il 2026 secondo Insider Intelligence. Ma il fenomeno più interessante riguarda il live shopping, che nel mercato americano è destinato a raddoppiare dai 31,7 miliardi del 2023 ai 67,8 miliardi del 2026.

TikTok Shop sta guidando questa trasformazione con numeri impressionanti. Secondo i dati più recenti, il 45,5% degli utenti TikTok negli USA ha effettuato almeno un acquisto sulla piattaforma nel 2025, in crescita del 3,9% rispetto al 2024. Le vendite di TikTok Shop sono aumentate del 120% anno su anno. Il dato più significativo: il 67% degli utenti ha acquistato un prodotto dopo averlo visto in un video, anche quando non aveva intenzione di fare shopping. È il trionfo dell’acquisto d’impulso guidato dai contenuti.

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Il successo di TikTok Shop nel 2026 si fonda su un principio netto. L’acquisto avviene senza uscire dall’app, eliminando i punti di frizione che causano l’abbandono del carrello sulle piattaforme tradizionali. Per i brand, questo significa ripensare completamente il funnel di vendita, con contenuti che devono intrattenere, informare e convertire in un’unica esperienza fluida.

Threads vs X, la battaglia per il real-time

Sul fronte delle piattaforme, il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta nella competizione tra Threads e X. Secondo Social Media Today, Threads ha raggiunto 400 milioni di utenti attivi contro i 600 milioni di X, ma il ritmo di crescita suggerisce un sorpasso imminente. Threads sta aggiungendo circa 50 milioni di utenti ogni quattro mesi, e alcuni report indicano che starebbe già superando X per utenti attivi giornalieri.

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Elon Musk

La strategia di Meta con Threads è quella di offrire una versione “più amichevole” di Twitter, puntando sulla discovery in tempo reale e sul clustering tematico piuttosto che sul follower count. Per i brand, questo significa considerare seriamente Threads come canale di comunicazione, soprattutto per le conversazioni real-time e il posizionamento “thought leadership”.

LinkedIn diventa video-first

LinkedIn sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. Da piattaforma di social business, sta diventando sempre di più una piattaforma “social business media”. La piattaforma sta investendo massicciamente sui creator e sui contenuti video, con video e post visuali che generano fino a 5 volte più engagement rispetto ai contenuti testuali. Secondo i dati di Martal Group, LinkedIn rimane responsabile di circa l’80% di tutti i lead B2B generati attraverso i social media, con un tasso di conversione visitatore-lead del 2,74%, tre-quattro volte superiore a Facebook o X.

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Nel 2026, la strategia vincente su LinkedIn includerà necessariamente video brevi, newsletter native e una forte componente di personal branding. Non sono più le pagine aziendali a guidare l’engagement, ma i profili personali dei leader e dei dipendenti. L’employee advocacy diventa così un asset strategico: i contenuti condivisi dai dipendenti generano più fiducia e interazioni rispetto a quelli delle pagine corporate. Una evoluzione, se vogliamo, quasi inevitabile.

La community sfida l’algoritmo

In un ecosistema sempre più saturo di contenuti, dove l’utente medio trascorre 2 ore e 21 minuti al giorno sui social ma la quantità di contenuti pubblicati continua a crescere esponenzialmente, la risposta non può – e non deve – essere “postare di più”.  La saturazione è ormai un dato di fatto, e le piattaforme stanno spostando il focus dalle metriche di vanità alle metriche di profondità: tempo di permanenza, salvataggi, condivisioni in DM, commenti significativi.

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Il 2026 premierà i brand che costruiscono community, non audience. È il momento della community management. I dati confermano questa tendenza: interagire con il pubblico in spazi più piccoli, come i broadcast channel, e creare momenti di “sorprendi-e-delizia” sono le priorità che la Gen Z indica per i brand nel 2026.

Instagram ha introdotto i Broadcast Channel, WhatsApp i Channels, Discord Channel continua a crescere come hub per i brand. Il 51% degli utenti globali prevede di passare più tempo su piattaforme community-based come Reddit nei prossimi sei mesi, percentuale che sale al 63% tra Gen Z e Millennials. Questi strumenti offrono una linea diretta con i fan, bypassando gli algoritmi dei feed. Sono spazi più intimi, dove i brand possono costruire relazioni più profonde e durature.

Accorgimenti per navigare il 2026

Per chi deve pianificare la propria strategia social per il nuovo anno, emergono alcune priorità chiare. Prima di tutto, progettare contenuti nativi per ogni piattaforma, costruiti per mantenere l’attenzione costante fino alla fine. Come evidenzia Sprinkler, Instagram valuta condivisioni, salvataggi e messaggi diretti più dei semplici like.

In secondo luogo, utilizzare l’AI come strumento di supporto, non come sostituto della voce del brand. L’autenticità è diventata il principale differenziatore competitivo, e i contenuti generati interamente dall’AI vengono sempre più facilmente identificati e penalizzati sia dagli algoritmi che dagli utenti.

Terzo, ottimizzare i contenuti per la ricerca social. Questo significa utilizzare parole chiave naturali nelle caption, rispondere a domande specifiche, creare contenuti che funzionino come risposte a query reali. Le tecniche di posizionamento tradizionale non bastano più.

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Quarto, considerare seriamente il social commerce e il live shopping, specialmente per i settori fashion, beauty e tech. I tassi di conversione durante le sessioni live possono raggiungere il 26%, secondo alcuni case study. Infine, costruire community proprietarie attraverso newsletter, broadcast channel, gruppi. La dipendenza esclusiva dagli algoritmi delle piattaforme è un rischio che nel 2026 nessun brand può più permettersi di correre.

Il futuro appartiene a chi sa ascoltare

Il 2026 non premierà i brand o gli utenti più rumorosi, quel tempo ormai è finito. Ma premierà quelli più attenti. In un mondo dove oltre un miliardo di persone utilizza strumenti di AI generativa ogni mese, dove le piattaforme social sono diventate motori di ricerca, centri commerciali e spazi di intrattenimento, la capacità di distinguersi dipenderà dalla qualità delle connessioni, non dalla quantità dei contenuti.

Il consiglio più alto per il prossimo anno è quello di essere creativi, divertenti, più concentrati sulle relazioni con le persone ed evitare di condividere contenuti marketing standardizzati e robotici.Sembra una regola semplice, ma applicarla richiederà uno sforzo significativo, anche in termini strategici. Chi saprà farlo avrà un vantaggio competitivo che durerà ben oltre il 2026.