E’ stato un piacere e un’emozione veder ricostruito sullo schermo nei giorni scorsi l’ambiente di una delle storie più suggestive e ricche di spunti di riflessione, che da anni racconto con Italiani di Frontiera. Quella delle “Figlie di Choro”, bambine abbandonate da famiglie indigenti o prostitute, allevate e istruite, le più dotate alla musica, in uno degli istituti di carità della Venezia del Settecento, l’Ospedale della Pietà, che fa da sfondo a “Primavera“, film in sala da Natale per la regia di Damiano Michieletto, che vi ambienta una vicenda di fantasia, ispirata dal libro di Tiziano Scarpa “Stabat Mater” (Einaudi 2008 Premio Strega 2009), narrando il rapporto intenso fra un giovane tormentato Vivaldi e la sua allieva preferita, Cecilia, (interpretati da Michele Riondino e Tecla Insolia) di cui il grande musicista, che insegnò per lunghi anni nella scuola dell’istituto, intuisce e coltiva lo straordinario talento di violinista eccezionale.
L’anno precedente, la storia delle Figlie di Choro aveva ispirato, più liberamente, un altro bel film, “Gloria”, scritto e diretto da Margherita Vicario, in concorso al 74* Festival Internazionale del Cinema di Berlino, diversi premi ottenuti tra cui tre David di Donatello uno per il miglior esordio alla regia, con un Vivaldi più anziano e scorbutico interpretato da Paolo Rossi.
Damiano Michieletto e Margherita Vicario hanno sviluppato in due film emozionanti un tema cruciale e attuale, non solo per l’identità femminile: l’arte e l’affermazione del talento come strumenti di consapevolezza e riscatto da uno stato di emarginazione. Ma quel che nei due film non compare… è il motivo principale per cui Italiani di Frontiera ha indagato a fondo in questa storia. Ed è lo straordinario contributo che queste ragazze (protagoniste nel 2021 di una bellissima mostra al Museo del Violino di Cremona) diedero alla modernizzazione della musica stimolando col loro talento di polistrumentiste Vivaldi e moti altri illustri compositori che dedicarono loro innumerevoli composizioni.
“Come lei qual professore/suona cembalo e violino/violoncel, viola d’amore/liuto, tiorba e mandolino?/Biondo crin/guance di rosa/ sen di neve, occhi di foco/nobil tratto e spiritose/ le maniere, in serio e in gioco“
Questi versi dedicati all’epoca da un poeta anonimo ad Anna Maria Del Violin (cognome di maniera), la più celebre delle Figlie di Choro, considerata all’epoca senza rivali in Europa, possono spiegare come mai queste musiciste compaiano in un recente libro di un autore best seller New York Times, a fianco di figure storiche di innovatori in campi disparati, da Keplero a Van Gogh, a star dello sport come Tiger Woods e Roger Federer o del jazz come Django Reinhardt..
Nel suo “Range” (Generalisti, LUISS 2020), David Epstein ha esaltato di queste ragazze senza volto proprio la versatilità: virtuose di uno strumento, molte erano straordinarie polistrumentiste. Anna Maria ad esempio era violinista fuoriclasse ma saoeva suonare anche violoncello, oboe, clavicembalo, mandolino, afferma Epstein, ricordando che per le “Figlie di Choro”, Vivaldi scrisse 140 concerti (alcuni trascritti da Bach), che anche Haydn compose per una di loro, mentre Mozart le avrebbe ascoltate da bambino, poi da ragazzo.

La loro abilità con strumenti diversi, che sbalordì studiosi giunti dall’estero, avrebbe rappresentato una sfida per i compositori, al punto da stimolare il passaggio dal barocco ai maestri classici, con sperimentazioni alle origini dell’orchestra moderna e del rinnovamento della musica sacra. Confermando la tesi del saggio: la chiave del successo sta nel saper combinare competenze diverse, generando formule e innovazioni che spesso sfuggono ai “superspecialisti” di un solo campo. Mentre diversificare le esperienze, creare opportunità, esplorare e guardare con una visione più ampia, consente di pensare fuori dagli schemi e affermarsi in un mondo specializzato, con una conoscenza allargata, flessibile, trasversale.

Musiciste del ‘700 raccontate dall’AI
“…Ma soprattutto Vivaldi scoprì che la vera invenzione nasce dalla migrazione tra linguaggi”
Chi è l’autore di questa riflessione? Una “collega giornalista” che non esiste. Italiani di Frontiera sta conducendo infatti un esperimento di giornalismo-AI con la fantastica squadra dell’agenzia Sharazad guidata dal visionario Stefano Schiavo, che ha dedicato al mio progetto un numero della rivista Wings, interamente realizzata da “giornalisti-AI” che hanno riscritto in modo originale alcune delle mie storie, lasciandomi sbalordito. Una è proprio quella delle Figlie di Choro, intitolata Le costellazioni invisibili di Venezia,
Impressionante come la “collega-AI” abbia interpretato il talento innovativo delle giovani musiciste. “… L’intuizione di Vivaldi fu comprendere che la condizione di reclusione poteva diventare una camera di risonanza infinita…Il risultato furono quei concerti che spinsero la musica barocca verso costellazioni inesplorate, seducendo Bach che trascrisse diversi concerti di Vivaldi, anticipando l’orchestra come corpo creativo pensante…” .

Un’immagine creata dall’Intelligenza Artificiale per l’articolo sulle Figlie di Choro nella rivista Wings
La storia delle figlie di Choro
La storia delle musiciste veneziane del ‘700 compare in una delle puntate del mio podcast Italiani di Frontiera (qui sotto su Spotify)

Qui un estratto.
…A Venezia, una di queste istituzioni era l’Ospedale della Pietà, attivo sin dal Trecento. Curare, educare e insegnare un mestiere agli “esposti” era la missione di tutti questi istituti. Ma a Venezia, che era centro d’eccellenza per la musica, l’Ospedale della Pietà potè contare anche su un insegnante straordinario, che assunto nel 1703, a 25 anni come “Maestro di Violino” vi lavorò a più riprese sino al 1740, un anno prima della sua morte. Si chiamava Antonio Vivaldi.
Sotto la sua guida, il gruppo di giovanissime musiciste da lui formate divenne un’eccellenza assoluta, un’attrazione internazionale, al punto che per ascoltare le ragazze che accompagnavano cerimonie religiose suonando e cantando (una sfida all’autorità papale), la Chiesa della Pietà spesso gremita all’inverosimile vista la loro fama restava con le porte aperte, per consentire alla folla di ascoltarle anche dall’esterno…
Quella comunità era uno straordinario laboratorio sociale di promozione e riscatto, in cui le ragazze si impegnavano a fondo e le più grandi insegnavano alle più piccole. Ma a estasiare ascoltatori raffinati ed esigenti erano giovani provenienti dai ceti più poveri e disastrati della società. E quella grata da cui provenivano suoni celestiali, riferiscono alcuni testimoni, celava spesso deformazioni fisiche frutto del degrado in cui le brave musiciste erano nate.
Per l’Ospedale della Pietà, le “Figlie di Choro”, com’erano chiamate le giovani musiciste, erano un motivo di grande prestigio ma pure un importante investimento. Selezionate fra le più dotate, sottoposte a un duro addestramento, venivano ripagate anche con un’alimentazione migliore rispetto alle loro compagne e le loro esibizioni erano cruciali per attirare le donazioni dalle quali dipendeva l’Ospedale. Che per questo investì cifre consistenti per l’acquisto di strumenti pregiati da celebri liutai, come quelli esposti di recente in una bella mostra al Museo del Violino di Cremona.
Nessuno ha ritratto i volti di queste musiciste, anche se si ritiene che alcuni compaiano nell’affresco di Giambattista Tiepolo che adorna il soffitto della chiesa. Nessuno conosce i loro cognomi, non avrebbero mai incontrato i loro parenti (per questo prendevano il cognome dall’istituto che le aveva allevate) ma di due di loro sono stati tramandati invece i nomi, perchè talenti prodigiosi, allieve predilette di Vivaldi: Anna Maria e Chiaretta.
Figlie di Choro su YouTube
La fama delle “Figlie di Choro” nel mondo della musica è stata tale che BBC4Four anni fa ha realizzato in un video, disponibile su YouTube, una suggestiva ricostruzione con orchestra e coro al femminile, con il Gloria di Vivaldi in un concerto registrato proprio nella Chiesa della Pietà.