Chi era Maria Franca Ferrero, l’imprenditrice che ha fatto conoscere al mondo la Nutella con il marito Michele?

Chi era Maria Franca Ferrero, l’imprenditrice che ha fatto conoscere al mondo la Nutella con il marito Michele?

Maria Franca Ferrero, moglie di Michele Ferrero, l’uomo che ha trasformato una piccola pasticceria piemontese in un colosso globale, è stata una delle figure più riservate e allo stesso tempo più influenti dell’imprenditoria italiana. Un modello di leadership silenziosa, lontana dai riflettori ma centrale nelle scelte strategiche del gruppo. Non era solo la “signora Ferrero” ma un punto di equilibrio e una presenza costante nella costruzione di un marchio che sarebbe divenuto famoso a livello mondiale.

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Dall’infanzia all’imprenditoria

Nata a Patti, in Sicilia, e cresciuta in un’Italia che stava ricostruendo la propria identità economica, Maria Franca portava con sé una cultura del lavoro fatta di pragmatismo, sobrietà e senso della comunità. Quando incontrò Michele Ferrero, la sua vita si intrecciò con quella di una delle famiglie più innovative del dopoguerra. Alba, il Piemonte, la tradizione artigianale: tutto contribuiva a un ecosistema fertile per sperimentare nuovi prodotti e nuovi modelli industriali.

L’innovazione nel mondo Ferrero

Maria Franca, pur non essendo la mente tecnica dietro la formula, è stata parte integrante del processo decisionale che ha portato Nutella a essere conosciuta nel mondo. Da sempre interessata alla comunicazione e alla reputazione aziendale, ha contribuito a definire un’immagine coerente, familiare, rassicurante.

Dopo la morte di Michele nel 2015, Maria Franca è diventata il perno della continuità. Non è mai intervenuta direttamente nella gestione operativa, ma ha esercitato un’influenza decisiva sulla tutela dell’identità del gruppo e la filantropia, con un’attenzione particolare ai dipendenti e ai territori produttivi.

L’imprenditrice sosteneva questa filosofia: innovare senza clamore, crescere senza perdere l’anima, espandersi senza cedere alla tentazione della spettacolarizzazione. Ora lascia un’eredità che va oltre il patrimonio economico. Ha contribuito a costruire: un modello di impresa familiare globale, un ecosistema di innovazione radicato nei territori ma capace di competere nel mondo; una cultura aziendale fondata su etica, qualità e continuità e un brand che ha trasformato un prodotto semplice in un simbolo generazionale.