Daniela Alampi tra medicina e scrittura. «Anche per strada cerco storie. Il gender gap nella salute? Ai vertici è ancora fortissimo»

Daniela Alampi tra medicina e scrittura. «Anche per strada cerco storie. Il gender gap nella salute? Ai vertici è ancora fortissimo»

Una vita al servizio della scienza, una passione che scorre nelle vene da sempre: la scrittura. «Me la sento addosso sin da quando sono piccola, credo che sia qualcosa di innato. Avevo 12 anni quando ho scritto il mio primo romanzo». Daniela Alampi, classe ’67, a un anno lascia Reggio Calabria per la capitale. «Mio padre per lavoro si è dovuto trasferire, faceva il ferroviere, e io sono stata “adottata dalla Lupa”». Oggi Daniela vive e lavora a Roma, all’ospedale Sant’Andrea dove è ricercatrice. La laurea in Medicina, la specializzazione in Anestesia e Rianimazione, gli studi in Criminologia e Scienza della comunicazione non verbale. E quella passione che sente da sempre dentro di se, attirata soprattutto dai generi fantasy, horror e thriller. Ma la vita quotidiana è la sua fonte d’ispirazione. «Spesso inizio a scrivere durante le mie ore passate sui bus a Roma, in quell’andirivieni trovo spunti interessanti», ci racconta la dottoressa e scrittrice nella nuova puntata di Unstoppable Women.

daniela alampi 3
Daniela Alampi con una copia del suo ultimo libro, “Nel nome di lago”

Leggi anche: Lidia Volpe e la matematica fatta semplice. «Chi l’ha detto che è noiosa? I numeri disegnano il progresso»

Una carriera nella scienza e una passione umanistica, un connubio singolare?
Si e da sempre me lo porto dentro. Mi sono laureata in Medicina e Chirurgia e poi specializzata in Anestesia e Rianimazione, ma quella passione per la scrittura me la sento addosso da sempre. E proprio per inseguire questa “verve” ho studiato Criminologia e Scienze della Comunicazione non verbale. Poi sono diventata ricercatrice all’Università “La Sapienza” di Roma, ho vinto il concorso nel 2001 e ho successivamente ottenuto l’abilitazione da professore associato ma quella passione per la scrittura sapevo che, prima o poi, sarebbe dovuta venire fuori. La mia fonte ispiratrice è la vita quotidiana: trascorro ogni giorno una quantità di tempo notevole sull’autobus e allora mi vengono le idee.

E quando, effettivamente, è venuta a galla?
Sin da piccola, passavo molto tempo da sola, disegnavo, suonavo, scrivevo. A 12 anni è arrivato il mio primo racconto dell’orrore, parlava di un lupo mannaro. Il genere horror mi appassiona da sempre. Io non sono una persona socievole e scrivere è per me un gesto introspettivo. Nei miei racconti c’è tanto della mia vita, anche se “camuffata”. Nel 2012 ho esordito nella narrativa con la raccolta “Ritagli di storie”, a cui sono seguiti “Coriandoli” e il mio primo romanzo, “Senso vietato”.
Con la casa editrice LuoghInteriori ho già pubblicato nel 2021 la raccolta di racconti “Il passeggero oscuro”, nel 2023 “Il talismano di Zagara” e “Il soffitto capovolto” (2024). L’ultimo è “Nel nome di lago”.

senso vietato alampi

Ma c’è stato un momento in cui queste due tue anime, scientifica e umanistica, si sono “messe d’accordo”?
Senz’altro, quando ho iniziato a scrivere di medicina e anestesia. Ho dedicato due pubblicazioni all’argomento e al momento, assieme ad altri colleghi, stiamo portando avanti un nuovo lavoro su queste tematiche. Proprio per conciliare questi due aspetti del mio carattere ho seguito un master in Medicina narrativa e ho portato il diario clinico in terapia intensiva. Quest’ultimo è un altro progetto a cui tengo molto perché attraverso i racconti dei parenti, per esempio ricordando gli avvenimenti importanti di una giornata o qualcosa di più personale, al risveglio i pazienti possono rivivere il tempo che hanno perso come una sorta di “linea cronologica”. Un caso esemplare è stato quello che ha coinvolto due ultrà che, al termine di una partita, hanno avuto un incidente stradale e uno dei due è finito in coma. Al suo risveglio ha trovato l’altro che in quei 15 giorni di assenza aveva annotato per lui quello che stava facendo la sua squadra del cuore, anche se tifava tutt’altro team. Una storia singolare molto emozionante.

Ma tornando alla scrittura, che cosa ti attrae tanto dell’horror e del thriller?
Credo che ognuno di noi nasconda dei lati oscuri un po’ “cattivelli” che vengono fuori solo in certi momenti così come dei punti deboli sui quali si può fare leva. Ma non è solo il thriller a colpirmi, mi piace molto anche il fantasy. Tra le mie prime produzioni c’è “Il talismano di Zagara”, che racconta di una ragazza che scopre di essere una strega. Nei miei libri poi ci sono sempre elementi del mio lavoro che caratterizzano la sanità “mascherati”.

alampi 2

Ecco, la sanità è tra i settori in cui ai vertici ancora il gender gap si avverte in modo evidente?
Sì, in qualità di presidente del CUG (Comitato Unico di Garanzia ndr) dell’ospedale dove lavoro, ci occupiamo proprio di divario di genere. In particolare, questo organismo serve a promuovere le pari opportunità e il benessere lavorativo e contrasta discriminazioni, mobbing e violenze (psicologiche o morali). Tra i problemi che riscontriamo più spesso c’è quello del mobbing ma anche la parte stipendiale. Noi donne siamo sempre sotto rispetto agli uomini, c’è ancora discrepanza di salari tra primari. Un fenomeno che noto anche nell’università con molti più uomini che donne ai vertici. Ora i medici sono prevalentemente donne, ma chi comanda è quasi sempre un uomo. Il problema è che è difficile riconoscere queste disparità quando ci siamo dentro, e soprattutto è difficile dimostrarle. E poi c’è ancora paura nel denunciare.

Come si potrebbe, secondo te, rimediare?
Dal mio punto di vista, la cultura e l’informazione sono alla base di tutto. Proprio in questa direzione abbiamo dato vita a dei podcast sulla violenza di genere e sul gender gap. Sensibilizzare sicuramente è un passo necessario, poi si deve passare all’azione.

11

E tornando, invece, al tuo spirito più imprenditoriale, da scrittrice quali sono le difficoltà maggiori con cui ti rapporti?
A parte le case editrici grandi, oggi le piccole realtà fanno molta fatica. Non investono sulla promozione e farsi notare diventa molto difficile. In tanti pubblicano pagando ma non dovrebbe essere “la normalità”. Questo non è un divario di genere ma è sicuramente un divario di accesso che non dovrebbe esistere. E io mi batto anche per questo.