Dazi amari. Per tutti. Trump innesca la guerra commerciale col mondo. Timida la risposta della Ue

Dazi amari. Per tutti. Trump innesca la guerra commerciale col mondo. Timida la risposta della Ue

Tanto tuonò che piovve. L’America come ampiamente preannunciato si chiude in sé stessa e, imponendo dazi particolarmente alti su generi più venduti nei 50 Stati, spinge i 340 milioni di cittadini statunitensi ad acquistare americano.

Dazi trumpiani, le cose da sapere

I dazi base scatteranno dal 5 aprile, quelli maggiorati dal 9 dello stesso mese. Dalla mezzanotte del 2 aprile sono già in vigore quelli del 25% delle auto prodotte all’estero, chiodo fisso dell’amministrazione Trump che non si capacità del perché agli americani piacciano tanto le vetture prodotte al di fuori dei propri confini (provenienti soprattutto da Giappone ed Europa) e assai meno quelle “made in USA”. L’Unione Europa viene colpita da dazi del 20%, la Cina da misure del 34 per cento. A questo giro si salvano i confinanti, Canada e Messico, già soggetti a rincari del 25% perché colpevoli di invadere gli States con fentanyl e migranti, dice l’inquilino della Casa Bianca.

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Chi colpiscono i dazi di Donald Trump

Persino la Gran Bretagna, pur restando partner privilegiata degli Stati Uniti, dovrà fare i conti con balzelli inediti, che però si fermano al dieci per cento. La più colpita è, come si anticipava, la Cina: quel 34% sommato alla precedente misura del 20% porta il valore delle merci a raddoppiare una volta attraversata la frontiera a causa dei dazi al 54 per cento. Non si salva nemmeno Israele, alleato di ferro nella politica estera statunitense e in particolar modo repubblicana: dazi del 17%. Sono 60 in tutto i Paesi individuati dall’amministrazione Trump: 26% per i beni provenienti dall’India, 46% per quelle dal Vietnam, 32% per Taiwan, 10% per il Brasile, 30% per le merci che giungono dal Sudafrica, 31% per la Svizzera, 49% per la Cambogia.

La timida reazione europea

Dopo qualche ora giunge la risposta della Ue, colpita da dazi al 20 per cento. Secondo i dati della Banca Mondiale quelli europei sulle merci statunitensi si aggirano in media attorno al 2% con una corrispondenza pressoché totale coi vecchi dazi applicati dagli USA sui beni made in Europe.

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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue

«Siamo pronti a reagire, ma siamo pronti a negoziare, non è troppo tardi. Finalizzeremo il primo pacchetto di contromisure sull’acciaio e prepareremo altri contro dazi in caso di fallimento dei negoziati», comunica la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Le reazioni di Cina e Giappone

Ben più duri i commenti che giungono dall’Asia. «Ho comunicato che le misure tariffarie unilaterali adottate dagli Stati Uniti sono estremamente deplorevoli e ho nuovamente esortato con forza a non applicarle al Giappone», scandisce il ministro del Commercio giapponese Yoji Muto. «Nutriamo serie preoccupazioni circa la conformità» dei dazi americani «alle norme del Wto e all’accordo commerciale tra Giappone e Stati Uniti», gli fa eco il portavoce del governo nipponico Yoshimasa Hayashi.

Sulla stessa lunghezza d’onda Pechino che in una nota sottolinea come i dazi americani «non sono conformi alle norme del commercio internazionale e danneggiano gravemente i legittimi diritti e interessi delle parti coinvolte».

La propaganda della Casa Bianca

Fa eccezione la propaganda trumpiana che in un eccesso di enfasi di altri tempi sul portale ufficiale della presidenza USA scrive: “L’audace azione commerciale del presidente Trump riceve elogi”. “Oggi – si legge in una nota che pare la trascrizione di un cinegiornale Luce del nostro passato più buio -, il presidente Donald J. Trump ha chiarito al mondo che i giorni della resa economica sono finiti. Dopo essere stato svenduto dai politici di carriera per generazioni, il Presidente Trump sta attuando politiche commerciali eque che ripristineranno la nostra forza lavoro, ricostruiranno la nostra economia e metteranno finalmente l’America al primo posto”.