Dopo Lavitola e Boccia, Ranucci precisa: “Ho anche amici senza problemi con la giustizia”

METROPOLIS (RM) – Dopo essere stato esautorato dalla conduzione di Report, Sigfrido Ranucci ha accettato di rispondere alle nostre domande sulle polemiche che negli ultimi mesi hanno coinvolto alcuni dei suoi rapporti personali. Avrei voluto chiedergli il perché di quella maglietta blu con una esse rossa su sfondo giallo che spunta dalla camicia, ma abbiamo altre cose di cui parlare.

Ranucci, dopo Lavitola e Boccia qualcuno ha iniziato a ironizzare sulle sue amicizie.

«È una rappresentazione vergognosa. Ho anche amici che non hanno mai avuto problemi con la giustizia».

Può farci qualche nome?

«Non intendo esporre degli innocenti».

Partiamo allora da Valter Lavitola. Quando è emerso che era indagato come presunto mandante dell’attentato contro di lei, lo ha definito “un amico vero” e ha detto che non avrebbe mai fatto del male a lei o alla sua famiglia.

«Sono garantista. Non basta un’indagine per trasformare una persona in un criminale».

Poi Lavitola ha confessato di essere stato il mandante.

«Ma non è stato ancora rinviato a giudizio».

E quando lo sarà?

«Mi costituirò parte civile».

Ma perché non lo ha denunciato?

«Il suo non è un reato a querela di parte».

Quindi non serviva una sua querela perché la magistratura procedesse.

«Esatto. E poi vorrei anche capire chi c’è dietro di lui».

Pensa che ci possano essere altri mandanti? E chi sarebbero?

«Ma è ovvio. I Potery Forty™».

I Potery Forty™ l’hanno costretta a diventare amico fraterno di Lavitola?

«Vuole che non abbiano un mind flayer in grado di influenzare anche una mente lucidissima come la mia?»

Bum! Un mind flayer… mica siamo su Stranger Things!

«Non lo crede possibile? Aspetti che esca l’inchiesta del “nostro” Giorgio Mottola, inviato nel Sottosopra. A saperlo prima, però, ci avrei mandato quella mortificatrice di professionalità della Presutti, viste le sue affinità con Vecna per quanto riguarda il tradimento!».

Lavitola sostiene di averla avvertita prima dell’attentato che qualcuno avrebbe potuto colpirla. Perché non ne parlò agli investigatori?

«Non c’erano gli elementi. Se avessi percepito un rischio vero, l’avrei denunciato».

Dopo che qualcuno ha messo una bomba davanti casa sua non le sono sembrate un po’ più attendibili?

«Anche Gaetano Costa rimase praticamente solo a prendersi la responsabilità di firmare i mandati contro la mafia prima di essere assass…».

Scusi, eh… ma io le sto chiedendo perché lei non riferì agli investigatori quelle di Lavitola!

«Può evitare di interrompermi come succedeva a Giovanni Falcone durante quella puntata famosa condotta da Costanzo e Santoro?».

Aridaje con ‘sti paragoni!

Lei ha giustificato i rapporti con Lavitola dicendo che un giornalista deve parlare con tutti e che, se potesse, andrebbe a cena persino con Totò Riina. Ma con Lavitola sembra esserci stato un rapporto che andava molto oltre quello tra un giornalista e una fonte.

«Anche Paolo Borsellino frequentava persone vicine agli ambienti mafiosi».

Sì, ma Borsellino li frequentava per interrogarli dopo che erano stati arrestati!

«Ognuno ha i suoi modi per combattere il crimine».

Ranucci, si rende conto di essere più garantista di Gesù con Giuda per quanto riguarda Lavitola?

«Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà».

Ora si paragona pure a Cristo?!

«Veramente Cristo l’ha tirato fuori lei. Io di solito preferisco paragonarmi al Mahatma Gandhi per la resilienza e la passione per il sesso femminile».

Touché.

Passiamo a Maria Rosaria Boccia. La considera un’amica?

«Bisognerebbe chiederlo a lei».

L’abbiamo fatto. L’ha definita un “amico meraviglioso” appartenente al suo “cerchio magico” e sostiene di averla incontrata diverse volte.

«Da giornalista non prenderei per oro colato le dichiarazioni di una persona coinvolta in procedimenti giudiziari».

E allora perché la frequentava?

«Lo sa che Peppino Impastato veniva da una famiglia di mafiosi?»

Ranucci, per favore! Ma che c’entra?! Le ho chiesto di Maria Rosaria Boccia!

«E io le sto spiegando il contesto».

Non trova curioso che per anni Report abbia considerato rapporti personali, messaggi, frequentazioni e reticenze elementi meritevoli di approfondimento, mentre quando riguardano lei diventano improvvisamente questioni private?

«Quello era giornalismo d’inchiesta».

E questo?

«Un’aggressione personale».

Qual è la differenza?

«Che stavolta le domande le state facendo a me».

Ranucci ha quindi interrotto l’intervista, denunciando la crescente difficoltà dei giornalisti italiani a svolgere liberamente il proprio lavoro.

Prima di andarsene gli abbiamo chiesto se almeno potesse dirci se, fra la sua cerchia di amicizie più strette, ci fossero più incensurati o persone con problemi con la giustizia.

Ranucci ha iniziato a paragonarsi a Giuseppe Marrazzo e Boris Giuliano.

Non abbiamo insistito.

Federico Graziani

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