È italiana la designer campionessa del mondo per l’innovazione sociale. «Vi racconto la testiera smart per persone con Parkinson»

È italiana la designer campionessa del mondo per l’innovazione sociale. «Vi racconto la testiera smart per persone con Parkinson»

Ha inventato OnCue, un software che consente attraverso strategie di suggerimento visive e sensoriali di aiutare i pazienti malati di Parkinson. Un progetto che è valso alla product designer Alessandra Galli, classe ’95 di Como ma residente in Olanda, il premio James Dyson in ambito medico. Laureata alla Naba di Milano, dopo un’esperienza di lavoro in  Superstuff/The Fab Lab, ha concluso la magistrale alla Delft University of Technology nei Paesi Bassi. L’invenzione nasce proprio dal suo progetto di tesi universitaria supportato dall’iniziativa di un’associazione olandese che si occupa di aiutare i malati di Parkinson. L’intervista a questa giovane innovatrice nella nuova puntata di Unstoppable Women.

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Alessandra Galli con OnCue

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Alessandra, iniziamo da te, una laurea alla Naba, poi che cosa ti ha portata in Olanda?
Finita la pandemia da Covid mi sono spostata in Olanda. Lì ho fatto la magistrale e mi sono specializzata in Design Engineering. Ho sempre visto l’Olanda come un Paese che avrebbe potuto offrirmi tanto sia da un punto di vista accademico che professionale. Attualmente mi trovo ancora qui, convinta che questa esperienza non sia ancora finita, ma penso che prima o poi tornerò in Italia.

Come ti è venuto in mente di specializzarti in software per i malati di Parkinson?
L’idea è nata dalla mia tesi di laurea appoggiata anche da un’associazione olandese che ha finanziato il mio progetto. Mi sono resa conto subito che potesse avere un potenziale sia in termini di innovazione che sul mercato. In pratica, si tratta di una tastiera “intelligente” che consente a chi è affetto da Parkinson di ridurre gli errori di digitazione e aiutare a gestire tremori e blocchi, che sono sintomi comuni della malattia.

Ti aspettavi di vincere il James Dyson Award su più di 2100 candidature?
Sapevo che la mia innovazione avrebbe potuto attrarre l’interesse ma su così tanti candidati no, non mi aspettavo di arrivare fino in fondo. Sono molto entusiasta e felice di aver ottenuto questo premio, che si è concretizzato anche in denaro, con un finanziamento di 36mila euro che impiegherò per finire il prototipo, ampliare il team, nella consulenza e nell’etica in campo medico per capire meglio regolamentazioni e tipologia di prodotto. Questa vittoria mi ha dato modo di creare molte connessioni e per me è stato un grande onore essere stata informata del premio da parte dello stesso James Dyson, tramite una videochiamata online che è pubblicata anche su YouTube.

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Puoi descrivere più approfonditamente come funziona la tastiera e che cosa, secondo te, ha convinto la giuria?
La tastiera è abbinata a braccialetti per rendere la digitazione più facile e precisa. OnCue, infatti, invia delicate vibrazioni attraverso la tastiera e i braccialetti ogni volta che si preme, aiutando gli utenti a mantenere un ritmo di digitazione costante e a percepire meglio i tasti. Quando si preme troppo a lungo, la vibrazione si intensifica gradualmente, invitando l’utente a rilasciarlo e passare al tasto successivo. Con l’aiuto dell’Intelligenza artificiale, poi, OnCue prevede le lettere successive e le illumina sulla tastiera, fornendo suggerimenti visivi per prevenire errori ed esitazioni. Anche il design è studiato per ridurre l’affaticamento di mani e braccia, e dispone di tasti con bordi rialzati per ridurre al minimo gli errori di digitazione oltre a essere compatibile con la maggior parte dei computer e laptop collegandosi a questi in modalità wireless tramite bluetooth. Credo che la somma della portata innovativa nel complesso abbia convinto i giurati.

Attualmente di che cosa ti occupi?
Sto cercando di aprire una startup che consoliderò nei prossimi 6 mesi, intanto ho dato il via alla mia ditta individuale di cui sono founder e che conta un team di 3 persone e sto partecipando a un validation program di YesDelft, un incubatore olandese. Nel mondo sono stati identificati più di 40 sintomi connessi al Parkinson e l’esperienza di persone differenti può essere anche totalmente diversa. Ho capito che era davvero importante fare un prodotto customizzabile e modulare, da adattare in base all’intensità dei sintomi e sto lavorando anche sulla parte software per la personalizzazione della tastiera, dell’intensità delle vibrazioni (anche sui braccialetti) e del sistema di illuminazione: una caratteristica importante, perché permette di adattare il dispositivo all’intensità dei sintomi di chi lo usa.

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Ora ti aspetta solo il lancio sul mercato, quindi…
Lo spero davvero tanto! E poi questa tastiera un giorno potrebbe essere utilizzata anche da persone con altre patologie neurologiche, tra cui l’Alzheimer e la distonia. Fino ad ora ho ricevuto il patrocinio di alcune associazioni di malati di Parkinson (nel nostro Paese la Confederazione Parkinson Italia e l’Associazione Parkinsoniani di Treviso) e queste collaborazioni saranno molto utili nella fase di test, dato che ne serviranno diversi per collezionare dati di qualità sul feedback delle persone. Dopo il completamento del prototipo funzionale vorrei quindi avviare un pilot con terapisti occupazionali, appoggiati sia da Parkinson Nederland che dalla confederazione Parkinson Italia che ci guideranno nel testare diverse funzionalità, vibrazione, luce e per capire un po’ quanto funzionano, su chi e in quale percentuale.

Hai mai accusato il gender gap nel tuo lavoro?
Non direttamente ma sono rimasta molto colpita quando un’altra founder, parlando di finanziamenti e di come attrarli, mi ha consigliato di trovarmi un co-founder uomo per la ricerca di fondi perché c’è la percezione che le donne non ottengano finanziamenti come gli uomini. Questa constatazione mi ha fatto rimanere con l’amaro in bocca ma io ho molta fiducia e, almeno per ora, voglio resistere.