È possibile innovare la politica per riaccendere la passione tra i giovani? La via tracciata da un sindaco

È possibile innovare la politica per riaccendere la passione tra i giovani? La via tracciata da un sindaco

Quali sfide attendono la società di domani? Quali sono i rischi e quali le possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico? Per la rubrica “Futuro da sfogliare” un estratto del libro Verso una nuova era della politica: Il modello di una comunità di Luca Albertazzi, edito da Edizioni &100 Group.

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All’alba del terzo millennio si rivolge a chiunque abbia a cuore il destino della collettività, a prescindere da dove si vive e dalle personali sensibilità politiche. Nella speranza di riuscire a trasmettere emozioni e di alimentare originali riflessioni a proposito del mondo che ci circonda, di noi stessi e della nostra relazione con il prossimo. Perché per poter affrontare le importanti sfide che il mondo moderno ci propone dobbiamo imparare a conoscerci, a non fermarci alle apparenze e agli slogan, a concepire le nostre idee sulla base di elementi reali ed oggettivi.

Tra le tante proposte contenute nel libro spicca quella di applicare il metodo scientifico all’attività politica. In questo modo le scelte potrebbero essere più consapevoli, aderenti alla realtà e lungimiranti. Consideriamo alcuni esempi concreti. Nel 2008, poche settimane dopo la bancarotta della Lehman Brothers, la Regina Elisabetta visitò la prestigiosa London School of Economics. In quell’occasione si rivolse agli economisti presenti con una domanda tanto semplice quanto provocatoria: perché nessuno aveva previsto la crisi dei mutui subprime? Quella congiuntura, nel giro di poco tempo, avrebbe messo in ginocchio l’economia e la finanza globali. Eppure, nessuno ne aveva colto i segnali in anticipo.

Copertina 1

Alla fine degli anni ‘80 l’industria alimentare del Nord America fu travolta dalla crisi dovuta al crollo della pesca del merluzzo atlantico. Per arginare il problema, si optò in tutta fretta per una soluzione apparentemente semplice: abbattere su larga scala le foche, principali predatrici del merluzzo. Il risultato, però, si rivelò opposto alle aspettative. I merluzzi continuarono a diminuire inesorabilmente. Solo un’analisi più approfondita permise di comprendere che il problema era più complesso di quanto inizialmente supposto. Il modello della catena alimentare venne sostituito da quello, più realistico, della rete alimentare.

Si scoprì così che le foche si nutrono di oltre cento specie diverse, tra cui altri predatori del merluzzo. Di conseguenza, la loro uccisione aveva favorito la proliferazione di questi ultimi, aggravando ulteriormente la crisi della pesca. L’intervento umano, improvvisato e superficiale, aveva finito per peggiorare un problema che richiedeva un approccio ben più articolato. I due esempi citati evidenziano le caratteristiche tipiche dei cosiddetti sistemi complessi. È importante chiarire un aspetto terminologico: in questo contesto, “complesso” non è sinonimo di complicato o difficile, ma indica un sistema costituito da una moltitudine di elementi interagenti, le cui proprietà emergono proprio da queste interazioni.

Il tema della complessità è centrale nella scienza e attraversa molteplici ambiti disciplinari. Tuttavia, nei programmi scolastici viene raramente approfondito ed è oggetto di pochi corsi accademici specialistici. Può essere utile soffermarsi su alcune proprietà fondamentali dei sistemi complessi, che offrono nuove chiavi di lettura per comprendere la realtà. La domanda della Regina Elisabetta riflette un approccio meccanicistico classico: l’idea che, analizzando in dettaglio un sistema come quello finanziario, sia possibile prevederne con certezza l’evoluzione a medio-lungo termine, proprio come accade con le leggi del moto. Se conosco la posizione e la velocità di un’auto, posso calcolarne la traiettoria futura. Nei sistemi complessi, però, questo principio non si applica.

Condizioni iniziali quasi identiche possono portare a sviluppi completamente diversi. È il cosiddetto “effetto farfalla”, teorizzato negli anni ‘60 dal meteorologo Edward Lorenz. L’imprevedibilità non dipende dalla potenza degli strumenti di analisi né dalla quantità di informazioni disponibili, ma è una caratteristica intrinseca del sistema. Ancora più emblematico è il caso del merluzzo atlantico. Qui, i decisori pubblici sono caduti nella trappola della semplificazione eccessiva, adottando una logica causa effetto troppo lineare: le foche mangiano i merluzzi, quindi uccidiamo le foche per salvare i merluzzi.

Come visto, questa strategia si è rivelata fallimentare. Solo considerando tutte le interazioni tra le specie marine è stato possibile costruire un modello realistico della rete trofica, composta da centinaia di specie interconnesse. Un approccio più ampio e sistemico ha permesso di elaborare strategie intelligenti, basate su una visione d’insieme dei fenomeni. Queste considerazioni sono generalizzabili a molteplici ambiti: dalla politica all’economia, fino alle dinamiche sociali. Sono alcuni esempi di sistemi complessi le cui proprietà non sono riconducibili alle singole componenti, ma emergono dalle loro interazioni. Fenomeni come la burocrazia, la democrazia e il mercato finanziario nascono dalle interazioni tra istituzioni, enti e aziende, senza che nessun singolo attore possa definirne l’intero funzionamento.

Questi concetti offrono una prospettiva innovativa sulle dinamiche sociali, economiche e ambientali. Anche la politica è un sistema complesso, e comprendere questa natura è fondamentale per ogni cittadino. Un’analisi approfondita delle relazioni all’interno di una comunità consente di influenzarne positivamente l’organizzazione, contribuendo a un cambiamento più consapevole e strutturato. D’altro canto, è essenziale accettare che l’imprevedibilità è un elemento ineliminabile nei processi complessi. A prima vista, questo può sembrare un limite, dando l’idea che il margine di azione sia ridotto. A livello collettivo, questa percezione è diffusa e alimenta la convinzione che, indipendentemente da chi vince le elezioni, poco potrà cambiare. Un pensiero che tende a rafforzarsi man mano che si passa dalla scala locale a quella nazionale: più ampio è il contesto, più i fenomeni diventano complessi e difficilmente governabili.

Non bisogna dimenticare che già alla fine del XIX° Secolo l’economista Vilfredo Pareto aveva messo in correlazione la passività dei seguaci dei partiti politici con la scarsa conoscenza dei fenomeni complessi. La dimensione pubblica è caratterizzata da responsabilità diffuse e articolate, da una molteplicità di soggetti tra loro correlati e da un insieme, complesso, di regole e vincoli. Tutto questo contribuisce a renderla poco interpretabile ma ciò non significa che i margini di azione siano ridotti. Tutt’altro. L’attività politica può lasciare il segno. Perché questo accada bisogna essere consapevoli delle regole del gioco, di come si comportano i sistemi complessi. Dobbiamo fare un grande sforzo collettivo per rifiutare, categoricamente, l’eccessiva semplificazione e la facile propaganda dando priorità all’approfondimento e alla conoscenza.

Questo processo, culturale prima ancora che politico, deve essere promosso da amministratori pubblici dalla mentalità aperta e dinamica. Inoltre è evidente come questioni così delicate coinvolgano anche il mondo dell’informazione e quello dell’istruzione. Vi sono diversi report e direttive, comunitarie e nazionali, che accendono i riflettori sulla necessità di formare adeguatamente le giovani generazioni in modo tale da fornire loro le necessarie “competenze di cittadinanza”. Lo scopo è quello di formare cittadini consapevoli, che sappiano interpretare la realtà ed eventualmente fornire un contributo attivo alla dimensione collettiva. Il raggiungimento di questo obiettivo consentirà di rafforzare il sistema democratico e di guardare al futuro con ottimismo.