EY Venture Capital Barometer, nel 2025 l’Italia cresce ma resta un mercato in costruzione

EY Venture Capital Barometer, nel 2025 l’Italia cresce ma resta un mercato in costruzione

Nel 2025 il mercato italiano del venture capital torna a crescere in modo significativo. Il report EY Venture Capital Barometer stima una raccolta complessiva pari a 1.488 milioni di euro, in aumento del 32% rispetto alla rilevazione del Barometro 2024. È comunque il quinto anno consecutivo sopra la soglia del miliardo: un livello che fino a pochi anni fa rappresentava un’eccezione: ma che oggi inizia ad apparire strutturale.

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Il dato è solido, verificabile, e soprattutto coerente con le principali letture indipendenti pubblicate nel corso dell’anno. Anche le analisi diffuse da StartupItalia e dal Politecnico di Milano collocano infatti il mercato italiano del VC su valori prossimi al miliardo di euro, con scostamenti spiegabili dal diverso perimetro di osservazione e dalla classificazione delle operazioni. La convergenza tra le fonti rafforza una conclusione di fondo: la crescita del 2025 è reale, ma non coincide ancora con una piena maturità dell’ecosistema.

fonte: EY Venture Capital Barometer 2025
fonte: EY Venture Capital Barometer 2025

Crescita per concentrazione

Il primo elemento strutturale che emerge riguarda la qualità della crescita. Nel 2025 il numero di round chiusi secondo le rilevazioni EY scende a 238, contro i 292 dell’anno precedente, mentre il valore medio delle operazioni sale da 3,9 a 6,3 milioni di euro. Meno deal, più grandi. Una dinamica che segnala una selezione più netta, ma anche una riduzione della base attiva del mercato, e che risulta coerente con le altre misurazioni.

fonte: EY Venture Capital Barometer 2025
fonte: EY Venture Capital Barometer 2025

Cinque società da sole hanno raccolto circa 700 milioni di euro, secondo i dati EY, quasi la metà del capitale complessivo. In testa Bending Spoons con 233 milioni, seguita da Exein e AAVantgarde Bio. Operazioni che testimoniano la capacità di alcune realtà italiane di competere su scala internazionale, ma che allo stesso tempo evidenziano un problema strutturale: il mercato cresce perché pochi casi crescono molto, non perché il sistema nel suo complesso si espande.

Questo squilibrio non è un’anomalia. È il risultato di un ecosistema che funziona meglio nelle fasi avanzate, quando il rischio d’impresa è già stato in larga parte assorbito, e che continua invece a faticare nelle fasi di costruzione e accompagnamento alla scalata.

Settori forti, filiera incompleta

Dal punto di vista settoriale, il 2025 segna nei numeri di EY il sorpasso del Deep Tech, primo comparto per capitali raccolti con 413 milioni di euro, seguito da Health & Life Science e Software & Digital Services. È un segnale rilevante, perché indica una specializzazione crescente su tecnologie industriali avanzate, cybersecurity, biotech e soluzioni B2B ad alto contenuto tecnico e scientifico.

Ma anche qui la lettura può andare oltre il dato puntuale. La concentrazione degli investimenti nei settori più maturi convive con una pipeline fragile, soprattutto nel passaggio tra seed, Serie A e Serie B. Non a caso, mentre aumentano i round sopra i 50 milioni, secondo le rilevazioni EY continuano a ridursi le operazioni sotto il milione di euro. Il rischio è quello di un ecosistema capace di produrre eccellenze, ma meno efficace nel trasformarle in un flusso continuo di nuove scaleup.

fonte: EY Venture Capital Barometer 2025
fonte: EY Venture Capital Barometer 2025

«Nel complesso emerge un ecosistema che fatica ancora a trasformare la qualità dell’innovazione in una crescita diffusa lungo tutte le fasi di sviluppo – commenta Marco Daviddi, Managing Partner, EY-Parthenon in Italia – Le recenti evoluzioni normative offrono tuttavia un’opportunità per rafforzare il settore, ampliando la partecipazione di investitori istituzionali e internazionali e sostenendo percorsi di crescita più strutturati per le imprese innovative. In questa fase, sarà fondamentale concentrarsi su interventi che favoriscano apertura dei mercati, capacità di scala e competitività, contribuendo a rafforzare in modo strutturale il ruolo dell’Italia nel panorama europeo dell’innovazione».

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Marco Daviddi, Managing Partner, EY-Parthenon in Italia

Un mercato geograficamente sbilanciato

La distribuzione territoriale conferma anche secondo EY una frattura ormai strutturale. Nel Nord Italia si concentrano 1,17 miliardi di euro del totale della raccolta, con la Lombardia che da sola supera i 900 milioni e rappresenta oltre il 60% degli investimenti nazionali. Il Lazio segue a distanza, mentre il Mezzogiorno registra un arretramento stimato intorno al 37% rispetto al 2024.

Non è una questione di singole eccellenze, che esistono anche fuori dai grandi hub. È un problema di densità dell’ecosistema: dove capitale, competenze e mercato sono già concentrati, il sistema si autoalimenta. Altrove, il venture capital fatica ancora a diventare uno strumento ordinario di sviluppo.

Il limite più evidente emerge dal confronto con l’Europa. Nel 2025 gli investimenti in venture capital in Italia rappresentano lo 0,07% del PIL, contro lo 0,22% della Francia, lo 0,15% della Germania e lo 0,16% della Spagna. Anche sul piano pro-capite il divario resta netto: 25 euro investiti per abitante, contro i 95 francesi, i 78 tedeschi e i 265 del Regno Unito.

fonte: EY Venture Capital Barometer 2025
fonte: EY Venture Capital Barometer 2025

È vero che alcuni grandi ecosistemi europei hanno rallentato rispetto agli anni di iper-crescita. Ma il rallentamento avviene su ordini di grandezza molto più elevati. Francia e Germania restano stabilmente sopra i 6 miliardi di euro annui, il Regno Unito supera i 18 miliardi. L’Italia, pur crescendo, continua a giocare in un altro campionato. Qui il tema non è la qualità delle startup, ma la capacità sistemica di allocare capitale di rischio. Un mercato piccolo è inevitabilmente più volatile, dipendente da pochi round, meno in grado di assorbire shock e cicli negativi.

Una maturità ancora parziale

Il 2025 segna quindi un passo avanti, ma non ancora una svolta. L’ingresso di investitori internazionali nei round principali, la crescita dei ticket medi e il rafforzamento dei settori deep tech indicano una maturazione in corso, che inizia a riflettersi anche nella qualità delle operazioni. Allo stesso tempo, i dati convergenti di EY, StartupItalia e del Politecnico di Milano mostrano un ecosistema che resta sottodimensionato e concentrato, ma meno episodico rispetto al passato.La soglia del miliardo, ormai superata con una certa continuità, smette così di essere un traguardo simbolico e diventa una base di partenza.

Gianluca Galgano EY
Gianluca Galgano, Head of Venture and Startup, EY Italia

«La sfida ora è trasformare questa massa critica in un ciclo virtuoso di crescita, rafforzando l’integrazione tra industria, capitale e innovazione e aumentando la capacità del sistema di generare scaleup ed exit industriali in grado di trattenere valore nel Paese – è il parere di Gianluca Galgano, Head of Venture and Startup, EY Italia – Il dato più rilevante che emerge dal Barometer non è solo la crescita della raccolta, ma il cambiamento nella qualità del mercato. Il venture capital italiano sta evolvendo verso un ecosistema più selettivo e strutturato, con operazioni più concentrate e di dimensioni più rilevanti, una maggiore specializzazione settoriale e una presenza crescente di investitori internazionali nei round principali».

Se questi elementi inizieranno a consolidarsi, il venture capital italiano potrà smettere di crescere per eccezioni e iniziare a crescere per struttura. È su questo terreno che, nei prossimi anni, si misurerà la reale distanza dall’Europa.