
Palazzo Madama – Dopo anni passati a cercare di riscriverla, qualcuno ha finalmente deciso di denunciarla. Ignazio La Russa ha perso la pazienza. La storia è faziosa, ideologizzata, comunista e, soprattutto, non racconta le cose nel modo corretto: come piacciono a lui. Ha un atteggiamento pregiudiziale, ricorda episodi scomodi e si ostina a collocare certi statisti dalla parte sbagliata.
Come quella volta in cui ebbe il coraggio e l’ardire di fare arrivare Benito Mussolini a Piazzale Loreto invece che in Svizzera. Una vera provocatrice, odiatrice di divise naziste (come fai a non amare l’alta moda di Hugo Boss?). Del resto, con un passato così ingombrante e un busto del Ventennio a fare da soprammobile, dev’essere insopportabile avere a che fare con una disciplina che non dimentica.
La difesa della Storia rischia di presentarsi in aula solo con documenti e date: un errore tattico grave in un Paese dove le prove contano meno del tono. L’accusa potrebbe giocarsi tutto su un cavillo: sostenere che la storia sia stata scritta dai vincitori. Peccato che abbia conservato una quantità imbarazzante di prove a carico.
E poi c’è il problema dei testimoni: sono milioni, si chiamano documenti, fotografie, prove e ricordi, e hanno il brutto vizio di non cambiare versione, nemmeno sotto minaccia. Il Presidente La Russa, intanto, prepara le carte. La Storia non commenta: ha già visto passare troppi regimi per impressionarsi davanti a una querela.
Fabio Corigliano
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