Fuori dai Giochi? Perché il Washington Post di Bezos ha rinunciato (anzi no) alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina

Fuori dai Giochi? Perché il Washington Post di Bezos ha rinunciato (anzi no) alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» La frase morettiana di Ecce Bombo pare alla base della caotica direzione strategica editoriale del Washington Post, che in un primo tempo pareva aver deciso di rinunciare a coprire i Giochi Olimpici di Milano Cortina salvo poi ritrattare, data anche l’eco internazionale che una simile notizia aveva avuto. Si parla di una delegazione minima, formato ridotto, inviata nel nostro Paese per salvare la faccia, o meglio, la testata.

«Mentre valutiamo le nostre priorità per il 2026, abbiamo deciso di non inviare un contingente alle Olimpiadi invernali. Siamo consapevoli che questa decisione e il suo tempismo saranno deludenti per molti di voi». A scrivere queste parole è stata Kimi Yoshino, caporedattrice del Washington Post (una degli ultimi ‘acquisti’: è arrivata al giornale nel luglio dello scorso anno) per comunicare una notizia che ha sorpreso tutti nella redazione che conobbe ben altri splendori ai tempi in cui a quelle scrivanie sedevano giornalisti del calibro di Bob Woodward e Carl Bernstein.

Il Washington Post ha rischiato le Olimpiadi

La notizia ha sorpreso anche le altre redazioni, col New York Times in prima fila a enfatizzare come Mr. Amazon, ovvero Jeff Bezos, avrà anche salvato il giornale nel 2017 (l’ultimo bilancio aveva perdite per 53,7 milioni di dollari e nei sei anni precedenti il fatturato del gruppo era precipitato del 44%) ma la situazione non si è fatta più rosea se si era arrivati a prendere la decisione di rinunciare a coprire un evento tanto importante che peraltro sta già facendo discutere (uscendo quindi dall’alveo della cronaca sportiva) per la presunta presenza dell’ICE, la famigerata polizia anti-migranti, in Italia a tutela di atleti e personalità provenienti dagli Stati Uniti.

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Jeff Bezos

Secondo indiscrezioni di testate concorrenti sarebbero ormai imminenti, inevitabili, anche i licenziamenti: si parla di oltre cento posti di lavoro, cifra che se fosse confermata rappresenterebbe oltre il 10% dell’organico, con tagli che – viene riportato – potrebbero colpire soprattutto le redazioni dello sport, metropoli ed esteri. Domenica mattina, riporta il Guardian, circa una sessantina di inviati dall’estero, preoccupati che la sezione possa essere decimata dai tagli, hanno inviato una lettera all’editore dal patrimonio stimato in 249,8 miliardi di dollari esortandolo a cambiare rotta e sottolineando l’importanza del giornalismo internazionale per l’istituzione e per l’interesse pubblico.

Un timore che ora sembra fondato: la mail arrivata a poche ore dall’avvio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina lascia infatti presagire che la situazione sia precipitata di colpo, a seguito di riunioni concitate dall’esito – editorialmente – drammatico. Anche perché la missiva è arrivata quando ormai gli alloggi degli inviati, sempre secondo le notizie riportate con un pizzico di malizia dal NY Times, erano già stati prenotati e pagati: si parla di almeno 80mila dollari. E proprio il clamore suscitato dalle altre testate rivali sembra aver spinto la direzione del Washington Post a inviare un manipolo ristretto che tenga almeno la bandiera.

Lo spettro che aleggia è quello dei licenziamenti dell’ultimo biennio: nell’autunno del 2024, il Post aveva licenziato 54 dipendenti della divisione responsabile del suo software proprietario per l’editoria, mentre esattamente un anno fa, nel gennaio 2025, aveva lasciato a casa circa il 4% del personale, ovvero, aveva scritto Reuters, meno di 100 persone.