Gli incubatori italiani a raggi X, ecco il vivaio delle startup italiane: quante sono, cosa fanno e soprattutto quanto fatturano

Gli incubatori italiani a raggi X, ecco il vivaio delle startup italiane: quante sono, cosa fanno e soprattutto quanto fatturano

Nel nostro Paese si contano 203 acceleratori e incubatori, che occupano un totale di circa 2.300 dipendenti. Sono i dati che emergono dal report realizzato dal team di ricerca Social Innovation Monitor e dai ricercatori del Politecnico di Torino in collaborazione del main partner InnovUp e con il supporto di PNIcube, Italian Competence Center for Social Innovation, Fondazione Giacomo Brodolini e Social Innovation Teams.

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Dove si trovano incubatori e acceleratori in Italia?

La maggior parte degli incubatori e acceleratori in Italia opera nel Nord-Ovest, in prevalenza in Lombardia, dove se ne contano 45. Nel resto del Paese si distinguono Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Toscana, rispettivamente con 21, 22, 17 e 16 incubatori.
Il settore registra una contrazione nel numero di incubatori superiore al 10% rispetto all’anno precedente: un saldo negativo che riflette un numero di chiusure superiore alle nuove aperture.

Parlando di metrature, nel corso del 2024 gli spazi messi a disposizione per le attività di incubazione da parte di ciascun incubatore sono stati, in media, 2700 metri quadri, e circa il 60% degli incubatori dispone di almeno 400 mq, la soglia minima prevista per la certificazione. 

Per quanto riguarda i principali servizi offerti dagli incubatori, il primo risulta essere l’“accompagnamento manageriale”, seguito dal “supporto allo sviluppo di relazioni” e dal “supporto alla ricerca di finanziamenti”. Altri servizi rilevanti sono l’accesso a spazi fisici e la formazione imprenditoriale e manageriale. Secondo Stefano Richeri, vice direttore della ricerca: «Oltre il 93% delle strutture delega attività importanti a fornitori esterni, spaziando dai servizi professionali alla gestione operativa di pulizie e catering. Un segnale significativo è che oltre il 63% di questi soggetti seleziona i propri partner in base all’impatto sociale e ambientale». 

Quante startup seguono percorsi di incubazione o accelerazione?

Negli incubatori e acceleratori italiani sono state stimate più di 5.000 startup incubate o accelerate, in linea rispetto all’anno precedente. E da un punto di vista economico queste startup ha superato nuovamente i 600 milioni di euro. 

Un’analisi condotta su un campione di oltre 450 startup incubate, evidenzia un cambiamento nella struttura organizzativa. Il numero medio di dipendenti per singola realtà è passato dai 7 dell’anno precedente ai 4 del 2024, suggerendo una tendenza verso modelli di avvio di una startup più snelli e automatizzati. Nonostante la riduzione del dato medio, la stima totale del personale impiegato dalle startup incubate supera i 20.300 addetti. 

Il valore aggiunto apportato da incubatori e acceleratori nel nostro ecosistema non si limita al supporto alla nascita di nuove organizzazioni. Dal report emerge che l’85% degli incubatori e acceleratori ha dichiarato di svolgere anche attività non direttamente riconducibili alle attività di incubazione e accelerazione. Tra le attività più frequenti figura la partecipazione a progetti e bandi, la gestione e promozione di eventi, la consulenza a titolo oneroso per enti pubblici, PMI e grandi imprese, e attività di scouting e open innovation per aziende corporate e/o altri soggetti. 

Che impatto generano?

Dalle analisi risulta che quasi il 50% degli incubatori supporta organizzazioni a significativo impatto sociale o ambientale. Inoltre, poco meno della metà degli incubatori monitora il proprio impatto attraverso metodologie rigorose come il BIA (Benefit Impact Assessment), il Global Sustainability Model by Oxford Economics, o framework basati sugli obiettivi SDG e sulla Teoria del Cambiamento. 

I settori maggiormente rappresentati, per le organizzazioni incubate a significativo impatto sociale o ambientale, sono quelli relativi alla salute e al benessere (incluso lo sport) e alla protezione dell’ambiente e degli animali (inclusi agricoltura e allevamento). 

Infine, un focus è stato dedicato all’inclusività dell’ecosistema e alla parità di genere. L’ecosistema degli incubatori in Italia sembra aver raggiunto la parità di genere, un traguardo importante soprattutto se confrontato con gli anni precedenti, quando solo poco più di un terzo del personale era femminile.